Ma chi è la Befana?

La BefanaDall’Enciclopedia Treccani:
…È per il popolo un mitico personaggio in forma di orribile vecchia, che passa sulla terra dall’1 al 6 gennaio. Nell’ultima notte… il mondo è pieno di prodigi: gli alberi si coprono di frutti, gli animali parlano, le acque dei fiumi e delle fonti si tramutano in oro. I bambini attendono regali; le fanciulle traggono dal focolare gli oroscopi sulle future nozze, ponendo foglie di ulivo sulla cenere calda; ragazzi e adulti, in comitiva, vanno per il villaggio cantando… in alcuni luoghi si prepara con cenci e stoppa un fantoccio e lo si espone alle finestre… I contadini della Romagna, Toscana sogliono invece portarlo in giro sopra un carretto, con urli e fischi, fino alla piazzetta del villaggio, ove accendono i falò destinati a bruciare la Befana… Gli studiosi vedono nel bruciamento del fantoccio (la Vecchia, la Befana, la Strega), che persiste un po’ da per tutto in Europa, la sopravvivenza periodica degli spiriti malefici, facendo risalire il mito della befana a tradizioni magiche precristiane…

Per meglio comprendere il personaggio, infatti, dobbiamo andare indietro nel tempo fino al periodo della Roma Imperiale. Già gli antichi Romani celebravano l’inizio d’anno con feste in onore del dio Giano (di qui il nome Januarius attribuito al primo mese dell’anno) e alla dea Strenia, da cui deriva la parola “strenna” come sinonimo di dono, che si offriva nelle calende di gennaio. Durante queste feste, chiamate “Sigillaria”, ci si scambiava auguri e regali in forma di statuine d’argilla o di bronzo, persino d’oro e d’argento. Erano dette “sigilla”, dal latino “sigillum”, immagine, figura. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono i “sigilla” in forma di bamboline e animaletti, solitamente di pasta dolce.

Diana al Museo del Louvre

Diana al Museo del Louvre

Ma facciamo un salto nel tempo e passiamo al Medioevo, periodo ricco di racconti demoniaci e magie. Proprio in epoca medievale si dava molta importanza al periodo compreso tra il Natale e l’Epifania, un ciclo di dodici notti, dove quella tra il 5 e il 6 gennaio era chiamata, appunto, la “Dodicesima notte”. Si trattava di uno spazio di tempo molto delicato e critico per il calendario popolare perché veniva subito dopo la seminagione e, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva, o quanto meno sperava, di veder volare sopra i campi appena seminati Diana accompagnata da caste Ninfe, affinché rendesse fertile i terreni. Già nell’antica Grecia, la dea, col nome di Artemide, era insieme ad Apollo protettrice dell’agricoltura. Artemide era identificata con la luna e Apollo con il sole. Il sole che illumina e riscalda per far crescere rigogliose le messi, la luna con le sue fasi aiuta il lavoro della natura.
Intanto, il processo di cristianizzazione avanzava, ma nelle credenze popolari Diana era sempre venerata come dea della fertilità. E, ancorché le convinzioni pagane non avessero nulla di maligno, la Chiesa cristiana non poteva tollerarle, per cui dichiarò Diana e le figure femminili che l’accompagnavano, figlie di Satana. Non mancando di perseguire tutti coloro che ne seguivano il culto.
Il 5 dicembre 1484, Innocenzo VIII promulgò una Bolla Papale intitolata “Summis Desiderantes Affectibus”, con la quale lanciò una vera offensiva giuridica contro le cosiddette “malefiche”. Tra l’altro, si leggeva:

…parecchie persone di entrambi i sessi, dimentiche della loro stessa salvezza e deviando dalla fede cattolica, si sono date ai demoni incubi e succubi; per mezzo d’incantesimi, fatture, scongiuri e altre superstiziose infamie ed eccessi magici fanno deperire ed estinguere la progenie delle donne, i piccoli degli animali, le messi della terra, i grappoli delle vigne, i frutti degli alberi. Ne sono vittime gli uomini e le donne, il bestiame grande, piccolo e d’ogni genere, i vigneti, i giardini, i prati, i pascoli, il frumento, le granaglie, i legumi. Queste persone affliggono e torturano gli esseri umani, le bestie da soma, le mandrie e le greggi con ogni sorta di crudeli tormenti interni ed esterni. Esse impediscono agli uomini di generare, alle donne di concepire; esse rendono impossibili alle coppie legittimamente sposate di compiere intero il loro dovere coniugale. E con bocca sacrilega rinnegano perfino quella stessa fede che hanno ricevuto con il battesimo…

Demone volanteDa quel momento, Diana, da dea della fecondità divenne una divinità infernale, che con le sue cavalcate notturne stimolava la fantasia superstiziosa dei popoli contadini, mentre le Ninfe, da giovani e leggiadre fanciulle divennero creature mostruose da tenere a distanza. Nacquero così le leggende di streghe volanti a cavallo di una scopa, dei loro convegni notturni con demoni accompagnati dalle anime dei non battezzati per celebrare il sabba, un rito in onore del diavolo.

