Datazione del Natale

NataleIl 25 dicembre corrisponde esattamente al giorno della nascita di Gesù Cristo o è una data convenzionale?

Se usiamo datare gli avvenimenti prima e dopo Cristo, intendendo prima della sua nascita e dopo la sua nascita, Gesù sarebbe dovuto venire al mondo il 1° dell’anno, altrimenti i 6 giorni di scarto che vanno dal 25 dicembre al 1° gennaio come li collochiamo?

Proviamo a ragionare e tentiamo una spiegazione.
Il mondo occidentale oggi fa riferimento all’era cristiana per numerare gli anni. Storicamente il primo ad usare questo metodo fu il monaco Dionigi il Piccolo, che intorno all’anno 525 calcolò che Gesù Cristo era nato nell’anno 753 ab Urbe Condita. Subito dopo affermò che gli anni non dovevano essere più contati dalla fondazione di Roma, bensì a partire da questo fondamentale evento della religione cristiana. Ancorché, nell’VIII secolo, il Venerabile Beda, monaco anglosassone benedettino e dottore della Chiesa, si pronunciasse in suo favore, la cronologia di Dionigi non trovò immediato consenso. Fu solo dopo circa due secoli che la Chiesa di Roma cominciò a prendere in considerazione lo studio di Dionigi. E soltanto dal 965 fu accettato dalla cancelleria pontificia.
Molto posteriore, invece, sembra sia stata l’idea di usare l’era cristiana anche per numerare gli anni avanti Cristo.

Oggi, però, si ritiene che i calcoli citati non fossero del tutto esatti, poiché la storiografia moderna fissa la morte di Erode il Grande nel 750 ab Urbe Condita, cioè tre anni prima della nascita di Cristo, cosa evidentemente incompatibile con il racconto evangelico della strage degli innocenti. Gesù, quindi, sarebbe venuto al mondo almeno in quello stesso anno.
Ma per noi è uso, convenzione e riferimento comune contare gli ultimi 2012 anni a partire dalla nascita di Cristo teorizzata da Dionigi il Piccolo, e collocare anteriormente tutto il resto degli anni. Si dice, appunto, avanti Cristo o dopo Cristo. E il metodo fa sì che il computo degli anni non abbia inizio da un punto ben definito, come potrebbe essere la “creazione del mondo” (per altro, cronologicamente indeterminata), ma fissa un punto “centrale”, che coincide con la nascita di Gesù di Nazareth, rispetto al quale il tempo viene fatto scorrere indietro e in avanti, classificando gli anni in prima e dopo Cristo. Dal sistema di calcolo ne consegue che “l’inizio” del mondo può essere spostato sulla linea del tempo, all’indietro, in un punto indefinito, così come indistinta resta, nella direzione opposta, la data della “fine” del mondo. Una geniale teoria dell’eternità!
Ma nel collocare Cristo al centro del tempo, trascuriamo l’incongruenza temporale tra il giorno fissato della sua nascita e il normale inizio dell’anno solare. Ora, gli studi sull’origine e la datazione del Natale conducono a due tesi diverse: da una parte si ritiene che la data del 25 dicembre sarebbe stata determinata da una festa pagana, dall’altra invece deriverebbe da un naturale calcolo che prende in considerazione il giorno del concepimento, sia pur virginale, di Maria.

