Farneticazioni elettorali

Alla fine, andremo a votare prima della scadenza naturale e le opzioni che contano sono quattro.

BerlusconiOpzione uno: Berlusconi&avanzi
E siamo a sei! Assicuratosi che a guidare il centrosinistra sarà Bersani e non Renzi, ha buttato nel cestino le firme raccolte dai candidati alle primarie del suo partito e si è scelto da solo. Poi, incurante di scissioni reali e farlocche, ha dichiarato serafico che è stato costretto a farlo perché, pur avendo cercato con campanello e lanternino un altro ‘Berlusconi del ’94’, ha dovuto constatare che non esiste. Quindi, si è ri-proposto. Ma ri-fidanzato. E, come le previsioni del tempo, adesso ce lo ritroviamo in tutte le tv a qualsiasi ora del giorno e della notte, pronto a garantire una nuova alba dorata senza IMU. E chissà che non decida di andare anche a YoYo e Cartoonito per promettere ai bambini il paese dei balocchi.
Parla, lusinga, accusa, ricatta. E nella disperata ricerca di consensi utili a impedire al centrosinistra di governare, si spinge ad affermare di essere favorevole perfino alle coppie di fatto, – udite udite – anche omosessuali. Tanto, i vescovi l’hanno mollato.
Pure la Lega che sembrava non ne volesse più sapere di lui, alla fine si è accodata. Un matrimonio di convenienza nella speranza che due debolezze producano una forza. Siglato il rogito, il Cavaliere e il Barbaro sognante hanno comunicato clausole e codicilli alla Padania e dintorni. «Angelino premier ed io ministro dell’Economia» ha detto Berlusconi. «No! Tremonti premier e ministri da stabilire» ha contraddetto Maroni. Non male come inizio di convivenza. Il fatto è che da soli non avendo cielo da vedere e terra da camminare, hanno deciso di mangiare in quello stesso piatto dove insieme hanno sputato fino a ieri.

GrilloOpzione due: Grillo&grillini
Anzi, Grillo e Casaleggio. A proposito, quest’ultimo ha detto che il suo sodale è come Gesù Cristo e i grillini suoi discepoli. Eppure, lo stretto di Messina lo ha attraversato a nuoto, mica camminando sull’acqua.
Sembrava che il Movimento 5 Stelle dovesse fare strame di consensi, invece ora sta segnando il passo. Le ultime uscite del rabbioso Beppe non gli hanno giovato. Le epurazioni e le ridicole parlamentarie hanno messo in evidenza il livello di democrazia interna concessa dai due Mangiafuoco. Va precisato che un conto è protestare, altro è governare, e non mi pare che siano tanti i cittadini convinti di affidare le sorti dell’economia e dei rapporti internazionali a quattro giovani di belle speranze irretiti da Grillo e catechizzati da Casaleggio.
Un recente sondaggio di Ipr Marketing sul consenso dei cittadini ai propri sindaci ha registrato per Pizzarotti, a Parma, un -7,2%. Le promesse di un nuovo modo di governare hanno impattato con la dura realtà e il baldo giovanotto fa fatica a conciliare il dettato di Grillo con la quotidianità amministrativa.
Forse, se questi ragazzi provassero ad alzare la testa come hanno già fatto alcuni loro e provare ad andare al di là della colorata ribellione del leader, potrebbero essere la nuova linfa della politica italiana. E, allora sì, che si potrebbe smettere di chiamarli grillini. Invece, il padrone ha deciso che devono limitarsi a fare i cani a guardia nelle istituzioni. Ma denunciare senza partecipare è come abbaiare senza mordere.

