Cosa è il peccato originale

“Pecore senza pastore” (Marco 6,34) non “Massa dannata” (Agostino)

Vito Mancuso

Vito Mancuso

Ma allora Genesi 3 non è in alcun modo il racconto della nascita del male. Se il serpente non è Satana, qui non c’è il racconto della nascita del male. Qui semmai nasce il peccato inteso come trasgressione di un divieto, ma non il male nella sua valenza oggettiva. Il male non poteva nascere qui perché non c’era ancora il bene, e il male è solo una corruzione del bene, qualcosa di parassitario rispetto al bene.
Ma Adamo ed Eva prima della trasgressione non conoscono nemmeno il bene, sono nell’innocenza paradisiaca, sono senza libertà. Non sono ancora veramente uomini. I loro occhi, come dice il testo, non sono ancora aperti. Non sanno di essere nudi. Non si conoscono. Non hanno autocoscienza. È possibile affermare la corruzione di una natura così? così ingenua?
Occorre distinguere tra la tentazione che viene dalla vita e la tentazione che viene dallo Spirito del male, lo spirito immondo come lo chiamava Gesù. E solo quando si entra in questa seconda e più profonda dimensione che si ha un vero e proprio peccato che conduce alla morte, un peccato mortale, che è poi l’unica vera dimensione del peccato.

Consideriamo come siamo nati e cresciuti, i molteplici condizionamenti positivi e negativi che abbiamo ricevuto: come era nostra madre e come era nostro padre non lo abbiamo deciso noi, eppure la nostra vita dipende molto da loro, sia nel bene quando siamo bravi, sia nel male quando siamo cattivi, come pure dipende dalle altre figure di adulti o di compagni che hanno segnato la nostra crescita e che ci siamo ritrovati accanto senza poterli scegliere. La psicanalisi ha da insegnare al riguardo, sa che dietro molti comportamenti aberranti vi sono altrettanti comportamenti aberranti di cui si è stati vittima da bambini; e se è vero che non tutto di noi va ricondotto all’infanzia, se è vero che esiste la libertà e la possibilità che ci costruiamo noi stessi la nostra storia, chi è in grado di tracciare con una linea netta il confine tra la dimensione spontanea della libertà e la nebulosa dei condizionamenti ricevuti? Chi può tirare la prima pietra?

Pecore senza pastore

Pecore senza pastore

Poveri uomini, non bisogna assegnare loro fin dall’inizio una libertà così cristallina e organizzata. La gran parte di loro non conosce nulla di simile. E il dogma del peccato originale dice esattamente questa assenza naturale di una libertà orientata al bene, o, se si vuole usare la terminologia tradizionale, priva della grazia. Bisogna pensare agli uomini come a «pecore senza pastore» (Marco 6,34), così come li vide lo sguardo misericordioso del maestro, ben diverso dall’atteggiamento privo di pietas di Agostino e di altri uomini di Chiesa come lui che li vedono come «massa dannata». La mancanza del pastore è la mancanza della libertà orientata, della direzione, di una volontà determinata. È l’essere in balìa dei mercenari, dei piazzisti, dei ciarlatani, dei populisti di ogni genere, di chi grida di più, di chi mostra di essere più forte. Perché gli uomini, naturalmente, non aderiscono a chi manifesta loro la verità, ma a chi appare loro più forte. Gli uomini sono sedotti dalla forza, non dalla verità. Fate una campagna elettorale sulla base del servizio alla verità, e sarete ricompensati con il minimo dei voti.

Questa noncuranza degli uomini verso la verità, questo loro essere senza pastore, senza direzione, in balìa dei bassi desideri con cui nascono, è il peccato originale. Ma qui Satana non c’entra. Ricondurre tutto ciò a lui significa demonizzare ogni aspetto della vita, dal cibo al sesso ai rapporti con gli altri. Il che effettivamente è avvenuto nella Chiesa, in particolare riguardo al sesso: per secoli si è guardato al sesso come regno del demonio, per secoli si è guardato al piacere sessuale come a qualcosa di peccaminoso, per secoli si è costruita un’educazione dei giovani interamente basata sulla rimozione della sessualità, per secoli si sono dipinti i santi e le sante con volti asessuati, senza forza virile e senza fascino femminile, ultimamente senza vita, perché negare il sesso equivale a negare la vita.

Massa dannata

Massa dannata

In realtà a questo livello Satana non c’entra nulla, qui è solo la natura che opprime con la forza gravitazionale l’anima degli uomini dirigendola verso il basso. Le folle nei vangeli sono descritte in modo significativo: vogliono guarire, vogliono mangiare, vogliono assistere al meraviglioso, vogliono poter gridare la loro sorpresa. Eccoli gli uomini. Sono così, anche oggi sono così, sempre saranno così. Questo è il peccato originale, questa banalità naturale, questa prevedibilità di ogni mossa, questo meschino rendiconto che guida le azioni; questa entropia, questo disordine, questa negligenza rispetto al costruire, all’ordine, al vero, al razionale. Già nella configurazione dei corpi è possibile vedere l’effetto del disordine dell’entropia, nei corpi che hanno perso le forme originarie, ingrassati per la voracità alimentare e la pigrizia. Anche così è possibile scorgere il peccato originale all’opera. Ma, ancora una volta, tutto questo con Satana non c’entra. Non si deve ricondurre il peccato originale a Satana. È un errore della teologia, e va corretto.

Vito Mancuso
Teologo, editorialista del quotidiano “La Repubblica”, dal 2004 al 2011 è stato docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano. Ha scritto numerosi libri, tra i quali “La vita autentica”, “L’anima e il suo destino”, “Io e Dio” e, di recente, “Obbedienza e libertà”.

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One thought on “Cosa è il peccato originale

  1. Spero che lei legga il mio commento. Dopo anni passati lontanissimo da ogni tipo di ragionamento sulla chiesa cattolica e sul cristianesimo ho scoperto i suoi libri e ne sto leggendo parecchi. Devo dire che nel suo intervento nel blog, così come nei suoi libri, trovo sempre una distanza quasi abissale tra le sue affascinanti ricerche teologiche e filosofiche e quanto sento saltuariamente dai pulpiti delle chiese o dalle banali e ovvie idee che vengono impartite a mio figlio nella scuola e nella dottrina o a miei amici nelle loro frequentazioni nelle chiese. Sembra quasi che ci sia più affinità tra Lei e Dario Fo che tra Lei e ogni prelato. Trovo più vicinanza tra i suoi scritti e il “Vangelo secondo Gesù ” di Saramago che tra i suoi scritti e i Vangeli che vengono letti il chiesa.
    Come potremo riportare la gente alla profondità del pensiero e dell’anima se la superficialità e’ ormai insita anche in chi più di ogni altro dovrebbe far ragionare dell’anima e dei suoi derivati? Come potremo far avvicinare senza traumi civiltà e religioni diverse se non conosciamo più nemmeno la nostra e la nostra anima? Come potremo parlare di religione, anima e morte ai giovani se nessuno più viene educato a pensare ?
    Un caro saluto

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