Sol Invictus

Il mito del Sol Invictus

Veniamo alla prima tesi. Nella Roma pagana il Cristianesimo si diffondeva in maniera massiccia e, nel contrapporsi all’idolatria, creava serie difficoltà all’Impero e alla religione ufficiale. La predicazione di Gesù indusse il popolo a sperare nel superamento delle ingiustizie sociali e ad affrancarsi dalle oppressioni del potere. Dio, nella sua misericordia, si sarebbe preso cura dei ceti sfruttati e, capovolgendo tutti i vigenti criteri di valore umano, avrebbe portato ad essi consolazione, giustizia e salvezza.
Intanto, il 25 dicembre era il giorno dedicato all’adorazione del sole, una festività molto sentita dal popolo. Con il culto di Mitra, dio e vincitore delle tenebre, i Romani veneravano il Sol Invictus e in onore della divinità, l’imperatore Aureliano nel 274 d.C. aveva fatto edificare un grandioso tempio, la cui inaugurazione era avvenuta proprio il 25 dicembre, giorno coincidente con quello che secondo le conoscenze astronomiche del tempo, elaborate dall’astronomo alessandrino Sosigene, fosse il solstizio d’inverno. La vita allora era regolata dalla luce naturale e, come si può ben comprendere, un numero alto di ore buie creava difficoltà sociali ed economiche. Ieri molto più di oggi (si guardi alla moderna introduzione dell’ora legale). Il solstizio d’inverno poneva fine al giorno più corto, di minor luce ed indicava, con l’allungarsi delle giornate, l’inizio del periodo di maggiore luminosità. E anche se la neuropsichiatria era ancora una scienza sconosciuta, la gente coglieva i benefici apportati dall’aumento delle ore di luce, che incidevano positivamente sull’equilibrio psico-biologico delle persone. Se ne ignoravano le cause, ma l’innalzarsi del livello di serotonina, che è direttamente proporzionale alla quantità di chiarore, generava ottimismo e induceva al buonumore. La vita rifioriva e l’animo si faceva più amabile.
Da qui, l’adorazione del Sole Invincibile. Un mito protrattosi anche dopo la nascita di Cristo. I riti in suo onore resistevano al Cristianesimo, che intanto si era diffuso tra le genti, tanto che la Chiesa, preoccupata, sentì l’esigenza di rafforzare la sua parola e cercare una più chiara affermazione rispetto al paganesimo. Nel Concilio di Nicea del 325 d.C. si stabilì allora di contrapporre ai festeggiamenti per l’Invincibile Sole, la festa della nascita di Gesù, luce che illumina le genti.
Secondo la Chiesa, il vero Sole di cui l’uomo aveva bisogno era Cristo. E per celebrare la sua nascita e per “oscurare” il Sol Invictus fu individuato un giorno simbolico e significativo, quello che si riteneva venisse immediatamente dopo la fine delle giornate di massima oscurità: il 25 dicembre.
La decisione fu ben gradita anche dall’imperatore Costantino il Grande, che, desideroso di superare le divisioni tra sistema teologico e sistema politico venutesi a determinare nella popolazione a seguito dell’espansione del Cristianesimo, aveva, con l’editto di Milano del 323 d.C., già concesso libertà di culto ai Cristiani. Pertanto, allo scopo di conferire unità e stabilità al suo impero, non esitò ad incoraggiare una sintesi tra la nuova religione e il paganesimo, associando il culto per Cristo a quello del Sole.
Sovente le religioni, per rendere la conversione meno traumatica, adottano le festività o gli usi già esistenti in precedenti pratiche religiose, anche pagane. Si chiama “trasmutazione”. Aiuta la gente ad abituarsi alla nuova fede: i fedeli mantengono le stesse festività, pregano negli stessi templi, praticano gli stessi riti, usano gli stessi simboli. L’unica cosa che cambia è l’oggetto di culto, il dio che si adora. Per altro, il simbolismo pagano permane ancor oggi nel rituale cristiano della Messa attraverso l’uso dell’ostensorio, allorquando l’ostia consacrata viene innalzata ed esibita come un sole che irradia la sua luce.
Si ritiene con sufficiente certezza che la prima celebrazione del Natale coincidente con il 25 dicembre sia avvenuta a Roma dopo il 325. La festività si radicò sempre di più nel tempo e via via fu celebrata anche in altre diocesi. A Milano, per esempio, dov’era vescovo Ambrogio (333-397 d.C), poi divenuto santo. Il patriarca di Milano, energico difensore della Chiesa contro i pagani e gli ariani, nell’omelia natalizia affermava: «Così come alla sua morte il sole si oscura, alla sua nascita deve splendere più luminoso che mai. Cristo è il nostro nuovo sole!»

Maria e Giuseppe accolti da Elisabetta e Zaccaria

Questa la prima tesi. L’altra, invece, cerca di accreditare la nascita del Cristo nel giorno del 25 dicembre in quanto conseguenza temporale del concepimento virginale di Maria. Cerchiamo di capire il meccanismo che è complesso ma suggestivo.
Se Gesù è nato un 25 dicembre, la fecondazione è avvenuta, ovviamente, circa 9 mesi prima. E, in effetti, i calendari cristiani pongono al 25 marzo l’annunciazione dell’angelo Gabriele a Maria.
Ma andiamo con ordine, partendo da un altro concepimento: quello di Giovanni il Battista. Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote chiamato Zaccaria. Egli, insieme alla moglie Elisabetta, osservava tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Ma, pur desiderandoli, non avevano figli, perché Elisabetta era sterile. Senza contare che entrambi erano piuttosto avanti negli anni. Un giorno, mentre Zaccaria pregava gli apparve un angelo inviato dal Signore per comunicargli che avrebbe avuto un figlio da Elisabetta.

I rotoli del Mar Morto

I rotoli del Mar Morto

Alcuni studi condotti dal professor Shemarjahu Talmon dell’Università ebraica di Gerusalemme su alcuni testi rinvenuti a Qumran, in Cisgiordania, sulla sponda nord-occidentale del mar Morto, meglio conosciuti come “I rotoli del Mar Morto”, hanno consentito di fissare tra il 24 e il 30 di settembre la data dell’annunciazione a Zaccaria. Lo confermerebbe anche la festività di San Giovanni Battista, il figlio annunciato. Festività fissata secondo il calendario liturgico nel giorno della sua nascita, il 24 di giugno. Giusto nove mesi dopo. Questo episodio ci consente di determinare l’altra Annunciazione, quella fatta a Maria.
Dal Vangelo secondo Luca (1,26-36), infatti, apprendiamo:
Nel sesto mese [dall’apparizione dell’angelo a Zaccaria], l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre nella casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te scenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei… ».

Tenuto conto che il sesto mese di gravidanza di Elisabetta coincide all’incirca con la terza decade del successivo mese di marzo, le liturgie orientali e occidentali concordano nel determinare l’evento dell’Annunciazione il 25 dello stesso mese.
Se ci riferiamo a tesi scientifiche che regolano un normale periodo di gestazione, ne consegue che la data della nascita deve essere posta a 275 giorni dopo la fecondazione: nel caso specifico, il 25 dicembre. A seguito di un atto straordinario – il concepimento di Gesù Cristo per opera dello Spirito Santo – si narra di una normalissima gravidanza di circa 40 settimane, così come contemplato dall’ostetricia moderna. Né un giorno in meno, né un giorno in più. Forse per la religione, le frazioni sono imperfezioni che non si addicono al simbolismo dei numeri legati alla divinità.

Naturalmente, quale delle due tesi sia la più accreditata è difficile da stabilire. Si può scegliere in ragione delle nostre propensioni storiche o religiose. Alla trasmutazione del Sol Invictus oppure alla gravidanza virginale della Madonna.
Un fatto è certo: la scelta di festeggiare il Natale nel giorno del 25 dicembre è una data convenzionale.

mimmo

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