Monti 2Opzione tre: Monti&montini
All’inizio, il professore aveva un atteggiamento distaccato verso il sistema dei partiti, tanto che aveva dichiarato che una volta compiuta la missione assegnatagli da Napolitano, avrebbe ripreso trolley e loden e se ne sarebbe tornato a Milano dai suoi allievi. Invece, alla mezzanotte del 24 dicembre, mentre Qualcun altro scendeva dalle stelle, lui ascendeva in politica. Bello quel verbo, “salire”. Perché la politica eleva. È una cosa nobile, innalza. La politica è Pericle non Calderoli. E questo modo di concepire la vita sociale, per un momento, ha destato nei suoi confronti una certa simpatia umana. Nonostante tutto.
Perché non c’è dubbio che a Monti dobbiamo esser grati per la recuperata dignità internazionale, per il riordino dei conti e per la sobrietà di comportamento, ma abbiamo molto da dire sulle mancate riforme e ancor di più da ridire sulla distribuzione di tagli e tasse. Egli ha provato a liberalizzare, ma si è fermato quasi subito. Abbiamo assistito a sprechi e costi ingiustificati della politica senza che il suo Governo intervenisse in maniera decisa. Non ha ridotto le spese militari e sulla lotta all’evasione fiscale non è che poi si sia speso tantissimo, fatto salvo per qualche colpo di teatro all’inizio del suo mandato. Ora vedremo il nuovo redditometro che risultati darà. L’ultima benedizione a Marchionne nello stabilimento di Melfi, poi, se la poteva anche risparmiare.
Appoggiato dalla strana maggioranza, Monti è andato avanti per un anno, fino a quando Berlusconi non lo ha licenziato per bocca del suo segretario. Sembrava che volesse lasciare, ma invece ci ha preso gusto e da capotecnico si è fatto caposquadra, al punto da mettersi in proprio e alla testa di un ammasso senza una chiara filosofia (conclusioni del dissidente Passera), pronto a ereditare l’elettorato conservatore in fuga dal PdL e dal PD. Quindi, ha raccattato Casini e Fini e ha messo su una formazione, alla quale si sono accodati il multiforme Rutelli e il battitore libero Montezemolo. Seduti allo stesso tavolo, il professore, ha regalato a tutti la sua Agenda (a fine anno si usa) e ha provato a dire “Si fa a modo mio”. Ma poi ha dovuto cedere sulla lista unica sempre-e-dovunque per diventare ‘uno’ al Senato e ‘trino’ alla Camera. E si è giocato anche il ministro Riccardi. Poi, non ha fatto in tempo a tirar fuori le sue tavole della legge sui criteri dei candidabili, che si sono sentite risa e sberleffi. Allora, Casini ha chiosato a modo suo: “Uno per tutti e ognuno per sé”.
Presentato il simbolo, Monti ha invaso, come quello lì, le tv con una strategia comunicativa piuttosto pungente, appena temperata da una sottile ironia. Ha riesumato la vecchia teoria democristiana degli opposti estremismi e non perde occasione per menare fendenti a dritta e a manca. E come l’altro lusinga e ammicca. Promette mari blu e cieli tersi. E racconta che su IMU e IVA ha scherzato. Insomma, lasciati i panni di Ghino di Tacco, ha indossato quelli di Robin Hood. Poi, ha dichiarato che è salito in politica non per passione, ma per ragione e coscienza.
Esimio professore, la puzza sotto al naso che le provoca la politica se la poteva permettere prima, non ora. A novembre 2011 era stato chiamato, adesso ci è venuto. E giacché ci siamo, perché non ci dice cosa pensa, per esempio, del riconoscimento delle coppie di fatto (etero e omosessuali), del testamento biologico, del conferimento della cittadinanza ai figli di migranti nati e cresciuti in Italia? Tutte questioni che hanno già trovato applicazione in quella stessa Europa alla quale lei si richiama e dalla quale fino a oggi ha riscosso tanto apprezzamento, almeno in quanto esperto di partita doppia, spread e quotazioni finanziarie. Sa, nella vita i numeri non sono tutto.

BersaniOpzione quattro: Il centrosinistra
Sì, il centrosinistra, non Bersani. Si dica del PD quello che si vuole, ma questo è l’unico partito non personale. Bersani ne è il segretario, ma ha accettato di sottoporsi a primarie vere in competizione con Renzi, e ha già avviato un processo di rinnovamento all’interno del partito. Alcuni vecchi personaggi hanno già lasciato, altri lo faranno con una certa riluttanza, altri ancora forse resisteranno, ma il meccanismo di ricambio generazionale è iniziato e non sarà facile arrestarlo.
Rimane il problema delle alleanze. Bersani ha contratto con Vendola un debito che dovrà onorare. Il leader di SEL lo ha appoggiato alle primarie in cambio di un’alleanza elettorale, silente tutto il gruppo dirigente dei democratici. Particolarmente i rottamandi, che per timore dello sfasciacarrozze fiorentino, hanno accettato senza riserve l’appoggio vendoliano. E ora tocca aprirgli le braccia. Con le sue idee e le sue battaglie.
Ma è proprio così terribile allearsi con Nichi il rosso? Vendola è una persona perbene che ha dimostrato capacità di buongoverno in una delle più importanti regioni d’Italia. È governatore della Puglia dal 2005 e non mi pare che abbia schierato una guardia ussara contro lo Stato e in marcia verso il Vaticano. Ci ha messo passione e correttezza, ha allontanato i disonesti dalla sua Giunta e quando è stato inquisito si è sottoposto senza polemiche al giudizio della Magistratura, dichiarando che il solo rinvio a giudizio l’avrebbe indotto a lasciare la politica.
È vero, Vendola vuole il riconoscimento delle coppie di fatto e la fecondazione assistita, il testamento biologico e il diritto per ognuno di vivere la propria sessualità. E tutto questo non mi sembra una bestemmia, visto che si tratta di leggi che esistono in tutte le civiltà europee. Anche di Pisapia, sindaco di Milano, si diceva che fosse un pericoloso estremista e si è rivelato un ottimo amministratore, attento a tutte le istanze della città. Lo sa bene Tabacci, democristiano della prim’ora, che è assessore della sua Giunta e che ha lavorato in perfetta sintonia con lui nel rispetto della personale storia e cultura. Allora, perché mai non potrebbe accadere la stessa cosa tra Vendola e Franceschini, per esempio? Senza contare che con Vendola il Partito Democratico si darebbe una fisionomia più chiara. Le ambiguità di posizioni si dissolverebbero e gli avanzi della vecchia classe dirigente, che fanno fatica a collocarsi in un’area culturale più moderna, più laica e più riformista, prenderebbero strade più confacenti alle loro posizioni tartufesche.

