Il Casini inesistente

Il cavaliere inesistente

– E voi?- Il re era giunto di fronte a un cavaliere dall’armatura tutta bianca; solo una righina nera correva intorno ai bordi; per il resto era candida, ben tenuta, senza un graffio, ben rifinita in ogni giunto, sormontata sull’elmo da chissà quale razza orientale di gallo, cangiante d’ogni colore dell’iride. Sullo scudo c’era disegnato uno stemma tra due lembi d’un ampio manto drappeggiato, e dentro lo stemma si aprivano altri due lembi di manto, con in mezzo uno stemma più piccolo, che conteneva un altro stemma ammantato più piccolo ancora. Con un disegno sempre più sottile era raffigurato un seguito di manti che si schiudevano uno dentro l’altro, e in mezzo ci doveva essere chissà che cosa, ma non si riusciva a scorgere, tanto il disegno diventava minuto. – E voi lì, messo su così in pulito… – disse Carlomagno che, più la guerra durava, meno la pulizia dei paladini gli capitava di vedere.
– Io sono, – la voce giungeva metallica da dentro l’elmo chiuso, come fosse non una gola, ma la stessa lamiera dell’armatura a vibrare, e con un lieve rimbombo d’eco, – Agilulfo Emo Bertrandino, dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez!
– Aaah… – fece Carlomagno, e dal labbro di sotto, sporto avanti, uscì anche un piccolo strombettio, come a dire: “Dovessi ricordarmi il nome di tutti, starei fresco!” Ma subito aggrottò le ciglia. – E perché non alzate la celata e non mostrate il vostro viso?
Il cavaliere non fece nessun gesto; la sua destra inguantata d’una ferrea e ben connessa manopola si serrò più forte all’arcione, mentre l’altro braccio, che reggeva lo scudo, parve scosso come da un brivido.
– Dico a voi, ehi, paladino! – insisté Carlomagno – Com’è che non mostrate la faccia al vostro re?
La voce uscì netta dal barbazzale: – Perché io non esisto, sire.
– O questa poi! – esclamò l’imperatore. – Adesso ci abbiamo in forza anche un cavaliere che non esiste! Fate un po’ vedere.
Agilulfo parve ancora esitare un momento, poi con mano ferma ma lenta sollevò la celata. L’elmo era vuoto. Nell’armatura bianca dall’iridescente cimiero non c’era dentro nessuno.
*

Follini e Casini da giovani

Antonio Bisaglia, esponente di spicco della Democrazia Cristiana fino agli anni Ottanta, “allevò” due giovani leve della Democrazia Cristiana, di cui disse: «Ho due “figli”, uno bello e uno intelligente». I giornalisti che raccolsero la dichiarazione individuarono in Pierferdinando Casini quello bello e in Marco Follini quello intelligente.
Una cattiveria? Forse. Sta di fatto che Casini sembra più furbo che intelligente. È il “padrone” dell’UDC senza assumerne formalmente la carica di Segretario e i suoi voli pindarici gli hanno consentito persino di diventare presidente della Camera dei Deputati. Ciò nonostante, resta furbo più che intelligente. Per anni ha appoggiato Berlusconi e se ne è separato solo quando il Cavaliere lo voleva dentro il Popolo della Libertà, non per dissenso sulla linea politica, ma per accreditarsi come unico referente di quell’area cattolica e liberale di spirito moderato. Naturalmente, senza riuscirci.

Da sempre ha messo al centro del suo programma elettorale la famiglia e quello che si chiama “il quoziente familiare”, che consentirebbe di dividere il reddito per il numero dei componenti con conseguente risparmio fiscale per le famiglie stesse. Ottimo provvedimento… se fosse riuscito a farlo approvare dalla forte maggioranza parlamentare della quale pur faceva parte. Ma Berlusconi aveva altro a cui pensare.

Si produce in continui tentativi di ricomporre la vecchia Democrazia Cristiana e non si rende conto che il solo pensiero di costruire in Italia un partito di matrice cattolica è una prospettiva anacronistica. L’Inesistente si ostina, ma non capisce che non ci sono le condizioni, sia sul piano sociale e ancor meno su quello culturale. Oggi, un cattolico può aderire in piena coerenza a qualsiasi formazione politica senza, per questo, far riferimento al teismo o all’anti-teismo. Un assioma non potabile per Casini.

Non perde occasione di fare l’occhietto a quell’ala conservatrice del clero schierandosi a favore dell’unità della famiglia e contro divorzio e unioni civili, incurante che una buona parte della Chiesa oggi guarda con attenzione a quelle coppie che, dopo un percorso infelice, hanno trovato un nuovo equilibrio familiare.
Intanto, il Campione, si è separato dalla prima moglie, Roberta Lubich, a sua volta divorziata, e dalla quale ha avuto due figlie. Poi si è sposato una seconda volta con Azzurra Caltagirone, dalla quale ha avuto altri due figli. Come dire: «Io sono io e voi non siete un cazzo!» (copyright Marchese del Grillo).

Si accredita come paladino dell’etica politica ma non disdegna i voti di nessuno. In questa legislatura l’UDC è presente in Senato grazie ai voti che gli portò Cuffaro (Totò vasa-vasa, persona da sempre discussa e oggi in galera perché condannato a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato alla mafia e rivelazione di segreto istruttorio). Ma hanno problemi con la Giustizia anche i parlamentari udc Bosi, Carra, Delfino, Drago, Mannino, Naro, il segretario del partito (diciamo) Lorenzo Cesa e Francesco Saverio Romano (ex udc, oggi tra i(r)Responsabili). E di tutto questo il Nostro non è mai inorridito.

Alle elezioni amministrative si presenta alleato, qui col PDL e lì con il PD, a seconda delle convenienze contrabbandate per “autonome scelte territoriali”. Nella regione Lazio, prima di invitare gli omertosi consiglieri udc a dimettersi, ha atteso che il cardinale Bagnasco, presidente della CEI, manifestasse pubblico sdegno per le nefandezze emerse da quel pecoreccio consesso che pasteggiava a ostriche e champagne pagate da noi cittadini, queste sì, a nostra insaputa.

Pierferdinando Casini

E oggi? Oggi, nella sua insignificanza politica, spalleggiato dall’evanescente Fini, propone per il dopo-Monti… ancora Monti. E sogna per sé la Presidenza della Repubblica.
Lusíngame n’atu ppoco, invocava Sergio Bruni in una vecchia canzone napoletana.

Il Casini inesistente vorrebbe essere un transatlantico ma nonostante tutto rimane una zattera, che solo in uno sconclusionato panorama politico come quello italiano riesce a galleggiare.

Cantastorie

* “Il cavaliere inesistente” – Italo Calvino – Mondadori Editore

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