Pizza e Tosèla

Elena ed io siamo stati in vacanza sulle Dolomiti di Primiero. Splendidi posti, natura lussureggiante, piacevoli passeggiate, gente cordiale e assaggi (diciamo cosi) di pietanze locali.

Abbiamo visto le Pale di San Martino, maestose ed eleganti, le cui cime si perdono nel cielo. Ci siamo poi arrampicati alla beata altitudine di oltre duemila metri e in un’accogliente malga abbiamo pareggiato le calorie spese con spätzle, tosèla e un immancabile strudel.

Siamo stati nella Foresta dei Violini a passeggiare tra abeti rossi, il cui legno, per l’ottima risonanza, è utilizzato per la costruzione di pianoforti e strumenti a corda, e abbiamo scoperto che Stradivari in persona si aggirava qui alla ricerca degli alberi più idonei per la fabbricazione dei suoi violini che poi faceva abbattere tra ottobre e novembre in periodo di luna calante quando nel tronco c’è minor quantità di linfa.

Abbiamo attraversato le gole della Val Noana fra acque spumeggianti e massi giganti: un luogo che per il suo fascino selvaggio suscita emozioni indimenticabili. Siamo, quindi, saliti fino a un rifugio, dove ci siamo affacciati su un orrido che per un attimo ci ha tolto il respiro, poi subito recuperato con un bicchiere di grappa bianca invecchiata.

Siamo stati sul lago di Calaita, in uno scenario da favola incantati dalla sinfonia dei colori, intrapreso piacevoli camminamenti lungo il torrente Cismon e ammirato fantasiosi salti d’acqua. Abbiamo percorso suggestivi sentieri, uno per tutti, quello delle Muse Fedaie, che con le sue stazioni lignee ti spinge a guardare questi luoghi meravigliosi con gli occhi della biodiversità.

Alla fine, più che gratificati dalla vacanza, con più chili e più bagagli rispetto alla partenza, siamo andati a salutare la signora Cristina, che ci ha ospitato nel suo confortevole garnì.
«Ma toglietemi una curiosità» ci chiede «ma voi venite proprio dalla Campania?»
«Certo, signora, siamo nati a Napoli e da tempo viviamo a San Giorgio a Cremano, una cittadina della cintura urbana napoletana». Poi aggiungo: «perché questa domanda?»
«Sa… » mi fa un po’ imbarazzata «non l’avrei mai detto: siete discreti, silenziosi, tranquilli. Se tutti i napoletani fossero come voi… »
Ci risiamo. I propositi della signora Cristina sono certamente buoni perché intende farci un complimento, ma a me la cosa, come le altre volte, infastidisce. Cerco di non darlo a vedere. Non ringrazio, ma le sorrido. Poi attacco il ritornello:
«Guardi, signora, a Napoli, come ovunque, ci sono tante persone come noi. Persone normalissime che si comportano con garbo, educazione e civiltà. Come è giusto che sia. Poi, come in ogni luogo, c’è una minoranza irrispettosa di tutto e di tutti, a cominciare da sé stessi. Individui che offendono e si offendono».
Cristina mi guarda, mostra attenzione ma non replica. Allora, continuo:
«Sa qual è la differenza tra voi e noi? I “vostri” maleducati operano in silenzio, i “nostri” invece schiamazzano e si fanno ambasciatori di un popolo che non li ha mai nominati tali. E con il loro deplorevole contegno danno fiato alla verde alterigia di qualche verde abitatore di una fantomatica “Padania”, che, pare, non riescano ad avere un’identità se non rapportata alle negatività di un’altra parte dell’Italia. È un po’ come cercare di far brillare la propria luce spegnendo quella degli altri».
«Ma non mi dirà che non ci sono altre differenze tra le nostre e le vostre comunità?» ribatte ora la gentile Cristina.
Intanto ci siamo seduti nella stube e una graziosa e solare ragazza in costume locale avvolta in un grembiule rosa antico ci serve un caffè, che per associazione teatrale mi riporta alla ciofeca che Concetta portò al marito Luca Cupiello al risveglio nel giorno di Natale. Capisco le abitudini e i gusti, ma perché ostinarsi a chiamare “caffè” una bevanda che col caffè, quello tonico e corroborante, non ha niente a che vedere? È come se noi volessimo chiamare salsicce i wurstel! Apprezziamo comunque le buone intenzioni e lo beviamo per puro spirito di cortesia.
«Le differenze ci sono e anche molte. Non nego che il senso della cosa comune da voi è molto più spiccato, ammetto che i vostri servizi amministrativi e sanitari sono più efficienti e che, in generale, c’è maggiore sicurezza qui che nelle nostre città. E non sottovaluto neanche la nostra ancestrale indolenza, che poi è concausa di tanti mali che ci affliggono. Non nascondo nemmeno quell’insopportabile atteggiamento di furbizia da alcuni inopportunamente vantato. Altresì, non faccio fatica ad ammettere che i vostri Parchi Nazionali sono attrezzati e funzionali, mentre il nostro Parco Nazionale del Vesuvio è impraticabile e abbandonato.
Accanto a queste verità ci sono, però, dei luoghi comuni che non aiutano noi a venir fuori dalle angustie sub-culturali in cui trapassati invasori e odierni politicanti, indigeni e allogeni, ci hanno cacciato, e non aiutano voi a meglio comprendere una buona parte del vostro e nostro Paese. Vuole degli esempi?

