La televisione del Califfo

Il televisore di casa mia

Il primo televisore di casa mia

In Italia, la televisione ha avuto il suo battesimo nazionale il 3 gennaio 1954. Ricordo ancora il televisore che entrò in casa mia. Era grande e pesante. Un cubo con cinque facce in legno e una di vetro. Ne esistevano di due dimensioni: da 17 e 21 pollici. Le marche più accreditate erano Geloso e Telefunken. Subito dopo anche CGE, Phonola e Radiomarelli.
Il nostro era un Telefunken da 21 pollici, ormai entrato a far parte della categoria degli “apparecchi d’epoca”. Basti pensare che il regolare funzionamento avveniva dopo circa cinque minuti dall’accensione. Le valvole termoioniche e il tubo catodico dovevano raggiungere il giusto grado di temperatura affinché sul teleschermo apparisse l’immagine. Naturalmente in bianco e nero e dai contorni piuttosto indefiniti.

Le origini della televisione sono abbastanza incerte. Affondano addirittura nei primi decenni del secolo scorso e rimbalzano fra ricercatori inglesi e americani. E fu proprio in Inghilterra che ebbe luogo, nel 1936, la prima programmazione stabile, mentre in Germania, in occasione delle Olimpiadi di Berlino, sempre nello stesso anno, furono realizzate le prime trasmissioni in diretta, sia pure a circuito chiuso. I giochi olimpici furono sapientemente utilizzati dal nazismo come propaganda al regime. Adolf Hitler, infatti, sfruttò l’evento sportivo e televisivo come un’enorme cassa di risonanza per divulgare la potenza del Terzo Reich.

Jesse Owens sul podio

Jesse Owens sul podio

Un’organizzazione cupa ma grandiosa. Impregnata di un fascino sinistro perché intesa ad affermare la superiorità della razza ariana. Un nero però rovinò tutto. Si chiamava Jesse Owens e si rivelò l’uomo più veloce del mondo, vincendo ben quattro medaglie d’oro. Owens divenne un simbolo dell’antirazzismo, dimostrazione vivente della demenzialità di certe teorie.
Altra “diretta” memorabile ebbe luogo nel 1937 ad opera della BBC per l’incoronazione di Giorgio VI.

La TV, oramai, si avviava verso un’ampia diffusione, ma due anni dopo, a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, tutto venne brutalmente azzerato. Il primo settembre del 1939 l’emittente inglese stava trasmettendo un cartone animato di Topolino, quando uno speaker interruppe il programma e annunciò l’entrata in guerra del Regno Unito. La BBC rimase spenta per otto anni.
Anche in Italia, nello stesso anno, era stato inaugurato a Roma, a Monte Mario, un ripetitore di segnale radiotelevisivo, ma, sempre a causa della guerra, il suo funzionamento slittò di ben quindici anni.
Ma una volta introdotta tra il grande pubblico, la diffusione della televisione fu rapidissima, sia per la novità che rappresentava ma anche perché era un mezzo che consentiva di assistere a spettacoli, che diversamente, molti non avrebbero potuto permettersi o che neanche pensavano esistessero.

Ennio Flaiano ci racconta un’altra storia. La sua brillante fantasia riporta l’invenzione della televisione al X secolo, ai tempi de’ “Le Mille e una notte”, quando la bella Sheherazade raccontava le sue storie al Califfo Shariar. Ne’ “Il Califfo incontentabile” Flaiano narra di un Vecchio Inventore che presenta al sovrano le sue invenzioni.

