Tutto il mondo è un orto

Scriveva Strabone:
Nei tempi antichi il mondo era pieno di farina d’orzo e farina di frumento, come oggi di polvere; e allora da alcune fontane sgorgava abbondante acqua, da altre latte e anche miele, e da altre vino e da alcune olio d’oliva; ma a causa della sua ingordigia e del lusso l’uomo cadde in un’arroganza illimitata. Ma Zeus, detestando questo stato di cose, distrusse tutto e assegnò all’uomo una vita di fatica e quando ricomparvero l’autocontrollo e altre virtù in generale, ritornò un’abbondanza di benedizioni. Ma la condizione dell’uomo si è già ravvicinata alla sazietà e all’arroganza e c’è il pericolo della distruzione di tutto ciò che esiste. (Libro VII)

In molte occasioni l’uomo ha dimostrato di non amare la Terra, che poi è la sua principale dimora. Ha distrutto foreste, inquinato acque, versato cemento in eccesso, ammorbato l’aria e rinunciato alla campagna e ai suoi frutti naturali. Oggi i prodotti della terra provengono quasi tutti dall’industria, spesso anche quando si parla di biologico. In tutto questo c’è tanta insufficienza culturale, ma anche speculazione commerciale.
A noi, però, piace sognare. E accompagnati da un brevissimo brano di Kahlil Gibran, tratto da “I doni della terra”, voliamo con le ali dell’immaginazione:

E un mercante disse: Parlaci del Comprare e del Vendere.
E lui rispose, dicendo:
A voi la Terra dispensa i suoi frutti, e non vi troverete mai nel bisogno se saprete come riempirvi le mani.

E come “riempirci le mani” ce lo suggerisce Slow Food–Primiero invitandoci a mettere la “Campagna nel piatto”.

L’orto è un Mondo limitato e infinito al tempo stesso. Ma è vero anche il contrario: tutto il Mondo è un grande orto che noi umani dovremmo accudire con coscienza.

È vero, l’orto è un mondo che va molto al di là dello steccato che lo delimita. Nella sua terra c’è sudore e sapienza. C’è ansia e speranza. C’è passato, presente e futuro. C’è la vita, quella autentica. Se tutti avessimo un orto da coltivare forse il mondo sarebbe migliore. Se tutti pensassimo a mettere la “Campagna nel piatto” guarderemmo a tutto quello che ci circonda con occhi diversi.
Come si fa? Ecco la ricetta:

Ingredienti:
44 ettari di terreno
8,5 di case e stalle (possibilmente con annessi cortili)
150 fienili
1 concimaia fresca
2 rivi d’acqua
3.224 metri di strade
1 chiesetta
14 stazioni di via crucis
40 orti o campi
granoturco q.b.
prato q.b.

Preparazione:
Si prendano i 44 ettari di terreno stendendoli su di un’area prevalentemente pianeggiante, si aggiunga subito una chiesetta e circa la metà delle strade e si coltivi principalmente a granoturco per circa 2 secoli, annaffiando regolarmente il tutto (anche in maniera violenta) con 2 rivi d’acqua.
Trascorsi i 2 secoli si cominci a sostituire il granoturco con il prato, aggiungendo in maniera proporzionale i fienili fino a raggiungere circa il numero di 150.
Contemporaneamente si spalmi il resto delle strade e, con estrema cura, si inizi a inserire gli 8,5 ettari di case e stalle, partendo dai lati (se qualche casa cade al centro fa lo stesso). Il tutto deve durare 50 o 60 anni.
Lasciar poi riposare per qualche anno e infine installare una concimaia fresca fresca e, come tanti bignè, 14 stazioni della Via Crucis.
Il risultato è osservabile quotidianamente, sia passeggiando che transitando in automobile o magari scambiando quattro chiacchiere con chi continua a coltivare i circa 40 orti e campi ancora presenti.

Nonno Peppino nell’orto didattico

Utopia? Forse. Ma intanto a Milano, c’è nonno Peppino che vive un’esperienza vera, autentica:
Io sono un pensionato, che spende il suo tempo libero nel portare la conoscenza dell’agricoltura nelle scuole dove abito, zona nord-ovest di Milano.
Il progetto si chiama orto a scuola e prevede la realizzazione di un orto nel giardino della scuola per poi impegnare i ragazzi nella coltivazione di ogni tipo di alimento.

Grande Peppino! il tuo impegno e il progetto che ti occupa ci fanno ben sperare, perché, come abbiamo sentito dal già citato Strabone, con le altre virtù in generale, ritornò un’abbondanza di benedizioni.

d.m.

P.S.
Riflettendo sulle considerazioni del mio amico Peppino Zipparri, vorrei aggiungere che mi ha colpito, a proposito di tempo, l’uso del verbo “spendere” e non “perdere”, o peggio, “ammazzare”. Complimenti, amico mio, è una visione della propria esistenza che molti della nostra età dovrebbero prendere ad esempio, piuttosto che lasciarlo scorrere, quel tempo, sonnecchiando tutto il giorno davanti a un televisore che per molte ore, alcuni, neanche guardano.

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