C’era una volta…

Enrico Berlinguer

Enrico Berlinguer

C’era una volta un uomo giusto. Un uomo di grande coerenza, di grande serietà, morale e politica.
Enrico Berlinguer fu un comunista coerente e un uomo giusto. Manifestò il suo pensiero con convinzione, lo difese e cercò di affermarlo con la forza dell’argomentazione pacata e ferma.
Sempre attento ai cambiamenti sociali, si adoperò per comprendere tutti i movimenti di massa, a cominciare dalla questione cattolica, e non trascurò mai il confronto e le possibili convergenze con esponenti di quel mondo.

Il 20 giugno 1976 “Il risveglio popolare”, il settimanale della diocesi di Ivrea, pubblicò una lettera aperta del suo vescovo, monsignor Luigi Bettazzi, con la quale si rivolgeva al Segretario del Pci. E, dopo aver premesso e ammesso la singolarità della sua iniziativa, la spiegò con la comune preoccupazione per un avvenire dell’Italia più cristiano e più umano. Era una lettera lunga e articolata che esprimeva inquietudine per le possibili fratture sociali che potevano determinarsi a causa delle tensioni sociali in essere.
Se voi volete interpretare l’animo popolare, diceva il prelato, se volete favorire una maggiore chiarezza nella vita pubblica, occorre che sappiate avere questo coraggio autentico, questo spirito eroico di disinteresse e di onestà, questa apertura universalistica. Non oso chiedervelo come vescovo, lo chiedo come cittadino, amante della patria, come uomo profondamente interessato alle aspirazioni del popolo lavoratore, alle attese della massa più disagiata e più onesta.

La risposta, ampia e argomentata, giunse dalle colonne di Rinascita. Berlinguer, tra l’altro, asseriva:
Noi comunisti vogliamo una società organizzata in maniera tale da essere sempre più aperta e accogliente anche verso i valori cristiani; non vogliamo, però, una società “cristiana” o uno Stato “cristiano”: e non già perché siamo anticristiani, ma solo perché sarebbero anch’essi una società e uno Stato “ideologici”.

Si aprì così una stagione di confronto tra mondo cattolico e mondo comunista italiano, intesa ad abbattere muri di incomprensioni e preconcetti. Era l’inizio di una fase nuova, tale da far crescere la consapevolezza laica e democratica del Paese nel rispetto delle posizioni della Chiesa.

Berlinguer cercò sempre l’avvicinamento tra Partito Comunista e Democrazia Cristiana, il partito che meglio rappresentava quegli interessi. E lo fece ancor con più forza dopo il golpe cileno del 1973.
Se è vero che una politica di rinnovamento democratico, scrisse, può realizzarsi solo se è sostenuta dalla grande maggioranza della popolazione, ne consegue la necessità non soltanto di una politica di larghe alleanze sociali ma anche di un determinato sistema di rapporti politici, tale che favorisca una convergenza e una collaborazione tra tutte le forze democratiche e popolari, fino alla realizzazione fra di esse di un’alleanza politica.

Aldo Moro

Aldo Moro

Uno degli interlocutori più importanti (che c’era una volta) del Segretario comunista, fu senza dubbio Aldo Moro, esponente di spicco della Democrazia Cristiana. Con Moro, Enrico Berlinguer ebbe incontri ufficiali e segreti, scambiò brevi messaggi ma anche dialoghi ravvicinati e a distanza tramite i rispettivi “canali” di fiducia: Luciano Barca, dirigente del Pci e Tullio Ancora, consigliere di Stato e amico personale del presidente Dc.
Nel corso dei difficili anni Settanta, entrambi, sia pur da posizioni e culture diverse, pur non aiutati da un comune carattere timido e riservato, fecero prevalere le preoccupazioni per il Paese che solo uno statista sa avere. Il tessuto sociale rischiava di sfilacciarsi con gravi conseguenze per la democrazia. La legge sul divorzio e il conseguente referendum abrogativo stava dividendo l’Italia in due fazioni, la guerra nel Vietnam animava dure proteste anche nel nostro Paese, l’avanzare del terrorismo interno minava le istituzioni repubblicane e la crisi petrolifera instaurò un regime di austerità che indusse gli italiani a una drastica riduzione dei consumi. Una situazione esplosiva che rischiava di compromettere le basi della convivenza democratica e che spinse entrambi a confrontarsi su possibili soluzioni per il bene comune del Paese.

