Senza corona e senza scorta

Berlusconi se ne vaUscire dalla scena politica è difficile e doloroso. Diciamolo. Quando, per quasi vent’anni si è stati al centro del potere, del dibattito, dell’osanna, insomma dell’attenzione generale, non è facile chiudere la porta e tornare cincinnato. Particolarmente, quando si è abituati a controllare i media, i consensi e le decisioni che contano. Se è vero che il priore ritorna frate, questo può valere ad Assisi non ad Arcore.
Il timore è la traslazione dalla ribalta al retroscena. Insopportabile. Senza contare che la spending review potrebbe anche ridurre la pletorica scorta che lo accompagna, simbolo ostentato dell’uomo che non vuole chiedere. Un contesto che precipita nella solitudine. Devastante. E l’uomo “solo al comando” non vuole rinunciare al “comando”. Ovvio. Si ritroverebbe “solo” in compagnia di una preposizione articolata. Troppo poco.
Soprattutto, non vuole perdere gli ubbidienti. Perché l’imprenditore Berlusconi continuerà comunque a comandare, ma solo ai subalterni delle sue aziende. Ne troverà ancora di disciplinati e proni, ma non così remissivi e sottomessi come quelli che frequentavano Palazzo Grazioli. E allora scalcia, minaccia, rivendica, reagisce. Dice per poi contraddire. Afferma per smentire. Il fatto è che ormai non abbaia neanche più alla luna, ma nel vuoto cosmico, dove le onde sonore non viaggiano.

Il Nostro si è affacciato sulla ribalta internazionale col G7 di Napoli, quando c’erano Khol, Chirac, Clinton, la Thatcher ed è stato detronizzato a Bruxelles travolto dal risolino irridente della Merkel e Sarkozy, che dichiararono così al mondo che non si fidavano di lui. Come un magliaro qualsiasi. È stato lì che il suo potere si è sbriciolato. Sepolto dal ridicolo. Poi, l’ultima sentenza di condanna a quattro anni di reclusione per frode fiscale gli ha dato il colpo di grazia facendogli percepire la vulnerabilità dell’insignificanza politica. E quella forza centripeta che lo aveva proiettato nell’occhio del potere si è tramutata in centrifuga, esponendolo alle azioni dei nemici e alle reazioni dei presunti amici. E oggi, proprio lì, nella sua Casa, il suo Popolo, si prende la Libertà di abbandonarlo nella rabbia e nel risentimento più cupo. Gli ex cortigiani, ieri piegati e asserviti, oggi brigano alle sue spalle. Lo considerano una presenza imbarazzante. E tessono una nuova tela con i suoi vecchi amici, intanto divenuti nemici. E, per giunta, rifiutano la sua eredità politica, che più che referenze positive porterebbe scorno e sfregio.

Egli sostiene di non essere mai uscito dal campo. È vero! Ma si è ritrovato in uno spogliatoio vuoto a tracciare assi cartesiane per un progetto senza futuro. Solo, a sognare la tattica per un’altra partita con giocatori nuovi, che alla fine inevitabilmente finiranno col vestire la casacca delle vecchie glorie.

Berlusconi Silvio non sposta più nulla. Dichiara guerre che nessuno dei suoi ha intenzione di combattere. E non vuole accettare l’idea che tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Le sue barzellette non fanno più ridere nessuno e la sua maschera stanca non ha più l’appeal del leader carismatico. Il suo volto innaturale spande avvertimenti patetici che solo insignificanti personaggi prendono in considerazione. E, come Saturno, è pronto a divorare anche il proprio figlio politico, l’Angelino, che fa di tutto per rabbonirlo come si quieta un vecchietto irritabile.

BerlusconianiColonnelli, scudieri e ancelle, intanto, sbandano alla ricerca di un’opportunità per rilanciare sé stessi. È il “si salvi chi può”. Alcuni minacciano scissioni consociative. Altri continuano a implorare grottesche primarie. Qualcuno mercanteggia con Casini o corre alla corte di Montezemolo. Altri ancora si mettono a disposizione di quel ministro in carica, voglioso di spendere la sua notorietà capitalizzata. ‘Riposizionarsi’ è la parola d’ordine. Non sarà facile per chi è vissuto della sola luce riflessa del vecchio Sol Invictus. Ma qualcuno alla fine resterà a galla, magari al servizio di un nuovo padrone, magari ricorrendo a quell’arte di strisciare ben perfezionata in vent’anni di indecoroso servizio.

Si inorgogliscono nell’esercizio dei più infimi incarichi presso l’adorata persona; giorno e notte aspirano alla gratificazione di essergli utili; lo scortano, si atteggiano a intermediari compiacenti di ogni suo piacere, si attribuiscono le sue sciocchezze o si affrettano ad approvarle; in poche parole, il buon cortigiano è talmente assorbito dall’idea del dovere, che spesso si sente fiero nel compiere atti disprezzati anche dal più leale servitore. (Paul H.D. d’Holbach, “Saggio sull’arte di strisciare” – 1789).

O, magari, chissà, ancora a Palazzo Grazioli alla corte del tirannosauro, pronto a rigurgitare la sua vecchia creatura politica. Riveduta e corretta. Riverniciata e imbellettata. Costi quel che costi. Per sé stesso e per l’Italia intera.

Cantastorie

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One thought on “Senza corona e senza scorta

  1. “O, magari, chissà, ancora a Palazzo Grazioli alla corte del tirannosauro, pronto a rigurgitare la sua vecchia creatura politica. Riveduta e corretta. Riverniciata e imbellettata. Costi quel che costi. Per sé stesso e per l’Italia intera”.
    Così avevo concluso questo post di lunedì scorso. In questo momento apprendo che Berlusconi Silvio da Arcore ha deciso di riprendere in mano il suo partito e ricandidarsi a premier. Ahimé, da facile profeta, ho avuto ragione e non me ne glorio, anzi avrei preferito sbagliarmi, ma tant’è: “… pronto a rigurgitare la sua vecchia creatura politica. Riveduta e corretta. Riverniciata e imbellettata. Costi quel che costi. Per sé stesso e per l’Italia intera”.

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