Quello che rimane, è il resto di niente. Un “nulla” però che farà di tutto per farsi sentire e vedere. Ancor meno di niente conteranno tutti quelli che non andranno a votare. Ormai si è capito, Berlusconi e Monti, non hanno alcuna possibilità di ottenere un consenso pieno e stanno lavorando affinché nessuna coalizione abbia la maggioranza, particolarmente al Senato. Grazie a buffoni, arrivisti, vecchie glorie e “rassicuranti” professori, dal 26 febbraio senza l’entrata in campo di quel 35% di astensionisti l’Italia sarà ingovernabile.

Cantastorie

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4 thoughts on “Farneticazioni elettorali

  1. Caro Cantastorie, hai descritto lucidamente e freddamente l’attuale nostra situazione, che non è rosea affatto. Non c’è molto da aggiungere, se non lo sgomento e l’incertezza credo della maggior parte degli italiani onesti che non sapranno chi andare a votare.
    Anche io credo che gli astensionisti saranno molti, ma come dar loro torto? Chi può chiarirci le idee se persino i nostri “politici” non le hanno chiare? Non le hanno chiare solo su quanto realmente potranno fare per noi italiani, ma le hanno chiarissime su cosa potranno fare a loro beneficio!
    Possiamo sperare ancora? E’ la sola cosa da fare, ci rimane solo questo.
    Amaramente.
    LAURA

  2. Comprendo perfettamente lo stato d’animo di chi, sfiduciato, amareggiato e, me lo si lasci dire, schifato dai personaggi che hanno rappresentato la politica in Italia negli ultimi tempi. Posso anche capire che un movimento organizzato di astensionisti con l’obiettivo di lanciare un segnale forte alle istituzione potrebbe anche avere un certo riverbero. Ma è realizzabile una cosa simile? Le nostre leggi elettorali non sono quelle dei referendum, dove si azzera tutto senza la partecipazione della maggioranza degli aventi diritto al voto. In Sicilia il 52% degli elettori si è rifiutato di votare, ma si è ritrovato comunque un’Assemblea Regionale e un Presidente. Graditi o meno che siano, sono quelli lì. Onesti o disonesti che si riveleranno, sono quelli lì. Proviamo solo per un attimo a pensare se le persone per bene, schifate dallo spettacolo che hanno dato la stragrande maggioranza di parlamentari, amministratori locali e notabili vari non andassero a votare e calcoliamole, per approssimazione, intorno al 70%. Ebbene, il rimanente 30%, che perbene non devono essere, chi pensiamo che eleggerebbero, Pericle o Fiorito?

  3. Caro Cantastorie,
    hai bene descritto le posizioni in campo, ma ti sei limitato alle opzioni principali. Non dimenticare che questi blocchi politici non sono monolitici, non appena saranno in Parlamento gli eletti saranno soggetti a pressioni da varie parti per cui non è vero che solo votando per questi gruppi si può pensare di dare un contributo concreto alla politica del paese. Ogni forza politica, movimento, associazione o gruppo di pressione che sarà in grado di influenzare singoli eletti o importanti elettori sarà anch’essa in grado di influenzare in qualche modo le decisioni prese in parlamento.

    • Carissimo Alberto, se mi chiedi che tipo di rappresentanza elettorale mi piacerebbe, ti rispondo il proporzionale, sistema in grado di dare rappresentanza e voce a tutte le istanze del Paese, anche quelle minoritarie. Ma noi sappiamo che questo, per una serie di motivi, non è possibile.
      Allo stato delle cose, però, etica vorrebbe che un partito avanzasse le proprio legittime richieste in rappresentanza dei suoi elettori in proporzione al peso che ha in Parlamento. La storia recente, purtroppo ci ha mostrato partitucoli che erano espressione solo di chi l’aveva fondato, ricattare le maggioranze di turno per concedere quel voto che serviva a far passare quel determinato provvedimento. So che questo forse potrebbe ancora accadere e vivremo ancora periodi di ingovernabilità che non possiamo permetterci. Allora auspico, facendo violenza al mio profondo spirito democratico, che gli italiani che hanno già sperimentato Berlusconi, rivolgano le loro attenzioni a un nuovo partito o raggruppamento affinché gli diano una maggioranza ben definita che possa esprimere chiare concezioni di governo. Se poi anche costoro dovessero deludere le nostre aspettative, non ci resta che espatriare in Paupasia.

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