Al lupo al lupo!

facebook 2C’è differenza tra abitudine ed abuso. Impariamo a riconoscerla.

Sarà perché mi piace pensare positivo, sarà perché sono un’ inguaribile ottimista, ma io se penso a facebook non mi sento di gridare al lupo al lupo. Per molti fb colma un vuoto? Vuol dire che c’è questo vuoto, e allora colmiamolo! Ricordandoci che la solitudine non è soltanto figlia della pigrizia. A volte è oggettiva, e la rete diventa una manna dal cielo. Non abbiamo bisogno di inquisitori, ma di buon senso.

Leggo che i ragazzi non sanno più studiare, concentrarsi, isolarsi. Non è colpa di facebook, ma della mancanza di regole, di limiti, di orari. E prima c’era messenger, dove però la distrazione riguardava una ristretta cerchia di argomenti. Ben vengano gli stimoli di fb a leggere un articolo di giornale, ad ascoltare un pezzo di una band che non conoscevi, a ricordare un amico lontano di cui ti fa piacere sapere che in quel momento è felice.

E’ vero, la parola dipendenza suscita sempre apprensione, apprensione e tenerezza, perché svela una fragilità a volte straziante che vorremmo in qualche modo accarezzare. Ma ben venga facebook se placa la necessità di sapere con chi sta scopando Readge o chi sta litigando sull’isola dei famosi. Non credo che tolga spazio all’intelletto e al dialogo in famiglia, non più di Bonolis e Laurenti, o Maria De Filippi.

Perché non parliamo anche di dipendenza da reality? Le dipendenze non si sostituiscono tra loro, certo, semmai si affiancano, ma preferisco pensare sempre ad una comunicazione a doppio senso anziché a un tunnel dove mi infilo a mani legate, sguardo fisso e creatività in stand by.

Tutto ciò riguarda il mondo dei grandi, ovviamente, degli over-14. Per il mondo dei bambini sono proprio antica, preferisco mamma casetta e una spada di legno alla tecnologia, e non mi risulta siano nati centri per disintossicare i bambini dalla play station e rimandarli a giocare al parco.

Ma questa è un’altra storia. La dipendenza dalla rete non è soltanto facebook, ma oggi questa parola tira, e allora tutti ad alimentare il nuovo mostro. Mentre il porno on line stordisce migliaia di persone e il poker ne isola e distrugge altrettanto, riempiendole di debiti. Se mi continui a mettere in mano una pistola carica poi non ti stupire se prima o poi sparo.

C’è differenza tra abitudine ed abuso. Impariamo a riconoscerla, questa differenza, ci servirà su tutto, tutti i giorni. Ma se sentiamo il bisogno di fare autocritica (Dio solo sa quanto ce n’è bisogno!!!) facciamola davvero, anche su quello che mediaticamente non tira, perché anche lo share è una dipendenza.

Cristina Obber
Giornalista e scrittrice. Ha pubblicato “Balilla e piccole italiane” e “Primi baci” per Attilio Fraccaro Editore”, mentre “Amiche e ortiche” per Baldini Casoldi Dalai Editore. Inoltre, per Emma books, l’e-book “La ricompensa” e a settembre 2012 per Edizioni Unicopli “Non lo faccio più”.
(Pubblicato su http://www.dols.net e qui riproposto per gentile concessione dell’autrice)

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