Protesta, proposte, onore, oneri

ItaliaÈ bastato che un imprenditore si facesse comico della politica e una parte di italiani gli ha venduto l’anima per un piatto di lenticchie.
È bastato che un comico si facesse imprenditore dell’indignazione sociale e una parte di italiani gli ha dato in mano le sorti del futuro politico del Paese.
È bastato che un politico rifiutasse di fare il premier sulle macerie economiche e sociali lasciate dal comico del cucù per finire azzoppato e fuori dai giochi.
È bastato che un professore si facesse leader politico per distruggere il centro dei moderati.

A di là della utilitaristica performance di Berlusconi, il vero vincitore di queste elezioni è Grillo e il vero sconfitto è Bersani. Monti non vale la pena neanche prenderlo in considerazione.

Stante l’attuale legge elettorale, alla Camera gli sconfitti hanno la maggioranza. Al Senato, stallo totale.
Che si fa? I numeri dicono che bisognerebbe rivotare. Con quale prospettiva di governabilità? Nessuna. Si può permettere l’Italia altri mesi senza una guida? Assolutamente no!

Allora, dal momento che in democrazia l’onere della proposta governativa è un diritto/dovere del vincitore, è al partito 5Stelle che il Presidente della Repubblica deve chiedere di esprimere un premier e presentargli la lista dei ministri. Subito dopo, andare in Parlamento con un programma e chiedere la fiducia.
Fino a oggi Grillo&grillini hanno sempre detto che avrebbero rifiutato qualsiasi alleanza e votato solo i provvedimenti che andassero in direzione del loro programma. Questo, naturalmente, valeva nel caso fossero all’opposizione. Ma se invece il popolo li manda al governo sono chiamati a una parte attiva piuttosto che passiva. Allora le proposte le devono fare loro e chiedere agli altri di votarle. Beninteso, gli altri si assumeranno la responsabilità di sostenere o affossare il governo ed eventualmente assumere il peso di nuove elezioni dall’esito incerto.

Ma, al governo per fare cosa? Una legge sul conflitto di interessi, la riduzione del numero dei parlamentari e l’abbattimento dei costi della politica, una nuova legge elettorale in grado di garantire la governabilità. Intanto, gestire gli affari correnti in materia di economia, lavoro, welfare, sanità.
Fatte queste poche e impegnative leggi, si dimettono e si ritorna alle urne. E mentre Berlusconi griderà ai brogli e alla congiura, Bersani dovrà lasciare la segreteria del Partito democratico.

In tutto questo, chiedere a Napolitano di restare al suo posto ancora un anno per evitare di sbranarsi sull’elezione del nuovo Capo dello Stato.

mimmo

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