Razza? Umana!

Straniero, se tu passando mi incontri e desideri parlare
con me, perché non dovresti parlarmi?
E perché io non dovrei parlare con te?

Walt Whitman

Mario Balotelli non mi è simpatico. Non perché ha la pelle di un colore diverso dalla mia, ma non mi piace il suo modo di comportarsi, che poi è l’unico parametro che prendo in considerazione per giudicare nel mio intimo una persona. Il ragazzo (22 anni) ha commesso molti errori. Nelle squadre dove ha giocato le sue intemperanze non si contano. E anche fuori dal campo di gioco non si è risparmiato. Eppure, il suo talento calcistico è innegabile. Però è difficile valorizzarlo senza regole. Sarà stato il successo e il denaro, belle donne e potenti automobili, sta di fatto che Balotelli ha avuto spesso una condotta discussa e discutibile.
Tutto questo, però, non giustifica gli insulti razzisti che gli sono stati rivolti, ora anche antisemiti per la madre ebrea.
Già, il razzismo. Una convinzione preconcetta e sbagliata secondo la quale, per alcuni, è possibile determinare una gerarchia di valori derivanti dalla “razza”. Come se fosse possibile stabilire che una persona nata a sud o a nord di un paese, in un luogo anziché un altro, possa essere superiore o inferiore a un suo simile. Solo uno sbandato privo di qualità culturali può pensare una cosa del genere.
Eppure ce ne sono, e non pochi.
Non sarebbe il caso di scomodare la scienza per ribadire che in natura esiste un’omogeneità genetica incontestabile, in quanto tutti gli esseri umani discendono da un numero ristretto di antenati, che si sono evoluti e mescolati di continuo nel corso dei millenni. E le differenze fenotipiche si spiegano con lo studio della genetica delle popolazioni.
Il razzismo, invece, professa il primato di una “razza” rispetto a un’altra (forse meglio dire “a dispetto”), nella convinzione che la “razza” superiore è quella alla quale appartiene chi sostiene il razzismo stesso, giustificando così la discriminazione verso gli “altri”.
Le radici di questo fenomeno sono antiche. Nobili e schiavi vengono da lontano. I cristiani hanno subito persecuzioni e massacri. Negli Stati Uniti il razzismo ha raggiunto punte di inciviltà sfociate in azioni e organizzazioni criminali. La pretesa supremazia della razza ariana proclamata da Hitler ha causato lo sterminio di milioni di ebrei. Per non parlare delle numerose stragi etniche perpetrate in diverse aree del mondo, anche in tempi più recenti.
Orbene, per quanto io possa sforzarmi di entrare nella testa del razzista e cercare di comprendere cosa lo animi, non ci riesco. Qualsiasi motivazione che sorregge chi discrimina un suo simile fa una fatica tremenda a entrare dentro di me. Non sono credente, ma a me viene naturale rispettare il prossimo come me stesso.
Ero un bambino quando assistetti per la prima volta a una rappresentazione teatrale di Raffaele Viviani dal titolo “Festa di Piedigrotta”. Il grande commediografo descriveva quella festa di popolo con grande capacità narrativa e, tra le tante scene, ricordo l’episodio di Mimì di Montemuro, un cafone della Lucania venuto a Napoli per godersi la Piedigrotta. Alcuni giovani lo prendono di mira proprio perché “straniero”, deridendolo e insultandolo. Mimì, sulle prime fa buon viso, ma poi si risente e così apostrofa i suoi molestatori:

E perché mi fate questo? pecché nun so’ napulitane?
E che ffà! Vengo ‘a lontane pe’ guderme ‘sta città.
Pe’ guderme a Piedigrotta, ca’ ne parla ‘o munno sane.
E vuje? Vuje, invece ‘e darme ‘a mano, mi insultate…
E non si fa!
No, vuje nun site napulitane,
pecché ‘a gente ‘e ccà ‘o vo’ bene ‘o furastiere
e quanne ‘o vede ll’accoglie cu’ piacere.
Gli se legge ‘nfaccia l’ospitalità.
No, vuje nun site figlie ‘a chesta Napule,
ci site nate, ma nun site ‘e ccà.
Rappresentate ‘a feccia mundiale,
ca’ è senza nomme e nazionalità!

