Onore al vinto!

(farneticazione mossa da umana attenzione)

Non credo di essere tacciato di trasporto filobossiano se affermo che da qualche giorno provo una certa simpatia per Umberto Bossi. Forse perché ora è finalmente quello che è: un vecchio malato bisognoso di assistenza e non più un feticcio da mostrare ad ogni occasione per tenersi stretti i voti di fanatici elettori dalla faccia dipinta di verde. Sì, è vero, lo hanno nominato presidente onorario del Partito, ma tutti sappiamo che è solo un modo per tenerlo buono in attesa di metterlo definitivamente da parte. È la legge del chiodo scaccia chiodo dei partiti monocratici.
Da quando è stato colpito dalla grave malattia non è più il condottiero padano che avevamo imparato a conoscere. Tutti lo ricordiamo arringare la sua gente da vero tribuno e in tanti gli hanno riconosciuto un carisma che pochi leader hanno. Ero e sono lontano da lui mille miglia culturali, filosofiche e politiche, ma ammetterlo è doveroso.

Umberto Bossi cominciò la sua ascesa politica parlando di diversità regionale. Sosteneva che non era possibile governare la Lombardia o il Veneto con gli stessi criteri della Sicilia o la Campania. E aveva ragione! Le differenze territoriali, culturali e ambientali, che pur esistevano (e tuttora esistono), chiedevano opportuni interventi politici per ben governare e gestire situazioni dissimili per storia, tradizioni e modi di pensare. Non si trattava di usare due pesi e due misure, né si voleva affermare l’esistenza di un’Italia di serie A e una di serie B, bensì introdurre correttivi affinché gli italiani tutti, di qualsiasi estrazione, potessero godere delle stesse opportunità ed essere sottoposti agli stessi doveri. Tanto è vero che sulle prime il Partito si chiamò Lega Nord Italia Federale e alle elezioni politiche del 1992 portò a Roma ben 80 parlamentari. Il suo ideologo era Gianfranco Miglio, docente e preside della Facoltà di Scienze Politiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da sempre sostenitore di teorie di trasformazione dello Stato italiano in senso federale. Ruppe con Bossi, quando questi decise di abbandonare il progetto di riforma federale e seguire una politica di mero rafforzamento delle autonomie regionali, particolarmente del Nord a danno del Mezzogiorno. Poi si abbandonò a teorie indipendentiste e sfrenò una politica di rifiuto verso gli stranieri che spesso è sfociata in forme di vero e proprio razzismo. Personaggi come Borghezio, Gentilini, Lancini, non di rado, si sono distinti per dichiarazioni e atteggiamenti ostili verso cittadini extracomunitari, ma anche nei confronti di meridionali. E quando, nel 1994, la Casa delle Libertà vinse le elezioni, Bossi consegnò la Lega nelle mani di Berlusconi in cambio di una chimera di Federalismo, attento solo alle logiche di un’inesistente macroregione che neanche gli stessi residenti hanno mai voluto veramente: la Padania.

