Farneticazioni calcistiche

Alla faccia del caciocavallo, avrebbe detto il grande Totò. 14 partite comprate e vendute 11 squadre coinvolte, 19 arresti e 30 perquisizioni. Ce n’è abbastanza per invalidare lo scorso campionato di calcio. Altro che cosa di quattro sfigati! Non manca proprio niente: inchieste, indagini in corso, avvisi di garanzia, rivelazioni di combine. Una galleria di porcherie che solo chi non vuole vedere persevera nel sostenere che il calcio italiano è ancora uno sport. Tra questi, il presidente del Palermo, che all’indignazione del signor Mario Monti, premier con contratto a termine, a muso duro ha tuonato: «Monti si vergogni!». E che aveva detto di tanto grave il nostro capo tecnico in comodato d’uso? «Bisogna riflettere e valutare se non gioverebbe per due o tre anni una totale sospensione di questo gioco… In questi anni abbiamo assistito a fenomeni indegni… Trovo inammissibile che vengano usati soldi pubblici per ripianare i debiti delle società di calcio». Ben detto, professore, ben detto! Per una volta, siamo d’accordo!

Badate bene, Zamparini Maurizio da Palermo non ha risposto: «Caro collega presidente, tu hai ragione, in questi ultimi anni abbiamo assistito a fenomeni veramente indegni per uno sport: doping, imbrogli, infiltrazione malavitosa, ingaggi e stipendi indecenti, calciatori che sputano in faccia all’avversario, simulano falli e si allenano come farli, calciatori degradati per indegnità da alcuni tifosi-ultrasdelinquenti, arbitri che si vendono in saldi o a comode rate, un attempato allenatore che prende a pugni un suo giovane giocatore, la Lega che litiga sulla data di recupero di una giornata di campionato sospesa per la morte in campo di un giovane atleta, feriti a iosa e finanche poliziotti e tifosi ammazzati. Hai ragione, c’è tutto questo e anche di più. Però non esageriamo. Mettiamoci insieme intorno a un tavolo e cerchiamo di riportare il calcio alla sua vera dimensione».

No! il vulcanico presidente, tra l’altro fondatore del “Movimento per la gente”, con fare ineffabile, si scaglia contro Monti con una veemenza che definire fuori luogo è un eufemismo.

Più pacata, invece, la reazione di un altro collega del premier. Così esibisce il suo eloquio Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio: «Capisco e condivido l’amarezza del presidente Monti… Il calcio è nella società civile, e non è peggio della società. Non è meglio, ma non e’ neanche peggio». Più pacata, ma… come dire, abbiamo il calcio che ci meritiamo, signor presidente Abete? Non so lei, ma io e tanti altri che frequento, al massimo, ci siamo beccati una multa per divieto di sosta.

A me viene in mente l’amara considerazione di una mia amica giornalista in occasione della vicenda della Costa Concordia: «Purtroppo, caro Mimmo, in un Paese pieno di bulli e incapaci collocati in posti di comando, cosa ci possiamo aspettare?». A questo punto, però, non so se si tratta di bulli, incapaci o interessati solo che il sistema calcio vada avanti, comunque e quantunque.

Ma quel che più sorprende sono i comuni tifosi che non ci lucrano ma pagano il biglietto allo stadio o l’abbonamento a Premium o Sky per assistere a un campionato artificiale, dove non vince il più bravo (Che vinca il migliore! Ah, romantica e cavalleresca esortazione!), ma la squadra che ha più soldi e che imbroglia meglio. Costoro, cioè quelli malati di tifite acuta, si rifiutano di accettare la realtà e seguitano ad esultare per un gol o inveire per un rigore mancato, un fuorigioco inesistente o non fischiato da un arbitro che non si sa se veramente venduto o ingiustamente accusato; se quelle corna sono una gratuita attribuzione o una coreografica realtà. Costoro, amatori senza se e senza ma, irriducibili seguaci di una religione che assomiglia sempre di più a una setta di invasati, manifestano un senso di appartenenza e identificazione totale con la propria squadra fino a riversarne in essa le soppresse pulsioni dell’autoaffermazione. E non c’è nulla che possa scalfire attaccamento e convinzioni. Il proprio idolo può commettere le peggiori scorrettezze, ma egli è lì, inossidabile, fedele nei secoli. Perché si cambia moglie e partito politico, ma la squadra del cuore è “per sempre”. Se però è la politica a mostrare il peggio di sé, eccolo pronto a criticare fino a rifiutarsi di votare o riversare il consenso sul primo masaniello che ringhia e arringa contro il governo e la classe politica tutta. Lusi ruba? tagliategli le mani. Maradona fa gol col pugno? è la mano di Dio.