Berlinguer e Moro

Berlinguer e Moro

Chi partecipava ai loro colloqui, racconta di aver avuto sempre l’impressione di assistere all’incontro tra due Capi di Stato. L’uno e l’altro attenti alle parole e, soprattutto, attenti a che le affermazioni pronunciate in privato corrispondessero a quelle dette in pubblico.
Tra il 1977 e il 1978, fra i due ci fu un intenso dialogo che avrebbe dovuto portare i comunisti al Governo insieme alla Dc e alle altre forze democratiche. Ma al progetto si oppose una parte importante dei democristiani, alcuni esponenti di spicco del Partito Socialista e il Partito Liberale nel suo insieme.
Compromessi striscianti e accordi presi alla buvette e nei corridoi di Montecitorio sviavano la discussione dalla sua centralità. In un incontro riservato avuto il 16 febbraio 1978, Berlinguer, con fare pacato ma con fermezza, incalzò Moro ad affrontare alla luce del sole la questione, pena il deterioramento della democrazia, già minata dall’avanzare del terrorismo e il dilagare del malcostume politico. Moro comprese che il Pci. non poteva più restare a lungo fuori dal Governo, soprattutto alla luce della grande affermazione elettorale incassata di recente. Dichiarò, quindi, che avrebbe sostenuto con forza nel suo partito la necessità di un ingresso a pieno titolo dei comunisti nella maggioranza governativa.
Il colloquio ebbe termine a tarda notte. I due si salutarono con cordialità. Prima di lasciarsi, Moro chiese a Berlinguer se fosse venuto con la scorta della Polizia. Alla risposta negativa, il leader democristiano gli fece un affettuoso rimprovero: «Devi fare attenzione, Enrico».
Il progetto, tra mille difficoltà, sembrava andare a buon fine, ma la mattina del 16 marzo 1978 Moro fu rapito dalle Brigate Rosse e la sua scorta trucidata.
Seguirono 55 giorni di calvario per lo statista e per la democrazia italiana. Giornate difficili, durante le quali fu palpabile il dolore di Berlinguer per l’uomo che aveva imparato a stimare e a sua volta stimato. Giorni duri perché il Pci scelse la linea della fermezza e del rifiuto della trattativa con le Brigate Rosse, nella consapevolezza che nulla avrebbe salvato la vita di Moro, perché quel sequestro serviva proprio a colpire il progetto politico di solidarietà nazionale da lui sostenuto. Senza contare che una qualsiasi trattativa avrebbe legittimato la lotta armata e aperto la strada a nuovi ricatti.
Moro renaultIl cadavere di Aldo Moro fu trovato il 9 maggio in una Renault 4 rossa in via Caetani, in pieno centro di Roma, contestualmente a un comunicato delle Brigate Rosse: “Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato”.

Enrico Berlinguer aveva un eloquio semplice, sapeva tenere ragionamenti lunghissimi e complicati con la capacità di farsi capire da tutti. Come Moro, non alzava mai il tono della voce e nessuno lo ha mai sentito gridare. Non parlava per eccitare la folla, ma sviluppava le sue argomentazioni con metodo e pacatezza, dando la sensazione, in chi ascoltava, che possedeva il senso delle cose che diceva.
Entrambi, non erano trascinatori di folle, non avevano enfasi oratoria e gestuale, eppure in tanti accorrevano per ascoltarli.

Unità berlinguer 2Alle 12.45 dell’11 giugno del 1984 anche Berlinguer se ne andò. Qualche giorno prima, si era recato a Padova per tenere un comizio in prossimità delle Elezioni Europee. Sul palco di Piazza della Frutta, improvvisamente, venne colpito da un ictus cerebrale. Provato dal malore, terreo in volto, cercò di concludere il suo discorso mentre la gente, che aveva compreso le sue difficoltà, urlava: «Basta, Enrico! Basta!»
La sua scomparsa provocò dolore e commozione in tantissimi italiani. Natalia Ginzburg, sul quotidiano l’Unità, sintetizzò bene questo sentimento:
Da giovedì sera, da quando Berlinguer lotta con la morte in una stanza d’ospedale a Padova, milioni di persone in Italia pensano a lui con speranza e lacrime, non come si pensa a un personaggio politico o pubblico ma come si pensa a un essere che fa parte della nostra vita privata, a un familiare o un amico la cui perdita sarebbe incolmabile.
Ma meglio di tutti, con la sua ironia, amara e affettuosa, Roberto Benigni gli tributò un delicato omaggio che vale la pena ricordare:
Il dono breve e discreto che il cielo aveva dato a Berlinguer era di unire parole ad uomini, ora la sua voce è sparita e se è vero, come dice il poeta, che la vita si spegne in un falò di astri in amore, in questi giorni è bruciato il firmamento. Adesso so che si dirà: Berlinguer è vivo andiamo avanti, a me verrebbe voglia di dire Berlinguer è morto torniamo indietro…

Ecco chi c’era una volta.
Ed oggi? … oggi c’è alfano, casini, maroni, grillo, ingroia…

mimmo

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One thought on “C’era una volta…

  1. nel giorno in cui Monti dice che il PD è nato nel 1921 io vorrei che qualcosa di quel partito nato nel 21 fosse travasato in quest’ultimo nato soltanto pochi anni fa.

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