Befana bruttissimaMa, nell’immaginario collettivo, in un composito di religione e profanità, tra antiche tradizioni e nuovi precetti, quelle streghe portavano in sé sia il bene che il male: gentili, benevole, propiziatrici della vegetazione e della fertilità, nonché protettrici delle filatrici, erano considerate allo stesso tempo cattive e spietate contro chi faceva del male o si dimostrava prepotente e violento. L’aspetto era ormai quello di una vecchia, brutta e deforme, magra, quasi stecchita, ripugnante e ridicola. I capelli di colore bianco, arruffati e stopposi. Gli occhi rossi come la brace. Il naso grosso e adunco. La bocca aveva dimensioni sproporzionate, grandissima e sdentata. Indossava abiti poveri, da contadina, prediligendo il colore nero. Su una rozza sottana, un corpetto ricamato e uno scialletto sulle spalle. Portava, inoltre, un ampio fazzoletto in testa, annodato sotto il mento, oppure un cappello a falda larga, spesso a punta. I piedi, grossi e nodosi, erano calzati quasi sempre con scarpe grossolane e sempre disfatte.
Questo singolare personaggio, che nel tempo soppiantò Diana, trovò ampio credito tra contadini e godeva di grande considerazione, perché, secondo la leggenda, decisivo per il buon esito del futuro raccolto. Se favorevole, era opinione corrente che il contadino l’avesse meritato, mentre un cattivo raccolto si spiegava con un comportamento reprensibile di colui che aveva coltivato i campi.

Resistendo questa diffusa credenza, la Chiesa non poteva lasciare la “gestione” di un evento così popolare al paganesimo. Dopo averlo combattuto invano anche con l’Inquisizione, dovette tollerarlo, accettarlo, per poi adattarlo alla sua dottrina, riconducendolo alle offerte dei Re Magi a Gesù Bambino, tanto da inventarsi una festività coincidente con la “Dodicesima notte”, alla quale associò la donazione di regali per i bambini buoni, ma anche carbone per quelli che proprio buoni non erano stati nel corso dell’anno appena passato.
Una simbologia mutuata dal paganesimo, che comunque ha avuto la su parte. Difatti, il tridente di Nettuno si è trasformato nel forcone del diavolo, il cappello a punta della vecchia erborista è diventato il cappello della strega e il pentacolo di Venere, il segno del diavolo.
Credenze popolari e religiose si fusero e la fantasia dei semplici diede vita a una vecchia che nella notte dell’Epifania dispensava dolci o cenere ai bambini. A lei, dalle sembianze di una strega, fu attribuito il nome di Beffania, un termine molto vicino a Epifania, che nelle trasposizioni letterali successive divenne “Befana”. E sempre in lei si fondono tutti gli elementi della vecchia tradizione: la generosità della dea Strenia e lo spirito delle feste dell’antica Roma, i concetti di fertilità e fecondità della mite Diana, il truce aspetto esteriore ereditato da certe maghe da tregenda e anche una punta di crudeltà trasmessa da esse. Il tutto in una miscellanea di culti pagani, antiche consuetudini, tradizioni magiche pre-cristiane e liturgie religiose.

calzeMa la Befana, come la concepiamo noi oggi, dove e quando nasce?
In Italia, il ‘fenomeno Befana’ è diffuso un po’ dovunque e non è possibile stabilire con precisione in quale città o regione abbia avuto origine. Certo è, che fino al XVI secolo la Befana non era ancora una ‘persona’ precisa, ma solamente una festa, una delle feste più importanti e gioiose dell’anno, che dava luogo a una baldoria che coinvolgeva tutte le classi sociali. Vi partecipavano nobili e plebei, uomini e donne, che, tra l’altro, celebravano in questo giorno anche la venuta al mondo del genere umano, o meglio l’uomo, che secondo la tradizione biblica fu creato nel sesto giorno, data che coincide con il sesto giorno del nuovo anno.
Nel tardo Cinquecento si cominciò a parlare di befane come figure femminili che andavano in giro di notte a spaventare i bambini, ma sempre più di una. Alla fine del Seicento ne restano solo due, una buona e una cattiva. La stessa Accademia della Crusca ne fa menzione nel 1688. In seguito si fa riferimento ad una sola Befana con entrambe le facoltà, premiazione e punizione. I suoi doni originariamente erano molto modesti: arance, mandarini, fichi secchi, castagne, mele, uva secca, dolciumi fatti in casa. Col tempo, e a seconda delle disponibilità finanziarie delle famiglie, i doni divennero più o meno consistenti, come giocattoli, vestiario e denaro. Nel Settecento e nell’Ottocento in molte città, come Venezia, Verona, Padova, Firenze, nacquero poi vere e proprie fiere della Befana e in particolare a Roma, la cui mostra-mercato che si tiene in Piazza Navona, è tuttora famosissima.

Festa della Befana a Urbania

Festa della Befana a Urbania

In molte regioni italiane per l’Epifania si preparano torte a base di miele, proprio come facevano gli antichi Romani che dedicavano a Giano una focaccia votiva così farcita. Nella più pura tradizione popolare italiana la Befana, scende nelle case attraverso i camini, che simbolicamente raffigurano il punto di comunicazione tra la terra e il cielo. Il camino è la sede del fuoco, il punto più vivo della casa. È il focolare che rappresenta la domesticità. Un tempo si credeva che le anime dei morti, di notte, ritornassero in casa attraverso l’apertura del camino per portare benevolenze.
Ai bambini vien detto di appendere le calze bene in vista sotto la cappa in modo che la Befana scivolando in casa può subito riempirle con i suoi doni, che rappresentano il premio, ma anche il presagio di buone nuove per la stagione che verrà, oppure cenere, simbolo del passato da dimenticare, e nero carbone, segno del peccato.

mimmo

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