Sa dirmi perché, se un napoletano o un siciliano si esprimono in dialetto sono dei baluba, mentre se lo fa un bergamasco o un friulano sta parlando la lingua dei padri?

E per quale motivo, se un ufficio comunale del Cilento apre con dieci minuti di ritardo siamo in presenza dei soliti scansafatiche, ma se la stessa cosa accade in Brianza si parla di tolleranza diplomatica?

Poi, vorrei capire, come mai, se in un vostro centro abitato, una chiesa batte 80 (dico ottanta) rintocchi di campana alle 5.30 (dico alle cinque e mezzo) del mattino (di ogni mattina) si tratta di un’antica inamovibile tradizione legata all’Ave Maria, mentre a Pompei i rintocchi di mezzogiorno e la distesa di giubilo che segue sono un’esagerazione tutta meridionale?

E mi lasci aggiungere che non riesco a comprendere perché mai pizza e mandolino sono simbolo di lassismo culturale, mentre polenta e fisarmonica rappresentano folclore locale.

E potrei continuare. Potrei dire e ridire su scontrini fiscali, ville venete e ville vesuviane, raccolta differenziata dei rifiuti. E anche parlare del bidè! … Sì, del bidè. Lei è giovane e forse non sa che nei passati anni Sessanta, quando molti meridionali venivano qui al Nord, attratti dal boom economico, si raccontava che utilizzassero il bidè per seminarvi il prezzemolo, non avendo la più pallida idea di cosa fosse quell’oggetto. Eppure, la storia, quella vera, ci dice che circa un secolo prima, quando i Piemontesi razziarono la Reggia di Caserta, nell’inventario che stilarono c’è menzionato un oggetto a forma di chitarra che non avevano mai visto. Si trattava del bidè: noto in Napoli ma non a Torino».

La signora Cristina ascolta e, sulle prime, non replica. La vedo assorta nei suoi pensieri. Poi mi fa:
«Sono stata a Napoli alcuni anni fa in gita organizzata: ho visto monumenti e panorami bellissimi, visitato musei e siti archeologici unici al mondo, ho mangiato pizza e sfogliatelle, ma non credo di aver capito molto di dove veramente mi trovavo. Ritornerò nella vostra città e questa volta cercherò di guardare anche negli occhi della gente».

Io non so se la mia cortese interlocutrice conosce lo studioso tedesco Herarius Pyrksmair che coniò il termine “apodemico” per definire il suo metodo di viaggio, in base al quale il viaggiatore doveva tenere due diari, uno per descrivere la gente, l’altro per definire i luoghi, per poi con cura mettere insieme le due cose. Sta di fatto che le sue conclusioni sono, appunto… apodemiche.

