Lessico e nuvole

Ludwig Wittgenstein, studioso di filosofia del linguaggio

“Noi dimoriamo nel linguaggio” sostiene Ludwig Wittgenstein. Infatti, è attraverso il linguaggio che veicoliamo i nostri pensieri e il nostro agire. Con le parole regoliamo i rapporti con i nostri simili e per affermare le nostre idee e trovare consenso nelle teorie che esponiamo, ricorriamo ai vocaboli giusti e le sfumature più adeguate. Tanto è vero che di recente la tecno-ministra Fornero ha usato l’espressione inglese choosy per definire schizzinosi i giovani che fanno i difficili when ever si offre loro un lavoro. Ma what does he say, signora Fornero? Non so in che mondo vive lei, ma nel mio i giovani accettano tutto, anche quelli con laurea, dottorato e master. Piuttosto sono i datori di lavoro a essere squeamish quando li devono pagare.

Ciò detto, accade piuttosto spesso che nel comune parlare si faccia uso di termini in maniera impropria, quando non distorta, per accreditare in chi ascolta un significato non coerente con i fatti trattati. Lo sanno bene certi politici che puntano su un uso del lessico finalizzato alla propaganda più becera. Basti pensare, per esempio, all’insistenza dell’espressione “comunista” o al termine “no-global” al fine di trasformarli in aggettivi dispregiativi, facendone smarrire l’autentico significato e il reale senso storico.

Ma possiamo fare anche un esempio più concreto. Nel linguaggio corrente, per “missione di pace” si vuole far intendere una spedizione militare in aiuto a una nazione in stato di belligeranza con un’altra. Si omette intenzionalmente la parola “guerra” proprio per allontanare l’evocazione del pericolo. Eppure, recarsi in una zona dove sono ancora in corso bombardamenti, scontri armati, incursioni militari, atti di terrorismo non è proprio un compito esente da rischi per la propria incolumità. Per di più, lì ci si reca armati di tutto punto e con l’ausilio di mezzi offensivi. E, una volta sul posto, se qualcuno dovesse lasciarci la pelle, si può sempre parlare di “danni collaterali”.

Soldati americani in Iraq

Un altro caso degno di nota sono i sondaggi di opinione, che, fatta salva la serietà di alcuni istituti di statistica, possono orientare i comportamenti di massa verso un ben definito obiettivo. Negli Stati Uniti, in occasione della prima guerra americana nel Golfo Persico contro l’Iraq che aveva occupato il Kwait, fu fatto un esperimento per dimostrare che si potevano manipolare le risposte degli intervistati. A tre diversi campioni rappresentativi della società americana fu posta una domanda diversa, ma dal contenuto analogo.

– La prima: “Siete d’accordo che l’America vada in aiuto di un popolo privato della libertà?”
Qui si parla genericamente di un’America che va ad aiutare gente oppressa, che va a compiere un’azione meritoria che non contempla (perché non se ne fa esplicita menzione) l’eventualità di perdite umane. È facile manifestare il proprio consenso all’operazione.

– La seconda: “Siete d’accordo che i soldati americani siano mandati a combattere nel Golfo Persico?”
Qui si è meno generici. Si parla già di soldati americani, quindi connazionali. Mandati a combattere, in un luogo lontano e chissà per quanto tempo. Col rischio di essere feriti, o peggio, uccisi. È più difficile rispondere affermativamente.

– La terza: “Siete d’accordo che i nostri ragazzi vadano a morire in Iraq?”
Ora è pressoché impossibile condividere l’idea che qualcuno che ci appartiene, che “i nostri ragazzi” vadano a farsi ammazzare. Per altro, senza far cenno a una motivazione nobile di supporto e in un luogo estraneo per cultura e religione. Non c’è alcun dubbio: tutti rispondono NO!

Provate anche voi a fare un esperimento analogo: chiedete ai vostri conoscenti se sono favorevoli o meno alla pena di morte. Ma fatelo in due occasioni precise: nel giorno di Natale o Pasqua e a ridosso di un crimine efferato ai danni di bambini. Dalle stesse persone interrogate, riceverete risposte contrastanti.

