La fine di un libro

(È sempre bello parlare di libri. Come lo fa il mio amico Orsobianco, poi… )

Potrebbe essere ormai ripetuto cento mille volte ma sempre è lo stesso sentimento che mi coinvolge. Cento mille volte con lo stesso pensiero, lo stesso sguardo, le stesse carezze. Sopratutto con la stessa rassegnata nostalgia. E’ il caso di parlare di emozione? Forse.
E’ il distacco dal libro appena terminato. Una fine annunciata dal passare delle pagine. Un passare lento come lenta è la mia lettura. Un’ora la sera prima di addormentarmi e un’ora o due la mattina dalle cinque o dalle sei fino alle sette e mezza – otto. Poi il richiamo maniacale del giornale radio, sospende, insieme al confortevole abbraccio delle lenzuola, l’immersione nel racconto per emergere nella consueta realtà. E’ un commiato quasi doloroso nella consapevolezza che il prossimo libro potrebbe non prendermi così. Allora, tornare allo stesso autore? No, c’è la paura della delusione, dell’abitudine, delle cose già viste e già fatte. Come un amore che diventa routine.
Segue la cerimonia della collocazione nella libreria. Guardo il dorso e la copertina con rimpianto. Trovare il suo posto è facile. C’è un ordine preciso negli scaffali. La suddivisione principale è tra saggi e narrativa . Poi la nazionalità: italiani, europei, nordamericani, sudamericani e asiatici. Tutti in un rigoroso ordine alfabetico degli autori.
Anche questo svolgimento burocratico che dovrebbe coinvolgermi quanto un becchino di fronte alla fila dei loculi, per me ha il suo lato sentimentale. Potrebbe rassomigliare, tanto per rimanere nel paragone, alla passeggiata tra le lapidi di un cimitero di provincia. Come infatti avviene quando, compiuto il mesto rito, i parenti, magari non i più prossimi, e gli amici di chi rimarrà ormai da quelle parti, si disperdono nei vialetti per riconoscere, ritrovare e commentare i volti noti e meno noti di chi guarda dagli ovali bronzo-anellati. Sono visite in genere, nonostante tutto, divertenti. Sia perché gli occasionali visitatori sono adesso sbloccati da tutta la mestizia della cerimonia alla quale, volenti o nolenti, hanno assistito, sia perché, e questo è senz’altro il motivo dominante, si può ricordare tempi andati dei quali in genere si trattiene solo il meglio. Si da sfogo alla nostalgia riportando aneddoti che hanno coinvolto i personaggi lì residenti. E sono aneddoti che riportano sempre ad anni indietro e, con il tempo passato i racconti tramandati, anziché sbiadire, i loro colori sono ravvivati. Non raro è il commento: “sembrava ieri”.
Ed è così che, riponendo il libro di oggi, scorro i vecchi titoli. Il più della volte ad un titolo o a un autore, è legato un ricordo, un luogo, un persona o, più semplicemente, una trama. Trama che sicuramente era bellissima, coinvolgente, da riprendere. Poi ci sono i vuoti. Libri persi, prestati, lasciati per strada. Volumi dei quali ricordiamo appena la copertina… con rimpianto.
Ma intanto un nuovo ospite va ad occupare il posto di fianco al letto. Posto lasciato ora libero dal precedente.
C’è diffidenza nell’affrontare questo libro non scelto ma avuto in dono. Chissà! E’ un grosso volume, stampato in corpo 10, di un’anziana scrittrice famosa ma da me mai avvicinata. La diffidenza è forte. Saprò tra qualche giorno se questo nuovo rapporto sarà interrotto con un po’ di delusione e il segnalibro lasciato a un quarto del viaggio. Oppure lo lascerò più tardi amorevolmente e poi si porterà dietro il suo bagaglio di ricordi, nostalgie e carezze in copertina.

Orsobianco

Annunci

7 thoughts on “La fine di un libro

  1. Condivido le tue sensazioni, sono anche le mie. Però, quello stesso libro letto, se poi riletto dopo alcuni anni irradia una luce diversa, e questo in ragione del nostro vissuto, dimostrandoci che il tempo ci ha cambiato. E meno male!

  2. A questo punto non resta che suggerirci qualche titolo! Io ho un disturbo ossessivo compulsivo nei confronti dei libri, e accetto sempre frasi del tipo: “questo non puoi non leggerlo!” …attendo! 🙂

    • PS2: Stanotte rotolavor tra le mie lenzuola con “Le nozze di Cadmo e Armonia” di Galasso e “Il codice dell’anima” di Hillman… e ormai mia madre è abituata a vedere sul letto matite bicolori e biro!

  3. A Mimmo, penso che a rileggere un libro dopo anni possa effettivamente provocare sensazioni diverse di quelle della prima volta. Bisogna che ci provi. Finora la mia rincorsa a leggere libri diversi non me ne ha lasciato il tempo.

    A Stecca, sono d’accordo sul “disturbo ossessivo” ma di chi consiglia libri con la fatidica frase. Pertanto non consiglio libri se non con la frase “A me è piaciuto”.
    “Le nozze di Cadmo e Armonia” l’ho letto anni fa in barca all’isola d’Elba e mi è piaciuto molto forse anche per via del dondolio e della compagnia.

      • Scusa il ritardo ma …..avrei una gran voglia di scrivere “a me mi è piaciuto”. Comunque p.e. Pennacchi di Canale Mussolini.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...