Amore ovvero tolleranza e comprensione delle diversità

Tempo fa ho avuto occasione di vedere un documentario sull’incontro, programmato in Israele, tra i figli delle vittime dei campi di concentramento in Germania ed i figli dei loro carcerieri tedeschi. Un incontro che, dopo le molte paure dei tedeschi, ormai ultracinquantenni, si risolveva in un grande commovente abbraccio.
Più recentemente ho saputo di un Istituto per la pacificazione tra israeliani e palestinesi, fondato dal padre di un militare israeliano, tenuto come ostaggio dai guerriglieri di Hamas ed ucciso, e il padre di uno di questi guerriglieri, morto durante l’azione dei soldati israeliani per liberare lo stesso ostaggio. Ora questi sono esempi estremi presi l’uno dalla più grande tragedia che ricordi l’umanità, lo sterminio di un popolo di sei milioni di ebrei, e l’altro dalla guerra più lunga della storia moderna, quella tra palestinesi ed israeliani.
Sono comunque due esempi di amore tra persone che riescono a conoscersi ed a comprendersi. Comprendersi e tollerare le loro diversità.
Ora da questi esempi altissimi di comprensione e tolleranza possiamo trarre un grande insegnamento di come possa essere praticato l’amore nel rapporto quotidiano con il prossimo.
Teniamo anzitutto presente che ognuno di noi ha una sua personalità fatta di tante sfaccettature per cui è difficile trovare tra due individui, per quanto simili, una perfetta identità. Per cui necessariamente ognuno vedrà nel prossimo qualche cosa che non si identifica con il proprio modo di vedere o di sentire.
Il nostro amore non deve pretendere di cambiare l’individuo perché, tentare di cambiare qualcuno vuol dire tentare di farlo assomigliare ad un nostro tipo ideale, ma questo vuol dire anche non rispettarne la personalità. E l’amore deve essere prima di tutto rispetto dell’altro. Perché ognuno di noi vive al meglio con la propria personalità.
Gli eventuali difetti che noi vediamo negli altri possono essere difetti solo dal nostro punto di vista ma non necessariamente da quello dell’altro. Anzi per l’altro forse, anche quelli che riteniamo i nostri pregi, appaiono difetti. Per banalizzare facciamo due esempi di normale vita quotidiana.
Una donna grassa e piccoletta mette una minigonna vertiginosa che la rende ridicola agli occhi degli altri ma non a sé stessa. Anzi se ne compiace perché sicura della propria avvenenza.
Si fa il suo bene a cercare di farle capire che la minigonna non fa per lei? Perché dovremmo far vacillare la sicurezza di questa persona? Perché mettere in crisi le sue certezze? Non è crudele tutto ciò?
E siamo sicuri di essere nel giusto quando si critica la gente della campagna che ha abbandonato la loro meravigliosa cascina per uno squallido appartamento di paese in un condominio pieno di terrazzini ma con il bagno ed il riscaldamento? Loro hanno appagato il sogno che è di trovare quelle comodità che mancavano nella meravigliosa cascina. Ma meravigliosa solo per noi che non ci siamo vissuti tutta una vita. Il sogno appagato dei contadini non era necessariamente il nostro, che le comodità le abbiamo da sempre tanto da non apprezzarle come una conquista. Quindi, prima di criticare la loro scelta del condominio con i terrazzini ed il riscaldamento centralizzato, dobbiamo provare a scaldarci accanto ad una stufa, e solo una per tutta la casa, per i cento inverni di diverse generazioni.
E di questi esempi possiamo farne a bizzeffe, tanti quanti sono gli esseri umani, ognuno con necessità ed aspirazioni diverse dall’altro.
Quindi nei rapporti tra le persone facciamo prevalere il rispetto delle diversità perché nessuno di noi è portatore della perfezione o della verità assoluta.
E così come noi dobbiamo, nei confronti del prossimo, usare comprensione e tolleranza, altrettanto dobbiamo pretendere dal prossimo.
Attenzione! Non facciamo sì che il nostro amore diventi prevaricazione nella generosa gara di “redimere” l’altro. Sopratutto perché ognuno di noi è ricco anche dei propri difetti.

Orsobianco

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