Piergiuseppe e Gianroberto

Piergiuseppe da Genova

Ma dove vuole andare a parare? Grillo Piero Giuseppe da Genova, per gli amici Beppe, per gli altri solo Grillo, è certamente una persona intelligente. Dovrebbe quindi sapere che la sua strategia politica è di corto respiro. Un muso-a-muso perdente, un’ostentazione inutile di muscoli estrogenati, un solletico a una parte di popolo incazzata, in parte un po’ qualunquista, pronta a voltargli le spalle appena sentirà una sirena che canta meglio di lui.
E allora perché lo fa? Perché è sceso in campo? E in questa maniera, poi?
L’altro, quello di Arcore, qualche motivo l’aveva, tanto che nel ventennio in cui è stato protagonista politico ha risolto tutti i suoi guai economici e buona parte di quelli giudiziari. Ma questo qui? Era un comico di successo e ora sembra la caricatura di Masaniello.
«Sei il solito malpensante!» mi sembra di sentire «Grillo, come tanti, desidera fare politica e contribuire a migliorare il suo Paese».
Anche l’altro, quello di Arcore, diceva la stessa cosa. E siamo finiti in braccio a Monti, Fornero e Passera, che alla fine dovremo pure ringraziare.

Il fatto è, che chi si affaccia alla politica accanto alle critiche che muove al sistema, deve anche avanzare idee sostitutive e risolutive della situazione in essere. E, mentre l’altro, sia pur disattese, aveva fatto proposte e promesse, addirittura stipulando un “contratto con gli italiani”, il Beppe Furioso parla, blatera, urla, a volte sembra che deliri, ma non prospetta alcunché di concreto.
E, allora, perché mai una persona sobria, onesta, pacata ovvero esuberante, partecipativa, propositiva, comunque desiderosa soltanto di essere governata da uomini e partiti leali e capaci, dovrebbe aderire al Partito, altrimenti detto Movimento, di Grillo, per altro estraneo a qualsiasi forma di democrazia interna ed esterna?
Per protesta? per reazione? per sfregio a chi ha s-governato negli ultimi decenni? per risposta a chi ha s-fatto l’opposizione nello stesso periodo?

Tra l’altro, il signor Piergiuseppe Grillo sostiene che i giornalisti sono tutti venduti e accetta solo interviste scritte e concordate. Il medesimo modo di fare lo ha imposto anche ai suoi fedeli(?) sostenitori. Per inciso, a codesti non piace essere definiti grillini, ma senza di lui, chi se li filerebbe?
Sbraita da tribune senza contraddittorio e nei suoi comizi (la parola non gli piace, ma tali sono) spesso si lascia andare a derive razziste su rom, extracomunitari, omosessuali e pure sulle unioni civili, senza contare l’adozione di un machismo offensivo e degradante. Poi rettifica. Poi conferma. Poi, come l’altro, dice di essere stato frainteso. Tanto che è difficile dar torto a Bersani quando attribuisce alle sue filippiche un connotazione fascista. Lui si indigna, ma c’è da dire che, sia pur inconsapevolmente, caro (si fa per dire) Piergiuseppe, potresti anche diventare il cavallo di Troia di una nuova Destra populista e autoritaria.

Gianroberto da Milano

Una volta ebbe a dire che non bisogna credere a tutto quello che ci viene detto, ma informatevi! E da chi? Tolta l’informazione che biasimi, resti solo tu, Beppe “Pravda”. Non è poco? Per la verità bisognerebbe associarti anche quello che molti definiscono il tuo mentore, tale Gianroberto Casaleggio da Milano, che ha creato e gestisce il tuo blog e, pare, sia stato l’ideatore del V.Day. Per di più, si dice che Gianroberto abbia aperto nel gennaio 2006 anche il blog di Antonio Di Pietro. Non so se è vero, ma per toni e stile, c’è da crederci.

Grillo, ultimamente se l’è presa anche con le Olimpiadi, definendole “un bromuro quotidiano”. Ora, premesso che il festa, farina e forca di borbonica memoria è un meccanismo che da sempre il potere usa per intorpidire lo spirito critico, non mi pare che in altre occasioni la televisione e anche molti altri media si siano distinti per produrre informazioni degne di questo nome. In estate, in particolare, la televisione ci somministra tanti polpettoni riscaldati, come se al telespettatore, stremato dal termometro brandito dai Nerone, Caligola e Lucifero di turno, gli si sia abbrustolita ogni connessione cerebrale e persa ogni possibilità di intendere. E la medesima linea editoriale è seguita durante tutto l’anno pure da molti telegiornali. Ma Grillo si è scordato come Minzolini aveva ridotto il TG1?

