Quelli che aspettano

Non credo capiti solo a me, ma la vicenda dei cosiddetti esodati mi provoca sconcerto. Un senso di smarrimento che tende a una sorta di nausea.
Mentre un certo numero di persone, ex lavoratori e lavoratrici, sono rimasti senza lavoro e senza pensione, colei che è pagata lautamente per risolvere problemi di questo tipo, per altro provocati da lei stessa medesima, non trova altro da fare che litigare con il lui presidente dell’INPS sul numero, preciso all’unità, di quanti sono quelli precipitati nel limbo della società italica, intanto affetta da spreadite acuta e afflitta da tesorieri maneggioni.
La professoressa Fornero Maria Elsa, ministro pro tempore (e meno male!) e il dottor Mastropasqua Antonio, uomo di multiforme ingegno, tanto da far fronte a 25 incarichi, tra i quali quello di presidente dell’Ente previdenziale nazionale, si accapigliano un giorno sì e l’altro pure come due bambini all’asilo. La questione ha del surreale e, come diceva un noto conduttore televisivo, la domanda sorge spontanea: ma invece di rilasciare interviste e partecipare a convegni sul tema, perché non cominciano a contare?

Ma quello che mi sembra ancora più assurdo e che i tre della piazza, indicati con la sola iniziale del cognome (in nomen, homen), evidentemente a causa del loro modesto impegno in proposito, anziché gridare un categorico BASTA!!! in sincrono a un poderoso pugno sul tavolo (quanno ce vo’, ce vo’), si abbandonano a mattutine e crepuscolari masturbazioni dialettiche. “A” fa l’eco a Berlusconi sulla riforma presidenziale, “B” polemizza con il boy-scout di Firenze sulle primarie del PD, “C” non perde occasione di mostrare il nastrino tricolore di primo della classe.
E gli esodati? Sono quelli che aspettano.
«Va be’, ma secondo te che dovrebbero fa’? Lo hanno sempre detto che bisogna risolvere il problema, no?» mi ha detto un Cetto Laqualunque qualsiasi. Lo hanno sempre detto? Ma questi non devono dire, devono fare! Questi individui, bolsi e incolori, devono andare in Parlamento, chiedere la parola ai burocratici presidenti dei due Rami che ormai volgono a notte fonda e dettare a verbale la seguente dichiarazione congiunta:
“Da questo momento, qui non si muove più niente se prima non si risolve il problema di questi disgraziati, loro malgrado, definiti esodati. Dei numeri che danno la Fornero e il Mastropasqua non ce ne importa niente. Da quest’aula non esce nessuno se prima non sistemiamo questa faccenda”.

E la stampa? I giornali, la televisione, i media in genere, cosa fanno? Vanno dietro a lei, a lui, ad A, a B, a C. Poi fanno da grancassa al tentativo di campagna elettorale di Berlusconi, amplificano agli isterismi di Grillo, diffondono le schizofrenie di Di Pietro. Il tutto, in nome del diritto/dovere d’informare l’opinione pubblica. Sarà così?
Naturalmente quando parlo di giornalisti, non intendo Belpietro, Sallusti e Feltri, buoni solo a crocifiggere chi si macchia di lesa maestà arcoriana, ma di De Bortoli, Mauro e Calabresi, sì, colpevoli a mio parere di non trattare l’argomento con quotidiana incisività. Da questi, ma anche da Santoro, Floris e Formigli mi sarei aspettato che martellassero capotecnico e governo affinché la lei e il lui si dessero da fare alla bisogna. Suvvia! accanto al diritto/dovere dì informazione mettiamoci pure il diritto di alcuni di ricevere il dovuto e il dovere di chi di dovere di erogarlo. In fondo, non sarebbe la prima volta che la stampa si impegna in campagne di stampa a favore della cittadinanza (ripetizioni rafforzative necessarie).

E il Capo dello Stato? Mi sarebbe piaciuto che anche lui fosse della partita e che non perdesse nessuna occasione per rammentare a ministri e grand commis che alcuni cittadini della Repubblica da lui presieduta hanno diritto a dignità e giusta mercede. E che un Paese civile, per esser tale, non può star lì a dar numeri su questa o quella ruota a danno di incolpevoli lavoratori in attesa di una conta inutile. Non è il numero che… conta, ma la soluzione della questione.
Per favore, signor Presidente, almeno lei, gli faccia sentire il fiato sul collo, non li molli un attimo. Pensi, se ad ogni sua uscita pubblica dicesse: «Premesso che gli esodati ancora aspettano… »

Quanti sono? Ma chi se ne importa! 1 o 1.000.000 poco… conta. Qui è in gioco il diritto e il decoro. Perciò la Fornero depositi subito una legge, un decreto, un emendamento, insomma una proposizione scritta da approvare col tacito assenso di senatori e deputati così formulata:
“Tutti coloro che si trovano nella condizione di esodati si presentino presso gli uffici del Ministero del Lavoro al fine di sistemare la loro posizione amministrativa/previdenziale. Il ministro si scusa per i gravi inconvenienti fino ad ora patiti dagli interessati e promette di dimettersi un attimo dopo aver rimosso il lui presidente dell’INPS. Mi dispiace per il ritardo, ottime cose e arrivederci”.

Tutto il resto è una boiata (copyright Squinzi).

d.m.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...