Sheherazade e Shariar

Sheherazade e Shariar

«E questa,» disse il Califfo indicando una cassa con un vetro opaco da un lato «questa sarebbe la macchina per vedere a distanza?».
«Sì, eccellenza» cominciò il Vecchio senza più nascondere il suo malumore. «In questa cassa c’è una macchina che non brucia, che non puzza, che non cade, che si può fermare a volontà e non fa altri danni».
«Eccetto quello di farci vedere le cose invisibili aggiunse il Califfo.
«Questo non è un danno, eccellenza, ma un’altra conquista» disse il Vecchio ormai severo.
«Al mio paese» e il Califfo sorrise «dicono: Occhio non vede, cuore non duole. Ora, questa macchina mi farà vedere tutto ciò che io voglio?».
«Tutto per ora è impossibile. È da perfezionarsi in questo senso, d’accordo. Per ora ti farà vedere soltanto le cose che avrai deciso, essendo necessaria (è il suo punto debole) un’altra macchina dove sono le cose da vedere».
«Praticamente» disse il Califfo «vedrei soltanto le cose che io dispongo di voler vedere. Bene, per questo, mi dispiace di tirarla ancora in ballo, mi basta l’immaginazione».
«È un piacere nuovo» disse il Vecchio.
«I piaceri nascono con noi» replicò il Califfo.
«Farò un esempio facile» insisté il vecchio cercando di dominarsi. «Tu disponi che in un dato luogo dodici danzatrici danzino per te, giri questo bottone e le vedi».
«E chi dovrebbe mettere le danzatrici? Io?».
«Non certo io» rispose il Vecchio trattenendo un sospiro d’impazienza. «Non certo io, eccellenza. Ho solo una vecchia moglie che non balla neanche tanto bene. Ma se non ami la danza, puoi vedere il teatro! O potrai vedere il tuo esercito sfilare in parata a mille miglia da qui! O potrai vedere i tuoi governatori e ascoltare i loro rapporti, senza bisogno che si muovano».
Il Califfo rifletteva. Infine, dolcemente replicò:«Hai fatto tutti esempi poco convincenti. I miei governatori, se ho bisogno di vederli è quasi sempre per tagliargli la testa e questo preferisco farlo qui, a distanza non ci riuscirei. Lo stesso si dica per l’esercito. Meglio un piccolo esercito vicino che un grande esercito lontano: non puoi controllarne le intenzioni. Quanto al teatro, ti confesso che mi fa dormire. Resterebbero le danzatrici. Ora, ti pare possibile che io guardi da lontano, in una scatola, dodici mie danzatrici (ne ho di bellissime), quando a un solo cenno posso vedermele danzare attorno al letto? Ti pare possibile, stupido di un inventore? Guardie, fate a pezzi le sue macchine (in verità, troppo seducenti) e levatemi dai piedi questo Vecchio, anzi impiccatelo».
Allontanandosi tra le guardie, il Vecchio implorava: «Perfezionerò le mie macchine, eccellenza! Siamo appena agli inizi! Concedimi la vita e le perfezionerò, io lavoro per lo Sta… ».
«Non ne dubito!» gli gridò dietro il Califfo. Poi, voltosi a quelli del seguito, che non avevano capito niente, concluse: «Per qualche secolo siamo a posto. Andiamo a cena. E che ci sia Sheherazade».

Shariar non poteva immaginarlo, ma alcuni secoli dopo in Italia un altro Califfo, comprendendone l’efficacia divulgatrice del pensiero, la utilizzò per la diffusione delle proprie idee e l’affermazione dei propri interessi.

mimmo

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2 thoughts on “La televisione del Califfo

  1. Il televisore Geloso. Mi hai riportato a fine anni ’40 quando, per portare a casa qualche lira, andavo dopo i compiti, nel tardo pomeriggio, in un piccolo laboratorio a montare i televisori che venivano costruiti proprio per la Geloso. Filo di stagno e saldatore erano le armi in dotazione; uno schema elettrico davanti e i fili colorati che andavano da uno zoccolo all’altro. Poteva sembrare un gioco ma se sbagliavi un contatto sentivi i moccoli del capo che collaudava gli apparecchi alla fine del bancone di montaggio.
    Mi sembra di ricordare quegli anni con simpatia……ma ora…….chissà allora?

    • il mio era un magnadine 21 pollici ,c’era sotto anche lo stabilizzatore,che poi abbiamo fatto la modifica con una manopola sulla sinistra del televisore per il secondo canale,ma la cosa piu’ bella….e che la sera si riunivano molte persone in casa mia per vedere i vari LASCIA O RADDOPPIA,IL MUSICHIERE ecc ecc i che guaio che fu’,non avevi voglia e si presentavano per vedere e molto spesso comandavano pure.

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