Soldi a Capri, scartoffie a Bassano

Dopo “Oggi farnetico di tasse” e “Quando è l’inganno a trovare la legge” Luciano ci spiega cosa accade sull’asse Capri-Bassano del Grappa.

Ed eccoci alla terza puntata sulla evasione legalizzata dallo stato (notare la “s” minuscola), e stavolta parliamo della sede legale di una società.
La legge tributaria permette in Italia di allogare la sede legale di società e negozietti in qualsiasi posto del territorio della Repubblica. Embé? direte voi.
Embè, è importante! Perché la gioielleria di Capri ha la sede legale a Bassano del Grappa (giuro, è vero, non è un esempio tanto per dire)? Qui, un commercialista qualunque ha quattro scartoffie nello studio. Gli eventuali controlli dell’Agenzia delle Entrate saranno quindi fatti dagli ispettori di Bassano del Grappa nello studio del citato commercialista, dove più che leggersi le quattro scartoffie non potranno fare. La legge, infatti, non permette agli ispettori di Bassano del Grappa di andare a Capri a guardare quanta gente entra ed esce dalla gioielleria, quanto costa in vetrina un anello, etc. Da Bassano devono scrivere ai colleghi di Napoli per chiedere di andare a verificare, ma non è proprio la stessa cosa. Inoltre, la legge dice che questi controlli “su delega” andranno fatti solo dopo che il lavoro di Napoli si è esaurito, ovvero mai… Ma, poiché anche ai parlamentari che creano le uscite di sicurezza nelle leggi per poter evadere in santa pace è sembrata una vera porcata permettere ad una società (la gioielleria) di piazzare la sede legale dall’altro capo della penisola, ecco la risposta del parlamento (notare sempre la minuscola): se l’Agenzia delle Entrate avesse qualche sospetto di evasione (sospetto: ma se è una certezza!!!) e non c’è ragione di avere una sede legale così lontana, può obbligare il contribuente a spostarla dove si genera il reddito, nel nostro caso a Capri.
Bellissimo!!! Vi vedo esultare!!! Calmi, calmi. C’è sempre una manina fatata in parlamento, non ve ne dimenticate. In questo caso la manina fatata ha tagliato la parola “definitivamente” ovvero dopo un anno la sede può tranquillamente ritornare a Bassano del Grappa piuttosto che a Gorizia…
E la giostra riprende.

E adesso, per il nostro lettore che era dubbioso sul fatto che tutti quei blitz (ricordate: Cortina, Portofino… ) sono fumo negli occhi oppure servono, racconterò una triste amara verità.
Ricordate che uno degli strumenti più propagandati di lotta all’evasione del governo Monti è il sistema “Serpico”? Vuol dire che tutte le banche e intermediatori finanziari devono trasmettere i dati delle operazioni finanziarie (dai semplici prelievi bancomat ai movimenti di milioni di euro) al Fisco e da qui, durante le indagini finanziarie, si potrebbero vedere tutti i movimenti in denaro e, quindi, capire tante cose.
Incredibile a credersi ma è tutto vero: tutti i prelievi bancomat, acquisti con carta di credito e movimenti di ogni specie finiscono lì, però… c’è un però: siccome si tratta di dati assai sensibili, è previsto che non tutti gli ispettori del Fisco abbiano le password per accedere a “Serpico”, e questo lo trovo molto giusto. Ma secondo voi la Direzione Provinciale Napoli dell’Agenzia delle Entrate, che controlla più di un milione di contribuenti, quante password dovrebbe avere, tenuto conto che di controlli ne fa oltre trentamila all’anno?
Ve lo dico io: due! Due persone al massimo contemporaneamente possono accedere al sistema, vale a dire che questo roboante mezzo di controllo si riduce al massimo a 15 o 20 utilizzi, perché si riserva alle verifiche più importanti che durano settimane e settimane.
Ricordate: la specialità italiana è l’annacquamento. Si fa una legge, una disposizione, un regolamento ottimo, e poi lo si annacqua, lo si diluisce, piano, piano, piano, fino a che diventa inutile.
È un po’ come tutte le medicine amare, dove basta allungarle con tanta di quell’acqua finché il sapore non si sente più.
Ma l’effetto neanche!

Luciano Mirarchi

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