L’ARMIR a Bordighera

Bordighera (Imperia)

Abito a Bordighera da una quindicina d’anni. Questa cittadina di circa diecimila abitanti (dichiarati perché in realtà almeno un terzo fa figurare un solo componente della famiglia qui residente per benefici fiscali sulla proprietà della casa) penso sia un dei maggiori gerontocomi d’Italia.

Ma questo è giusto ed è anche il motivo perché ci sono finito io. Qui il clima è gentile, una corona di colline riparano la città dai venti freddi ed il mare fa il suo dovere di riflettere il caldo assorbito d’estate sulla costa d’autunno e inverno. È detta città delle palme per la fitta vegetazione di questi alberi d’alto fusto che, con il loro largo ombrello, sono anche riuscite a resistere all’invasione dei condomini. Questi orribili palazzoni, che hanno circondato le ville ottocentesche degli inglesi, veri scopritori di questo angolo di riviera, hanno avuto così la grazia di essere punteggiati dal verde africano.

Torniamo al gerontocomio: dal Piemonte e dalla Lombardia sono scesi a frotte i pensionati che lasciano il freddo e l’umido dello loro pianure per godere sulla vecchie panchine del lungomare un tiepido sole. Passando davanti a questi salotti aperti, si possono così ascoltare gli incroci di dialetti che diventa un gioco capirne le origini. Dal brusco bergamasco al cantinelante torinese ci accontentiamo di intuirne la provenienza ma certo non il significato del discorso.

Ho premesso tutto questo perché si possa capire come l’Università della Terza Età abbia da questa parti un certo successo.

Università della Terza Età

Terza età in genere va dagli oltre 65enni fino a gli ultra 80enni o almeno così si suppone scrutando la platea che ha inaugurato qualche giorno fa questi corsi.
Io non vi ho mai preso parte ma, visto che il perno di questa inaugurazione era una conferenza sulla campagna dell’ARMIR in Russia e l’argomento mi prendeva, ho voluto assistervi.
Sono entrato nella grande aula creata sfruttando un atrio della Fortezza dell’Annunziata di Ventimiglia. Possenti bastioni che dominano il confine franco-italiano che mi hanno fatto ammirare la sobrietà del forte. Un pubblico cicaleggiante affollava la sala. Un rapido calcolo mi ha dato come risultato circa trecento persone sedute con una percentuale del cinquepercento di uomini. Le signore nell’attesa dell’inizio si salutavano a distanza mezze erette sulle sedie per scorgere i nuovi ingressi augurandosi ci fossero amiche da salutare alla mano.
Ovviamente, o no, mi sono seduto in fondo alla sala sfidando la pessima ricezione ed il mio udito traballante tra i suoni acuti che percepisco e quelli bassi che mi passano inascoltati sopra la testa.

Una professoressa, o almeno così la definiva una mia vicina di seggiola, a me nota in quanto presidente del consiglio comunale sciolto un anno fa per collusione con la mafia, cercava, a mia insaputa, di descrivere i corsi della 3^ età e poi presentava l’oratore che doveva illustrare il tema della ritirata dell’ARMIR dalla Russia.

L’Armata italiana in Russia

Avendo letto “Centomila Gavette di ghiaccio”di Bedeschi ed altri saggi sull’argomento, credevo di conoscere già tutto ma in realtà l’oratore in questione ci inondava di numeri forse a me non noti o dimenticati. La cosa più interessante alla fine furono le mappe delle posizioni delle truppe italiane e di quelle tedesche durante le battaglie anche perché in questo caso veniva da me impegnata la vista e non l’udito.

Dalla mia posizione mi era facile osservare buona parte del pubblico e delle sue reazioni. Purtroppo nella seconda metà della conferenza il moto più comune di molte signore era quello di portare la mano alla bocca per celare lo sbadiglio. Mi affascinava particolarmente una signora elegante tre file avanti a me che portava la mano in posa verticale davanti la bocca perché lo sbadiglio era di una tale portata che la mano messa orizzontalmente, come è naturale, non sarebbe bastata a celarlo. Un’altra signora teneva costantemente la mano davanti alla bocca fingendo di passare e ripassare il dito indice sulla punta del naso come se il disagio fosse provocato più dal prurito che dalla noia.
Insomma alla fine ne ho concluso che anche quest’anno non mi iscriverò all’università della 3^ età, tanto sono già nella quarta e magari farò un pensierino all’Ampliphon o similari.

Orsobianco

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2 thoughts on “L’ARMIR a Bordighera

  1. questo articolo e’ la conferma di quello che io penso e sono sempre stato alla larga dai ritrovi della vecchiaia,chiamiamola terza eta’. le feste danzanti,i circoli per anziani,viaggi guidati e poi non ti dico quando si fanno prendere in giro in tv dalla de filippo

    • Caro Pietro, io la penso come te. Rifuggo da qualsiasi contesto omogeneo, particolarmente i circoli per anziani. In quei luoghi senti quasi sempre brontolare su tutto. E, se mi permetti, le mie orecchie sono già stufe di sentire i miei di brontolii. Desidero anch’io avere a che fare con l’Umanità nella sua interezza (giovani, vecchi, bambini, uomini, donne, persone importanti e semplici… ), servendomi anche dei mezzi che le moderne tecnologie ci mettono a disposizione. E sottolineo anche, perché non rifuggo mai da un incontro per un caffè o un piacevole convivio con carissimi amici.

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