Successivamente ha attaccato anche un collega (un comico, non un capopopolo), Roberto Benigni, chiedendogli conto e ragione del suo compenso per aver partecipato alla Festa dei Democratici a Reggio Emilia.
Da quale pulpito viene la predica! Da quando Grillo urla peste e conta corna alla politica il suo reddito è lievitato non poco ed è anche aumentata la vendita di biglietti per i suoi spettacoli, libri e gadget. Se poi ci dicesse dove sono pubblicati i bilanci del Movimento 5 Stelle potrebbe, sì, parlare di trasparenza con maggiore credibilità.
A me viene da pensare che a scatenare l’irritazione del capopopolo ligure sia stata un’affermazione del comico toscano: «Grillo può dire quel che dice anche perché esistono città come questa, Reggio Emilia, che hanno combattuto perché esistesse l’Italia democratica».

Al proposito, efficace e condivisibile è il commento di Massimo Gramellini su La Stampa:
In questa disputa politica surreale di fine estate, Benigni si muove con la leggerezza di un cartone animato che ha studiato abbastanza per diffidare dei fanatici ma in fondo anche per compatirli. Grillo invece ha smarrito la levità corrosiva degli esordi, sostituendola con una maschera soffocante di livore. Il suo brontolio cupo e monocorde gli permetterà di raccogliere voti fra le macerie di un’Italia disperata, ma gli ha sottratto quell’energia positiva che sola consente di rimettere insieme le persone e le cose. Di ricostruire. Se Benigni è Pinocchio, e ne condivide le ingenuità e le furbizie, i fallimenti e le rimonte, Grillo non è il Grillo Parlante ma un Gabibbo barbuto che si è spogliato dell’autoironia per indossare i paramenti del vescovo della Rete. Sprezzante, assertivo, inutilmente volgare, unico illuminato in un mondo di anime perse e oscuri complotti. Ciò detto, lo considero innocente. Da una vita recita testi non suoi. Il dramma è che da troppo tempo a scriverglieli non sono più Antonio Ricci e Michele Serra, ma Casaleggio, il guru di Cinque Stelle. Uno che basta guardarlo in foto una volta per averne paura per sempre.

Proprio così, Beppe Grillo ormai è un ex comico beffardo e irridente, moralista e fustigatore. Ha attribuito al suo Movimento il distintivo di “5 Stelle”, come se, da solo, l’appellativo fosse indice di alta qualità. Una formazione politica che si rifiuta di chiamare Partito, anche se si presenta alle elezioni ed è al governo di alcune città. La sua è una vera crociata in nome dell’antipartitismo, una guerra santa contro la politica tradizionale, quella con la “p” minuscola, ma anche con la maiuscola. Ma la Politica non ha ragione di essere senza i Partiti. Essi, nel bene e nel male, costituiscono pur sempre una rappresentanza pluralistica degli interessi, degli ideali e dei valori della gente. Senza di essi siamo al puro populismo, alla negazione della cittadinanza democratica. Battiamoci per migliorarli, non abolirli.
Le sue catilinarie mirano a quell’egemonia sub-culturale che si serve dei meccanismi della spettacolarizzazione per cavalcare delusione e frustrazione degli elettori. Inframmezza bisbigli che sembrano rivelazioni confidenziali e fa sapiente uso della mimica facciale, della risata e del digrignare i denti, come la belva prima dell’aggressione.

Poi, d’improvviso si atteggia a vittima. Fa l’offeso. Dice addirittura che lo vogliono eliminare. E lo denuncia sul suo Blog parafrasando Orwell in “1984”. E annota: Il rito quotidiano dell’Odio da parte di aizzatori di professione nei miei confronti, nei confronti degli appartenenti al MoVimento 5 Stelle e dei miei collaboratori sta diventando fragoroso, insopportabile, indecente.
«Incredibibilia, sed vera!» dico io citando Pulcinella Cetrulo. Ma come? lui? Lui che ha dispensato “vaffa” a iosa e usato termini come “Gargamella” e “Zombie” (Pier Luigi Bersani), “Topo Gigio” (Walter Veltroni), “Alzheimer” (Romano Prodi), “Rigor Montis” (Mario Monti), “Elsa Frignero” (Elsa Fornero), “Salma” (Giorgio Napolitano), “Antony Perkins delle vecchie mignotte” (Pierferinando Casini), “Psiconano” (Silvio Berlusconi) e, per colmo di stile, “Container di merda liquida” (Giuliano Ferrara), senza contare i volgari apprezzamenti su Rosy Bindi, si adonta, si indigna e si impermalisce usando persino l’aggettivo “indecente” per le critiche che gli muovono altri!
Per un attimo ho creduto ad allucinazioni provocate da stomaco e fegato che mi presentavano postumo il conto di canederli, carne salada, formaggi e dolci che avevo mangiato in montagna.