A questo punto, sento già qualcuno che afferma: «Se il calcio non ti piace, non puoi capire». Fermi tutti e fuori le credenziali! Il calcio mi piace. Lo sport mi piace. Seguo il calcio, il tennis, il ciclismo, la pallavolo, l’automobilismo, il nuoto e, quando è possibile, anche il judo. Per alcuni anni ho giocato a calcio da dilettante in regolari tornei federali e aziendali, per smettere subito dopo una classica scapoli-ammogliati, allorquando mi sono reso conto che fiato e gambe erano invecchiati più del mio spirito. In passato ho anche scritto di calcio su alcuni quotidiani e periodici e, da inviato, ho curato resoconti di incontri tra squadre semiprofessioniste. Sono tifoso del Napoli, che ho seguito allo stadio San Paolo per oltre quindici anni e grido “Forza Italia”, ma solo alla Nazionale.

Questo, il mio pedigree. E il vostro, cari sportivi da salotto che davanti alla TV scalciate in poltrona un fantomatico pallone? Provate a farvi una domanda: quanta passione c’è in voi e quanta ossessione se non vedete che il vostro calcio, oggi, non è nemmeno paragonabile al wrestling? Quello, almeno è forma di intrattenimento dichiarato. Questo calcio, invece è solo una congrega occupata da un nutrito gruppo di cialtroni e furfanti che ormai hanno avuto la meglio sugli sportivi autentici.

Beh, dopo tanti amici che hanno dichiarato il loro apprezzamento per questo blog, qualche nemico me lo dovevo pur fare.

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6 thoughts on “Farneticazioni calcistiche

  1. Vorrei proprio vedere se si interrompe il gioco del calcio i mancati introiti derivanti dall’indotto , per esempio, delle scommesse chi ce li rimette il sig. Monti?

  2. Penso che per molta gente, anzi la maggioranza, valga il “chi tocca il calcio muore”. Io no!
    All’Elba, intesa come isola , ca. 25 anni fa ho tirato su una squadretta di ragazzi, non dico dalla strada ma quasi, che, con la consulenza di un amico che da giovane aveva militato nel CUS Milano, hanno imparato il gioco del rugby. Attraverso questo gioco hanno solidarizzato, imparato la disciplina e il sacrificio di un allenamento durissimo.
    Quando questa squadra ha cominciato a militare in un girone provinciale che andava da Pisa a Grosseto sono anche cominciati i guai economici. I ragazzi si compravano calzoncini, calze e scarpe e si pagavano i panini durante le trasferte mentre alla direzione, quanto mai sparuta, toccavano le spese di trasferta (pullman+nave) maglie e tute.
    Perchè vi racconto questo? Perchè noi e i ragazzi non potevamo fare a meno di confrontarci con le diverse squadrette di calcio dell’isola che, militando in “promozione” o gironi minori, venivano finanziate da numerosi sponsor e abbondantemente tanto che i calciatorini guadagnavano allora ca. 700.000 lire al mese!
    Il RugbyElba non giro di pochi anni arrivò in C2 ed il torneo comprendeva trasferte a Milano, Genova, Alessandria, Varese ed in questi casi le spese salirono alle stelle comprendendo alberghi e pranzi.
    Morale: dopo un campionato dove ci siamo piazzati a centro classifica, abbiamo rinunciato a rimanere in C2 per mancanza di fondi.
    Abbiamo saputo che era un sollievo anche per le altre squadre, particolarmente del nord, perchè ovviamente anche per loro, sebbene una volta sola a campionato, venire all’Elba costava troppo.
    Tutto questo per farvi un confronto tra il ricchissimo calcio ed altri nobilissimi sport ma che tirano a fatica la loro esistenza.

  3. Condivido pienamente i commenti sullo schifo del calcio. Al posto di interrompere le partite per due anni, ho una proposta per punire chi ha sbagliato vendendosi le partite e altro: che sia decurtato metà del pingue compenso dei calciatori strapagati, dei loro manager, degli sponsor ecc. per questi anni, ma non versato nelle casse dello Stato ma che serva per nobili fini (quelli che loro si sono ormai dimenticati nello sport), tipo ricostruzioni per le popolazioni terremotate, corsi di formazione per giovani ed inserimento nel mondo del lavoro e chi più ne ha più ne metta. Sbaglio?

  4. Forse, forse, la provocazione di Prandelli di non partecipare agli Europei di calcio sarebbe da accogliere. In quel mondo c’è troppa confusione. Leggete cosa dice Aligi Pontani su Repubblica.it:
    http://www.repubblica.it/rubriche/temposcaduto/2012/06/01/news/senza_controllo-36356753/?ref=HRER1-1
    Forse, mai come in questo caso, servirebbe la cosiddetta pausa di riflessione. Se non riusciamo a riformare la politica, potremmo provare a riformare il calcio. O è più facile riformare la prima?

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