Il vecchio e il giovane

Vittorio Foa

Vittorio Foa nacque a Torino il 18 settembre 1910. Da giovane si avvicinò al gruppo antifascista di “Giustizia e Libertà” e nel maggio del 1935 fu arrestato e condannato a 15 anni di carcere. Liberato dopo la caduta di Fascismo, entrò nella Resistenza e nel CLN del Piemonte. Dopo la Liberazione fu deputato alla Costituente per il Partito d’Azione e contribuì alla stesura della Carta Costituzionale. Sciolto il Partito d’Azione, passò al Partito Socialista Italiano, di cui fu dirigente nazionale e deputato.
Nel 1948 entrò nella CGIL e diventò prima Segretario nazionale della FIOM e successivamente membro della Segreteria con Giuseppe Di Vittorio. Passò dal PSI al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) e poi nel Partito di Unità Proletaria (PdUP), per approdare poi in Democrazia Proletaria, sempre con incarichi di dirigente nazionale.
Un percorso coerente, il suo, con l’obiettivo di contribuire a creare una forza politica che orientasse i gruppi più turbolenti verso una prospettiva di governo delle sinistre avulsa da un’idea rivoluzionaria.
Nel 1970 decise di dedicarsi agli studi e accettò la cattedra di Storia contemporanea nelle Università di Modena e Torino, ma non si estraniò mai dalla vita politica. Nel 1987 entrò in Senato come indipendente, eletto nelle liste del Partito Comunista Italiano e poi del Partito Democratico della Sinistra. E alla fondazione del Partito Democratico, nel 2007, non fece mancare il suo apporto.
Vittorio Foa non fu mai un comunista. Una volta ebbe a dichiarare: «Non credo di avere mai accettato il marxismo come un canone di interpretazione globale della realtà. Io non sono mai stato comunista e nessuno mi ha mai chiesto di diventarlo, forse anche per il mio impermeabile individualismo piccolo-borghese che ha resistito anche a decenni di lavoro sindacale. La mia coabitazione coi comunisti è stata tutta sul versante, che ritengo dominante, della costruzione democratica».
Una delle sue ultime apparizioni pubbliche fu a Roma, il 14 settembre 2002, alla manifestazione dei “girotondi”. L’ultranovantenne Foa, debilitato nella vista, dal palco di piazza San Giovanni affermò la necessità di esserci gridando: «Non vi vedo, ma vi sento. Voi mi date speranza». E quando ai più importanti appuntamenti della Sinistra non poté essere presente per motivi di salute, non fece mancare mai i suoi messaggi di saluto, che, oltre a suscitare entusiasmo, hanno sempre indotto a profonde riflessioni. L’attenzione che gli è stata sempre riservata, infatti, non derivava soltanto dalla sua personalità, in quanto protagonista politico di un secolo, ma dal mostrare forte curiosità laica e mettersi in ascolto per cercare di comprendere e interpretare il nuovo, non contrapponendovi mai la propria formazione politica d’altri tempi.
Moltissimi sono stati i suoi libri, a ragione, considerati tasselli della cultura progressista del Novecento.
Morì a Formia il 20 ottobre 2008 all’età di 98 anni. Un’aquila!

Matteo Renzi

Matteo Renzi è nato a Firenze l’11 gennaio 1975. Ha avuto una formazione scout. Ancora diciannovenne, partecipò alla trasmissione televisiva “La ruota della fortuna” vincendo 48 milioni di lire.
Ha lavorato per una società di servizi di marketing di proprietà della sua famiglia, in particolare coordinando il servizio di vendita del quotidiano La Nazione sul territorio fiorentino con la gestione degli strilloni.
Nel 1996 si è iscritto al Partito Popolare Italiano, di cui divenne, tre anni dopo, Segretario Provinciale. Nel 2001 è stato nominato coordinatore fiorentino de’ La Margherita e nel 2003 Segretario Provinciale. Un anno dopo è stato eletto Presidente della Provincia di Firenze in una coalizione di centrosinistra. Fa parte della Direzione Nazionale del Partito Democratico e dal giugno 2009 è sindaco di Firenze.
Aspira a diventare Presidente del Consiglio ed è candidato alle primarie del centrosinistra. Ha aperto la sua campagna elettorale già prima che l’Assemblea Nazionale del partito modificasse la norma statutaria che prevedeva la figura del Segretario come unico candidato Premier. Subito dopo, ha fatto ricorso al Garante della Privacy per contestare il registro degli elettori stabilito all’unanimità da quella stessa Assemblea. In continua polemica con D’Alema si è discolpato così: «È lui che comincia per primo!».
In giro per l’Italia, cerca di accreditarsi come il Tony Blair o il Barak Obama italiano. Un galletto!

Vittorio, quasi centenario, era un innovatore. Matteo, a meno di trentotto anni, rimane pur sempre uno sfasciacarrozze.

mimmo

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5 thoughts on “Il vecchio e il giovane

  1. MA SE ALCUNI ANNI FA COME VEDO DALLE DATE DEI POST STO “MATTEO RENZIE” ERA GIA’ QUALIFICATO COME UN CHIACCHIERONE QUAQUARAQUA COME MAI E’ ASSURTO AL POTERE???????????????????????

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