Strano comportamento quello dei Leghisti: professare la secessione e sedere in quello stesso Parlamento che rifiutano di riconoscere, godere di compensi e benefici da quello stesso Stato che vogliono scardinare, accusare il potere centrale di Roma di ladrocinio e ritrovarsi i ladroni in casa propria.
Accade, però, che nel marzo 1994, un ictus cerebrale mette in ginocchio il senatur. Il colpo è grave, tanto che si teme per la sua vita. Ma grazie alle attenzioni della moglie e la vicinanza di alcuni amici, circa un anno dopo, Bossi farà il suo rientro nell’agone politico. Purtroppo, però, è solo l’ombra del combattente che animava i raduni di Pontida. Un’ombra che diventerà sempre più evanescente, fino a rinchiuderlo in un ministero, quelle delle Riforme, dal quale uscirà solo per emettere pernacchie e ostentare il dito medio. L’emiparesi, conseguenza della malattia, limitano la sua azione e il controllo del Partito, mentre un gruppo di parenti e sostenitori, che millantano di proteggerlo, danno vita a quel “cerchio magico”, che più che magie si darà alla prestidigitazione del denaro proveniente dai rimborsi elettorali. Umberto Bossi, in quanto segretario del Partito è il massimo responsabile dell’utilizzo di quei fondi statali, ma molto probabilmente ne sa meno di tutti. Certo, ha cercato di sistemare il figlio Renzo, e non si fa! Ma, ahinoi, non è il solo. Quanti politici, sindacalisti, imprenditori, manager, docenti universitari, magistrati, funzionari pubblici, consulenti finanziari, colonnelli e generali, artisti famosi hanno cercato di sistemare i propri figli sfruttando amicizie influenti? Quasi nessuno di costoro è precario o disoccupato, mentre in tanti hanno ottima collocazione e laute retribuzioni.
Ribadisco: la faccenda del Trota consigliere regionale non si giustifica, ma a Bossi padre, solo per un attimino, un briciolo di comprensione glielo si può concedere. Ammesso e non concesso. Imperdonabili sono i figli che dovrebbero avere uno scatto di dignità e cimentarsi col merito.
Lo stesso Roberto Maroni, al momento segretario della Lega senza tutele e commissari, eletto tra le lacrime di Bossi e i sorrisi di Salvini, a suo dire troppo occupato a contrastare mafia, camorra e ‘ndrangheta nelle vesti di ministro dell’Interno, non si era mai accorto delle collusioni tra il tesoriere del suo Partito e la malavita organizzata (almeno, stando alle accuse delle procure di Napoli, Milano e Reggio Calabria). Che dire, capita spesso che il marito tradito è l’ultimo ad accorgersi delle frequentazioni della moglie. Ma qui il cornuto non è lui…
Resta il fatto che Bossi si ritrova tra familiari e accudienti accusati di illecita appropriazione di denaro pubblico, i quali spesso hanno giustificato le loro malefatte con la frase magica “il capo lo sa!”
Che cosa poteva mai sapere quell’uomo, ormai tutto preso dal manifestare la sua forza fisica picchiando il solo pugno abile sul palmo della mano di accondiscendenti cortigiani, è difficile stabilirlo. Che cosa sapevano i notabili della Lega Nord, Maroni compreso, di come erano utilizzati i fondi elettorali del Partito è tutto da stabilire. Sta di fatto che se non ne sapevano nulla, a me, sembra più grave che se ne fossero a conoscenza. Se fossi un leghista, mi chiederei in che mani era il Partito. Anzi, il Movimento, come impropriamente amano ora chiamarlo alla ricerca di una verginità perduta. Chi lo dirigeva? Forse Mizaru, che non vedeva il male, o Kikazaru, che non sentiva il male, oppure Iwazaru, che non parlava del male? O tutte e tre insieme.
Chi sono? Ma le famose tre scimmiette, no!

Intanto Bossi, che fuori di senno non è, intervenuto al congresso di Assago, ha detto: «C’è chi gira con le scope e non capisce che è tutto organizzato. Vedremo se mi avete fatto imbrogli sullo statuto».
Alla fine, Maroni, una volta eletto segretario ha dichiarato: «Umberto Bossi, per me è mio fratello, lo porterò sempre nel cuore». Per il momento lo hanno imbalsamato e messo in un sarcofago.

mimmo

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3 thoughts on “Onore al vinto!

  1. Visto che tra gli altri citi Borghezio, mi è venuto a mente un fatto di qualche anno fa. A Ventimiglia il venerdi c’è il mercato ambulante. Credo che sia uno dei mercati più fornito d’Italia perchè i frequentatori, oltre gli italiani della zona, sono i francesi. Gli ambulanti infatti parlano bene anche il francese ma, meglio di loro lo parlano i nordafricani, algerini, tunisini e marocchini, che hanno invaso questa città in attesa di espatriare in Francia. Cosa particolarmente difficile per l’attenzione delle guardie di frontiera francesi.
    Tornando al mercato, il gran numero di ambulanti clandestini disturbava gli ambulanti con tanto di licenza e che pagavano le tasse. Le proteste finirono sui giornali ed allora si fece vivo il grande, pardon grasso, Borghezio comunicando che sarebbe venuto a Ventimiglia con le sue camicie verdi a fare piazza pulita dei clandestini.
    Io allora scrissi, anche nella mia veste di rappresntante dell’ANPI, al Secolo XIX che questo suo arrivo in treno con le camicie verdi mi ricordava tanto le spedizioni punitive delle camicie Nere degli anni venti.
    Non so se la mia lettera ebbe un effetto deterrente ma tanto sta che il Sig. Borghezio con le sue camicie verdi o scelse un altro obbiettivo o se ne stette tranquillo a casa sua a bersi un bel boccale di birra.

  2. Ma non vi pare che la nascita di questi movimenti, lega, m5s, e tanti altri nati negli spazzi lasciati di proposito vuoti dalla politica nazionale siano degenerati dalla perdita di controllo dei grandi burattinai.
    Dal 1992 a tutto oggi lo scenario politico apparentemente non e cambiato per niente ma la risposta dell’elettorato a me pare abbastanza rivoluzionaria.
    Le campagne elettorali di certi personaggi politici non trovano facilmente adepti perché lo scambio con il voto oggi non lascia nessuna certezza a chi vado a chiedere il “piacere” se non so se il mio politico domani lo trovo a palazzo San Giacomo o a poggioreale ?.
    Un saluto Gianfranco.

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