Ora, però, che ha dichiarato di volersi presentare alle prossime elezioni politiche e “conquistare il Parlamento” deve dirci le sue proposte di governo, di come uscire dalla crisi economica e di cosa intende fare dell’euro. Poi, ci deve illustrare il suo modello di democrazia, se di carattere partecipativo o di un già visto ghe pensi mi che presuppone una delega in bianco a lui e a Gianroberto da Milano.
Grillo ha l’obbligo di chiarire questi punti. Non vorremmo, infatti, che la sua distinzione manichea tra “noialtri” e “lorsignori” poi si capovolgesse a suo favore come fecero i porci della “Fattoria degli animali” dello stesso Orwell da lui già richiamato.
Noi non ci siamo scordati del suo neo-luddismo di qualche anno fa nei confronti del computer, che poi è diventato uno dei suoi più efficaci strumenti di comunicazione.
Cambiare idea è legittimo, ma occorre una motivazione di supporto. Altrimenti è trasformismo.

Il suo Partito sta riscuotendo un’affermazione notevole, che per la sua nebulosità organizzativa e propositiva diventa preoccupante. Gli analisti politici sono alla ricerca dei motivi che spingono tante persone a prestare attenzione e interesse a questo fenomeno. Nell’immediato, risulta chiaro che la formazione politica di Beppe Grillo ha intercettato una quota considerevole di cittadini arrabbiati per i recenti scandali che hanno interessato la Lega, il PD e il PDL. Le sue invettive contro ogni forma di potere hanno polarizzato l’attenzione di molti elettori, già privati della libertà di scegliere i propri rappresentanti e defraudati da una casta inamovibile che li inchioda a un presente precario e un futuro inesistente. Naturalmente, anche il dissolvimento dei partiti della sinistra, incapaci interpretare domande e bisogni dei propri simpatizzanti ha fatto la sua parte. E aggiungiamoci pure il declino di Silvio Berlusconi, travolto da scandali personali e processi di varia natura. Tant’è che nel Movimento 5 Stelle convivono consensi provenienti dai 360 gradi del panorama politico italiano.

C’è tutto questo, ma forse non solo questo. Di sicuro, affinché Piergiuseppe da Genova perda la sua funzione catalizzatrice, le forze politiche tradizionali devono ridefinire la propria funzione e il loro rapporto con gli elettori, innanzitutto elaborando efficaci strategie di consultazione diretta e selezionare una classe dirigente irreprensibile.

Ma un invito alla riflessione tocca farla anche a chi oggi volge il suo sguardo verso le 5 Stelle: brillanti quanto si vuole, ma quale futuro e quali garanzie democratiche ci propongono? Dicano, intanto, con quali criteri saranno scelti i candidati al Parlamento? Con la presentazione dei curricula? Via, siamo seri! Il governo del Paese non si può tradurre in management aziendale. Le competenze sono necessarie, ma da sole non risolvono i problemi. Non lo stiamo forse constatando sulla nostra pelle già ora con il Governo Monti? Dovrebbe bastarci. Abbiamo ben compreso, o no, che la tecnocrazia ha in sé un deficit culturale e politico che tiene conto solo del risultato pratico e trascura le conseguenze sociali? Disoccupazione crescente, precarietà record, imprese fallite, suicidi e proteste disperate ci devono pur insegnare qualcosa. Altrimenti è veramente il baratro. In fondo al quale troveremo Passera e Montezemolo sui banchi del Governo e Grillo, Casaleggio e Di Pietro su quelli dell’opposizione.

Cantastorie

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4 thoughts on “Piergiuseppe e Gianroberto

  1. Ho postato su facebook questo articolo, invitando dei miei amici grillini ad esprimere il loro parere a riguardo. Spero accettino il mio invito per dare avvio ad un dibattito serio sull’argomento!

