Vivere per mangiare o mangiare per vivere?

Tempo fa un ministro, in maniera ardita, ebbe a dire che con la cultura non si mangia. È vero. Un buon libro, un dipinto o un brano musicale non liberano lo stomaco dai morsi della fame. Ed è anche vero che a stomaco vuoto è difficile apprezzare qualsiasi espressione artistica e formativa. Ma, io credo, che quel ministro, se paragonava Dante con Vissani, non avesse la più pallida idea di cosa fosse la Cultura. E nemmeno la buona cucina. Evidentemente, il suo mondo era fatto di numeri e nulla più. Invece, la Cultura è ben altro…

“Bisogna disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l’uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici, di fatti bruti e sconnessi che egli poi dovrà casellare nel suo cervello come colonne di un dizionario per poter poi in ogni occasione rispondere ai vari stimoli del mondo esterno. Questa forma di cultura è veramente dannosa… Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell’umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri. Serve a creare un certo intellettualismo bolso e incolore che ha partorito tutta una caterva di presuntuosi e di vaneggiatori, più deleteri per la vita sociale di quanto siano i microbi della tubercolosi o della sifilide per la bellezza e la sanità fisica dei corpi… Ma questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce.

La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri. Ma tutto ciò non può avvenire per evoluzione spontanea, per azioni e reazioni indipendenti dalla propria volontà, come avviene nella natura vegetale e animale in cui ogni singolo si seleziona e specifica i propri organi inconsciamente, per legge fatale delle cose. L’uomo è soprattutto spirito, cioè creazione storica, e non natura… Conoscere sé stessi vuol dire essere sé stessi, vuol dire essere padroni di sé stessi, distinguersi, uscire fuori dal caos, essere un elemento di ordine, ma del proprio ordine e della propria disciplina a un ideale. E non si può ottenere ciò se non si conoscono anche gli altri, la loro storia, il susseguirsi degli sforzi che essi hanno fatto per essere ciò che sono, per creare la civiltà che hanno creato… senza perdere di vista lo scopo ultimo che è di meglio conoscere sé stessi attraverso gli altri e gli altri attraverso sé stessi.”

Antonio Gramsci, 29 gennaio 1916

Credo che quel ministro, almeno per il momento, sia ritornato al suo lavoro fatto di soli numeri. Oggi abbiamo un governo di tecnici, anch’esso molto attento all’aritmetica, che però non riesce a contare quanti sono i cosiddetti esodati. Con questi ministri l’Italia ha riguadagnato dignità e rispetto internazionale, anche se poi si scordano degli ammalati di SLA e pasticciano con i problemi della scuola. In compenso portano a nostra conoscenza alcune paroline inglesi come spending review e choosy (sic!).
Intanto, con la legge di stabilità, tra connessi e derivati, tagliano all’Istruzione centinaia di milioni di euro, mentre, in assenza di borse di studio, comodato d’uso dei libri di testo, gratuità dei trasporti pubblici, le famiglie degli studenti sono costrette a una spesa annuale che oscilla tra i 900 e i 1.600 euro. Il tutto, in presenza di un modello didattico ancora frontale che non crea alcuna interazione fra studente e insegnante, con materiali didattici antidiluviani e con programmi superati che non tengono conto dell’evoluzione della società negli ultimi decenni.

Signor ministro Profumo, lei che per correggere la “scompostezza” degli italiani
preferirebbe utilizzare un po’ di più il bastone e un po’ meno la carota, altre volte viceversa, ma non troppa carota, è al corrente che l’Europa, oltre al pareggio di bilancio, ci chiede un
maggior numero di laureati formati con moderne metodologie didattiche?

mimmo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...