«Arrivederci Cristina, l’aspettiamo con piacere, e vedrà che la prossima pizza avrà un sapore diverso».

mimmo

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3 thoughts on “Pizza e Tosèla

  1. Caro Mimmo, tu sei reduce con Elena dalla meravigliosa vacanza alpina mentre io e Mimmo siamo freschi freschi di una breve gita al Parco Nazionale d’Abruzzo, precisamente abbiamo alloggiato a Civitella Alfedena. Ora possiamo aggiungere per la gentile signora Cristina che questo parco per pulizia, organizzazione e civiltà non ha nulla da invidiare alle sue Dolomiti. Certamente sono montagne diverse, corsi d’acqua meno impetuosi ma accarezzare sul muso degli adorabili asinelli (dove sono più questi animali in altre parti?), toccare un capriolo che ti si avvicina nel giardino dell’albergo dove era venuto a mangiare le foglie delle rose dei proprietari (che peraltro sono più che abituati e li fanno partorire nel prato dove c’è la piscina), sentire di sera,nel silenzio, la voce del lupo, imbattersi durate una passeggiata in un sentiero attrezzato in cavalli che scorazzano in libertà è una esperienza straordinaria. E il rispetto per la natura e gli animali anche qui è fortissimo: lo scorso inverno, con due metri di neve, questi poveri esseri che non trovavano da mangiare scendevano in paese e venivano nutriti dagli abitanti stessi!!
    Per non parlare poi del lago di Barrea che vedevamo dalla nostra stanza, dei tramonti meravigliosi su quelle acque e del fiume che scorre a ridosso di Villetta Barrea e del quale si può godere la frescura e il “cantare” delle acque tramite un camminatoio pieno di ponticelli e panchine dove sostare anche per ore.
    Noi per tanti motivi credo che non arriveremo a spostarci verso il nord in vacanza, ma certamente per la prossima estate abbiamo già in programma almeno 10 giorni nel Parco d’Abruzzo (quindi sud, cara signora Cristina e anche civile come vede) per godere di altre bellezze ancora.
    Sono convinta, caro Mimmo, che se noi romani avessimo fatto il vostro stesso viaggio incontrando la signora Cristina, questa ci avrebbe fatto la stessa domanda che ha fatto a voi, perchè anche i nativi di questa città, pur non essendo molto a sud, sono considerati “caciaroni” e scansafatiche.
    Viva le nostre belle vacanze, dovunque andiamo e chiunque incontriamo, perchè sappiamo cogliere da tutto ciò che vediamo la bellezza e la semplicità.
    Laura

    • ma non mischiamo la lana con la seta,conosco molto bene l’abruzzo e civitella alfedena ed il lago di barrea non hanno niente ma proprio niente in confronto ai luoghi dolomitici,ma mi domando ci sei mai stato? lasciamo stare la gente ma quando vedi quei posti si rigenera tutto,mi scusa ma era una precisazione di dovere scusa ,a risentirci

  2. caro mimmo quello che tu dici in riguardo tra napoli e il mondo del nord e’ sacrosanto,ed io tra quei posti li ho girato tutti specialmente l’alto adige e quei signori che mi hanno ospitato hanno detto le stesse cose a me meravigliandosi di aver conosciuto campani stupendi.ed allora io ti dico per far cambiare opinione a quella gente bisogna comportarsi iu un determinato modo,lasciamo stare le ruberia della POLITICA che ci sara’ sempre ed in tutte le parti ,quello che a me da fastidio e che in un certo modo la penso come loro e’ una cosa importante che in campania manca ma principalmente a napoli e cioe’ IL SENSO CIVICO,molta gente non sa’ neanche che significa,il senso civico e’ quello che puo’ far vivere bene o male le persone per bene, del resto a noi non ce ne frega delle magagne politiche che ci saranno sempre ed in tutte le parti.allora e’ qui dicevan

    a toto’ che CASCA L’ASINO diciamo che i buoni e i cattivi stanno dapertutto ,io sto frequentando un po’ GINEVRA e quando torno a napoli ed arrivo alla stazione centrale si ammosce tutto l’organismo vedendo lo scempio della gente come si comporta ,immondizia traffico chiasso e caos nei mezzi pubblici e tu lo sai senzaltro meglio di me’ non vado oltre allora finisco per dire da loro ci puo’ stare la persona incivile ma da noi ci sara’ la persona civile e’ tutta questione di percentuale e’ vero che anche a napoli ci sono persone per bene ma in confronto a loro siamo molto pochi,e per bene intendo sempre l’educazione,io sono uno dei pochi stronzi che sui passaggi pedonali mi fermo e magari gli altri ridono,da loro parlo di ginevra non puoi neanchi accostarti ad un passaggio pedonale che si bloccano tutti ed allora riconosciamelo queste cose che da noi torno a ripetere quello che manca e’ il senso civico,poi come si dice a napoliE BUON SI SALVANO DA SOLI,ciao

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