  2. Se è vero che la politica è poco credibile, con Berlusconi, Bersani, Casini, Fini ecc…
    Noi cittadini dovremmo credere chi sbraita e chi semina incertezze?
    O cercare di migliorare le ricchezze, le culture che abbiamo già? Peppino

  3. Queste considerazioni me le ha inviate il mio amico Peppe:

    CINQUE MOTIVI PER NON VOTARE IL MOVIMENTO CINQUE STELLE
    Le denunce di Grillo
    I problemi che Grillo denuncia nel suo blog o nei suoi spettacoli sono noti a tutti e tutti (tranne le caste interessate) li vorrebbero risolti.
    Compito della politica è agire ,individuando le soluzioni e porle in essere per risolverli.
    La denuncia costituisce critica (purtroppo in parte giustificata) alla inerzia dei partiti politici (in particolare quelli della sinistra riformista).
    Tutti,avendone i mezzi e utilizzando necessaria visibilità, possiamo dar fiato ad una protesta per un problema diffuso e sentito dalle masse, proponendo soluzioni che dalle stesse già si sanno largamente auspicate e condivise.

    Gli attacchi a personaggi politici.
    Denigrare e porre alla berlina rappresentanti della politica con offese,epiteti ingiuriosi e dileggio è un altro sistema per raccogliere consensi da parte degli oppositori del malcapitato di turno.
    Gli appellativi sono spesso conditi con battute comiche, raramente con intelligente ironia, accompagnate da smorfie proprie di un guitto, per far presa sulle persone più semplici.
    Nel mondo dello spettacolo vi sono diversi attori che si rivolgono con pungente ironia al mondo della politica senza mai scadere in ingiurie ed offese personali di bassa lega e di cattivo gusto.

    La democrazia nel movimento.
    La democrazia si esprime anche attraverso la continua ricerca di confronto con il popolo interagendo con lo stesso con tutti i mezzi di comunicazione.
    Un comizio in una piazza o in un teatro, un messaggio affidato alla stampa, la partecipazione ad un dibattito televisivo, l’apertura di un Blog sul Web sono tutti i mezzi con i quali un movimento, un partito, una qualsivoglia associazione può divulgare le proprie idee ed arricchirsi attraverso il confronto.
    Il movimento cinque stelle sembra rifiutare qualsivoglia confronto o contraddittorio, se non quello affidato al Web, limitando e circoscrivendo la partecipazione potenzialmente soggetta a “manipolazioni e controllo “dal gestore del blog.
    Viene da chiedersi quando andranno in Parlamento quale sarà il comportamento istituzionale?

    Obiettivo del movimento
    Qualunque movimento, partito politico o qualsivoglia associazione di persone si prefigge uno scopo o un obiettivo da perseguire.
    In genere questi viene enunciato in un documento (statuto) al quale gli iscritti o aderenti debbono uniformarsi rispettando un regolamento di attuazione che tende ad indicare i mezzi e/o i sistemi da seguire per perseguire
    l’obiettivo del movimento del partito o dell’associazione.
    Non è chiaro l’obiettivo del movimento.
    E’ noto che il controllo e l’indirizzo dell’opinione pubblica, il gradimento, il condizionamento del comportamento e delle azioni delle persone, attraverso tecniche di comunicazione e di marketing all’interno di una società costituisce uno degli elementi fondamentali per la conquista del potere economico.
    Il sistema prevalente nel futuro, già in atto ed in continua espansione, saranno le tecniche di comunicazione via web attraverso il continuo sviluppo dei sistemi di comunicazione informatica.
    Non vorrei dirla grossa ma il movimento cinque stelle sembra anche un “laboratorio”, un “esercizio per il condizionamento” a mezzo Web con l’utilizzo di tecniche di comunicazione particolari, sfruttando, nel nostro caso, il “mal di pancia” nei confronti della politica ed il genuino interesse di partecipazione di esponenti della società civile alfine di aggregare e controllare una moltitudine di persone.
    Così fosse l’operazione sembra riuscita ed il successo ha già assicurato un enorme ritorno pubblicitario all’ideatore gestore del Blog (sapremo mai se socio,co-fondatore del movimento o burattinaio di Grillo?) titolare di una azienda informatica che opera sul Web nel settore Marketing.

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