“Rappresentate la feccia mondiale che è senza nome e nazionalità!”.
Si può descrivere meglio un razzista? Uno che si sente superiore ad altri non per meriti acquisiti, ma per il semplice fatto di essere nato in una certa latitudine o longitudine? di avere un certificato di residenza rilasciato dal comune di Adro invece che di Canicattì? di avere la pelle bianca anziché scura? di parlare un dialetto piuttosto che un altro? E per una di queste ragioni, sentirsi in diritto di dileggiarlo, molestarlo, maltrattarlo, dargli del “tu”. Fino a negargli i più elementari diritti umani. Addirittura arrivare all’eliminazione fisica.
‘A feccia mundiale, ca’ è senza nomme e nazionalità!
E che altro se no!

mimmo

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4 thoughts on “Razza? Umana!

  1. Mi hai fatto riportare a galla, caro Mimmo, un mio vecchio problema.
    72 anni fa, avevo 9 anni, venne ad abitare, nel palazzo davanti a quello dove abitavo alla periferia di Milano, un professore d’orchestra che era venuto via dal Cairo perchè eravamo all’inizio del ’40 e già laggiù per gli italiani non tirava aria buona.
    Questo professore, che nel frattempo aveva trovato lavoro alla Scala, aveva un figlio Renato della mia età che si inserì nei nostri giochi. Un giorno si arrivò ad una lite tra ragazzi, quindi con i motivi futili che può aveve una lite tra ragazzi, io lo insultai dandogli dell’ebreo. Non so se lo fosse ma il fatto che veniva dall’Egitto a me, imbottito di catechismo, me lo rendeva tale. Senza contare che “balilla” quale ero, oltre che di catechismo ero ancor più imbottito di cultura fascista.
    Tornando al mio amico insultato, scappò piangendo.

    Io successivamente andai a studiare in collegio a Sanremo per sfuggire ai bombardamenti aerei. A Sanremo c’erano stati i bombardamenti navali dei francesi finchè i tedeschi non li sconfissero e quindi feci la 1a media tranquillamente.
    Tornato a Milano per poi scappare subito nel Varesotto sempre per la stessa ragione, non trovai quel mio amico insultato,
    Passarono ancora un paio di anni prima di ritornare stabilmente a Milano a fine guerra e cercai Renato ma la famiglia si era trasferita e non avevo altri indirizzi.

    Poi cominciò la rivelazione: I primi documentari sui campi di concentramento ed io, col passare anche degli anni, prendevo sempre più conoscenza di quell’insulto gratuito e del male che poteva avere fatto.
    Di Renato non conoscevo il cognome quindi mi era sempre più difficile rintracciarlo. Provai, avevo già 18 anni e quindi ne erano passati 9 e una guerra di mezzo, ad andare alla Scala e chiedere, senza dati precisi e non sapendo neppure quale strumento suonasse,, se qualcuno si ricordava di questo professore venuto nel ’40 dall’Egitto.
    E’ stata una ricerca inutile ed io sono rimasto con questo imbarazzo che ritrovo a distanza di tanti anni ogni qualvolta si parla di razza e relativi pregiudizi. Anche ora e particolarmente.

  2. E’ sicuramente un’utopia pensare che in questo mondo possa non esserci più razzismo. E’ triste vedere nei campi di calcio striscioni con frasi ignobili e sentire urla ancora peggiori, ma la maggior parte del mondo del calcio e i suoi tifosi si sono dimostrati ultimamente per quello che sono, a mio parere: degli ignoranti boriosi e frustrati! Anche nell’ambito del mio lavoro io ho sempre rispettato, e continuo a farlo, molto di più le persone con una categoria lavorativa più bassa, le donne delle pulizie, gli operai piuttosto che i dirigenti o quelli che si presentano con titoli onorifici. Perchè penso che il razzismo si manifesti anche in questa forma, non rispettando le persone che svolgono lavori umili ma indispensabili per farci stare bene, oltre che tenendo conto del colore diverso della pelle o della diversa religione. Penso che ognuno di noi nel nostro piccolo possa contribuire ad un mondo migliore e voglio fortemente pensare che non rimanga solo l’utopia di cui parlavo prima.

  3. E a proposito del razzismo:
    …………..capì chiaramente che tutto il terribile male cui aveva assistito e la terribile sicurezza di chi lo commetteva, dipendeva solo dal fatto che gli uomini volevano fare una cosa impossibile: correggere il male essendo impastati di male.
    Uomini corrotti pretendevano di correggere altri uomoni corrotti e credevano che bastasse mettere in moto un certo meccanismo per riuscirci. E l’unico risultato era che uomini poveri ed avidi che erano diventati giustizieri e moralizzatori di professione finivano nella peggiore abiezione essi stessi e non cessavano di far fecondare l’abiezione fra coloro contro cui si accanivano.
    16 dicembre 1899
    Da ” Resurrezione” di Lev Nimolaievic Tolstoi

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