Se alla democrazia manca il ‘demos’

In una democrazia compiuta, la maggioranza governa e l’opposizione controlla. Quando questo elementare meccanismo smette di funzionare a causa di una o entrambe le componenti, la democrazia perde pericolosamente colpi. Questo è quanto si è verificato negli ultimi tempi in molte regioni, dove le istituzioni locali hanno dato prova di non essere proprio rispondenti a canoni di etica politica, riuscendo persino a scandalizzare la Corte dei Conti, che pure ne ha viste tante. Senza nulla togliere alla vergogna dei cento e più parlamentari inquisiti a vario titolo. Uscenti e speriamo non più rientranti.

Si è detto che le inchieste sono in corso e che la Magistratura deve fare il suo lavoro e che la presunzione di innocenza rimane sempre un baluardo di civiltà. È stato anche detto che ci sono parlamentari e amministratori locali onesti che si impegnano con spirito di servizio. Tutto vero. Ma che nelle istituzioni rappresentative qualcosa non ha funzionato come dovrebbe, mi pare incontrovertibile. Che tanti esponenti di maggioranza hanno approfittato della loro posizione è abbastanza chiaro. Che in molti casi le opposizioni non abbiano controllato nella maniera giusta è palese.

seggi vuotiTempo pessimo per votare, si lagnò il presidente di seggio della sezione elettorale quattordici… l’astensione, stavolta, avrà un’impennata…
Aveva smesso di piovere, ma niente faceva prevedere che le civiche speranze del presidente dovessero venire ampiamente coronate dal contenuto di un’urna in cui i voti, fino a quel momento, a stento bastavano a coprire il fondo… l’elezione era ormai un tremendo fiasco politico. Il tempo passava… Alle quattro del pomeriggio, precisamente a un’ora che non è tardi né presto, che non è carne né pesce, gli elettori che sino ad allora se n’è erano rimasti nella tranquillità dei rispettivi focolari, come se ignorassero apertamente l’atto elettorale, cominciarono a riversarsi nelle strade… e tutti, tutti quanti, i sani e gli infermi, quelli coi loro piedi, questi su sedie a rotelle, su barelle, in ambulanze, confluivano alle rispettive sezioni elettorali come fiumi che non conoscono altro cammino se non quello verso il mare…
Era passata la mezzanotte quando lo scrutinio terminò. I voti validi non arrivavano al venticinque per cento, distribuiti fra il partito di destra, tredici per cento, il partito di mezzo, il nove per cento, e il partito di sinistra, due e mezzo per cento. Pochissimi i voti nulli, pochissime le astensioni. Tutte le altre schede, più del settanta per cento del totale, erano bianche.

Questo brano, tratto dal romanzo “Saggio sulla lucidità” di José Saramago, potrebbe essere anche profetico. Non nelle proporzioni romanzate, ma comunque preoccupanti. La Politica è cittadinanza attiva e se il Popolo, i Cittadini, gli Elettori si rifiutano di concorrere all’elezione dei propri rappresentanti, la Democrazia perde il suo demos. E quel che rimane è il kratos. Il potere. Di per sé, già oggi preponderante.

Ma da dove nasce quest’avversione a partecipare? La risposta immediata è in una classe dirigente nazionale, regionale e locale che traboccava (trabocca?) di impresentabili e dilettanti. Un proliferarsi di approfittatori senza scrupoli, immuni da vergogna e amorali, più che immorali.

Gli scavi di Pompei

Gli scavi di Pompei in rovina

Ma c’è anche un motivo più vero e profondo. La politica ha smarrito il senso della comunità, del territorio e della storia. Si è spenta ogni idea dell’Italia, del suo passato e della sua importanza culturale. Politicanti e burocrati da strapazzo hanno permesso la distruzione e lo sfregio del paesaggio, hanno lasciato che biblioteche, archivi, musei, siti archeologici andassero in rovina, hanno accettato che aziende e industrie che hanno fatto la storia del lavoro venissero trasferite all’estero, hanno assistito ignavi alla demolizione del sistema educativo e all’abbandono di importanti segmenti dell’istruzione, hanno messo in contrapposizione salute e lavoro.
Un accumulo di stoltezze che ha determinato una crepa profonda tra il cittadino e chi è deputato a rappresentarlo. Una distanza che induce alla disaffezione o alla protesta fine a sé stessa. Un vulnus che per guarire ha bisogno, sì, di una nuova classe dirigente, ma anche di una mentalità nuova del cittadino elettore che rifugga da improvvisati demiurghi e santoni d’accatto e che provi a ragionare rifuggendo dalla rabbia. Giustificata ma accecante.

la castaNegli ultimi tempi è stata usata spesso la parola ‘casta’ per classificare la categoria di politici e affini. Un ‘ordine’ oggi inviso alla gente, salvo poi constatare che non sono pochi i cittadini comuni che, potendo, ricorrono ai favori di quella stessa ‘casta’ che biasimano. La parola, però, è fuorviante perché fa di un’erba un fascio e annulla la possibilità di distinguere l’onesto dal disonesto. E, per favore, non si dica che sono tutti uguali. Cosa hanno in comune Franceschini e Scilipoti? Bersani e La Russa? Veltroni e Calderoli? Berlusconi e Vendola? Ambrosoli e Maroni? Deborah Serracchiani e Nicole Minetti? E la candidatura di Saverio Romano ha lo stesso spessore di quella di Pietro Grasso? E ancora, Bruno Tabacci, Giuliano Pisapia, Rosario Crocetta, Beppe Pisanu rispondono agli stessi schemi etici di Renata Polverini, Matteo Salvini, Antonio Razzi, Roberto Formigoni? Senza contare che anche nello stesso partito vi sono diversità rilevanti: Quagliariello non è Verdini, Penati non era D’Alema. E potrei continuare. Ecco perché mi sembra intellettualmente disonesto affermare che sono tutti uguali. Che poi è il miglior modo di salvare tutti, politici, ma anche gli elettori scorretti che li sostengono.

Perciò, se la nostra democrazia oggi è malata, le cause sono da ricercare tra i politici rampanti e mariuoli, ma anche tra coloro che li hanno votati. E costoro non ci vengano a raccontare che non sapevano chi fossero: alcuni sembrano pescati dal mattinale di polizia, altri basta ascoltarli e osservare come si muovono per percepirne l’inaffidabilità.
Si è anche parlato con biasimo dei costi della politica chiedendone l’azzeramento. Attenzione! Occuparsi della cosa pubblica non è esente da spese e, se non vi provvede la comunità, la politica sarà appannaggio soltanto di pochi facoltosi personaggi dal robusto modello ISE, tagliandone fuori la stragrande maggioranza dei cittadini. Non si può mettere insieme le furberie con le spese che comporta l’impegno civile. Il verbo deve essere regolamentare non abolire. Rendicontare non cancellare. Rimborsare non finanziare. Il resto è peculato.

votareEcco perché le persone per bene non possono starsene a casa e rinunciare a dire la loro. Essi sono chiamati a esercitare la fatica della coscienza e della consapevolezza, sporcandosi le mani. Devono partecipare al voto con cognizione critica e manifestare così la loro disponibilità a concorrere al cambiamento, quello che porta al rispetto e all’affermazione, non soltanto formale, della Democrazia Repubblicana.

Già Platone diceva che una delle punizioni che ti spettano per non aver partecipato alla politica è di essere governato da esseri inferiori.

mimmo

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