Annunci offerta lavoro

E veniamo alle offerte di lavoro che spesso contengono una lessico che definire sofistico è un eufemismo. Umberto Galimberti nel suo libro “Il segreto della domanda”, edito da Apogeo-Feltrinelli, riporta la lettera di un lettore del settimanale “D-La repubblica delle Donne” pubblicata nella sua rubrica che evidenzia il lessico di una delle tante richieste di lavoro:

Azienda leader nel settore, causa rapidissima espansione e per ampliamento proprio organico seleziona il candidato ideale tra giovani fortemente motivati, automuniti, con cultura superiore, bella presenza, ambiziosi, determinati, dinamici, intraprendenti, entusiasti, dotati di buona dialettica, e comunicativi, flessibili, dotati di forte spirito imprenditoriale, di capacità di “problem solving” e di “stress tollerance”, sicuri di sé, fuori dal comune, alla ricerca di sfide continue e in grado di lavorare per obiettivi e in team, desiderosi di realizzarsi e con spiccata predisposizione ai rapporti umani.
Si richiede impegno full-time e disponibilità immediata.
Si offre di lavorare in ambiente giovane e dinamico con una stipendio proporzionato alle capacità e all’impegno.
Si assicura un fisso mensile e provvigioni di sicuro interesse.
Chiamate al nostro numero solo se pensate di avere tutti i requisiti richiesti.

Questo il testo originale. Quella che segue tra parentesi è la decodificazione impietosa che ne fa lo stesso autore della lettera:
Azienda leader nel settore (Noi siamo i più forti di tutti), causa rapidissima espansione (siccome diventiamo sempre più ricchi e abbiamo tutta l’intenzione di diventarlo sempre più velocemente) e per ampliamento proprio organico (e visto che il lavoro che proponiamo è così stressante che c’è un ricambio della madonna) seleziona (il nostro gruppo è alla ricerca) il candidato ideale (di qualunque disoccupato disperato) tra giovani fortemente motivati (che si trovi tra quegli individui che hanno un’assoluta urgenza di mangiare), automuniti (che però non siano poi così poveri da non avere un’automobile propria, visto che a fornirgliela, noi non ci pensiamo proprio), con cultura superiore (né così disperati da non avere una famiglia che abbia a suo tempo provveduto a mantenerlo agli studi), bella presenza (che possa continuare a consentirgli l’acquisto di vestiti firmati e sempre nuovi), ambiziosi, determinati (che poi siano anche arrivisti e senza scrupoli), dinamici, intraprendenti (che non stiano mai fermi e che invece di prendersi una pausa si inventino sempre qualcosa che ci aumenti il fatturato), entusiasti (che, pur spezzandosi la schiena per noi, appaiano sempre in forma, felici e soprattutto sorridenti), dotati di buona dialettica, e comunicativi (che siano capaci di abili giochi di parole per poter plagiare e truffare meglio chiunque, perché chiunque è un potenziale cliente), flessibili (che lavorino senza accampare diritto alcuno), dotati di forte spirito imprenditoriale (che abbiano lo spirito di autentici figli di mignotta), di capacità di “problem solving” (che posti di fronte a qualsiasi problema abbiano la capacità e la fantasia di trovarsi da soli la soluzione, anche se nessuno li ha mai preparati a farlo, e comunque senza mai procurare il minimo fastidio all’azienda) e di “stress tollerance” (e che non abbiano bisogno di alcun riposo), sicuri di sé (che siano megalomani), fuori dal comune (che si atteggino a fare i vip), alla ricerca di sfide continue (che amplino il nostro portafoglio clienti facendo firmare contratti a persone di ogni ceto economico e di ogni rango sociale) e in grado di lavorare per obiettivi e in team (e che siano in grado di lavorare seguendo sempre le nostre mutevoli e determinate esigenze), desiderosi di realizzarsi (che siano frustrati dalla vita e quindi ancor più attratti dai soldi e dal potere) e con spiccata predisposizione ai rapporti umani (e che siano naturalmente portati ad adulare e dire menzogne ai clienti).
Si richiede impegno full-time e disponibilità immediata (Ora, visto che tanto nessuno vi offrirà mai niente di meglio, si pretende che non stiate troppo a riflettere su questa offerta,
e che invece vi prepariate fin da subito a lavorare per noi).

Visto? Basta scegliere un repertorio linguistico appropriato e si riesce a mostrare una realtà che non corrisponde a quella sostanziale. Un po’ come dire choosy. È più dandy.

mimmo

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