Habemus ex papam

follaD’accordo, ci vuole vigore fisico e sopratutto spirituale per annunciare il Vangelo, sopratutto se questo passa attraverso adunate del mercoledì, giornate mondiali della gioventù, messe domenicali con Angelus alla finestra di piazza San Pietro davanti folle plaudenti, che non a caso si chiamano folle.
E poi ricorrenze, festività, adunate oceaniche, pellegrinaggi, beatificazioni. E a seguire le encicliche, le lettere apostoliche, le beghe sottobanco coi riottosi della dottrina e con quelli che la dottrina la adorano al posto di Dio.
E poi, e poi… Insomma una faticaccia, annunciare il Vangelo al giorno d’oggi ad un papa costa grande dispendio fisico ed energetico, altro che ricostituenti, occorrerebbero flebo di ormoni. Fatto sta che per sopraggiunta incapacità di reggere questi ritmi, il papa lascia la Chiesa momentaneamente orfana della sua guida terrena, solo per il tempo del conclave naturalmente, e la consolazione è, che la Chiesa e l’uomo non perdono per fortuna la vera guida di Cristo e della sua parola. Questo papa che non è mai stato un modernista a mio avviso, paga l’avvento della modernità che il suo predecessore ha introdotto nella missione pastorale del papato. Non è stato forse Wojtyla a introdurre i viaggi transcontinentali per toccare tutti i paesi del mondo? non è stato forse lui a battere tutti i record di kilometraggio percorsi da un papa? non è stato forse lui a spettacolarizzare la figura del papa con i raduni oceanici e le giornate mondiali? Il povero Ratzinger ne paga le conseguenze. Lui, taciturno esecutore di anatemi e scomuniche che dalla sua scrivania toccavano tutti gli angoli della terra, abituato allo studio dei sacri testi e cultore di una teologia stantia, bloccata dall’apologia e dal rispetto alla dottrina della fede, non aveva nel sangue i ritmi del samba
Una bidonvillescatenato del suo predecessore, al massimo si piegava a qualche valzer, ma solo per un giro. Si mostrava sempre più affranto e affaticato, non poteva tenere il passo di tutti questi impegni. Il Vangelo richiede impegno per essere annunciato. In Brasile lo annunciano difendendo gli indigeni dalla invasione culturale e dallo sfruttamento economico, insegnando a coltivare la terra strappata alla giungla, curando e adottando i bambini delle bidonvilles, difendendoli dallo sfruttamento sessuale degli occidentali cattolici. In Africa lo annunciano curando i malati di AIDS, diffondendo l’uso del profilattico ove serve, insegnano a conservare cibo e acqua senza lo spreco che l’Occidente ricco e cattolico ha imposto ai propri ritmi. Posso pensare che ci sono tanti modi per annunciare il Vangelo che non sono solo quelli vaticanei? E la guida della Chiesa in un momento di difficoltà personale di qualunque papa, non potrebbe essere a questo punto collegiale, come le primitive comunità propugnavano all’inizio della storia della cristianità? Il capo della Chiesa cattolica poteva annunciare il Vangelo anche dalla cattedra di San Pietro comodamente seduto, e fare delle belle lezioni di Vangelo applicate alla vita, non di dottrine applicate al Vangelo. Poteva mettersi a studiare l’esegesi moderna storica da lui accanitamente rifiutata, come dimostrano i libri su Gesù, e poi vedere quante incongruenze tra le prediche domenicali vetero-testamentarie che parlano di peccato e riconciliazione, proposte ancora in una prospettiva giuridica di punizione divina o di soddisfazione da offrire a Dio, che sono ormai abbandonati da tanta parte di teologia e dalla esegesi neotestamentaria, perché inadeguati. Avrebbe avuto tanto da fare a correggere l’operato suo e degli altri; poteva rivedere certi atteggiamenti tenuti nei confronti di minoranze sessuali, trattate con sdegno e apparente mancanza di carità senza girarsi più dall’altra parte; poteva rivedere i suoi errori sul dialogo croce di vojtylainterreligioso e le gaffes che lo hanno contraddistinto. Il Vangelo senza le sue “scarpette rosse” quanto sarebbe stato più credibile! Un abbraccio con tanti teologi che lui ha scacciato dalla cattolica Chiesa, quanto sarebbe stato evangelico! E poi il suo mandato poteva arrivare in scadenza testimoniando se era necessario anche con la sofferenza visibile sul Golgota, l’amore per la Chiesa che tanta parte ebbe in Wojtyla che fino all’ultimo si aggrappò alla sua croce.

No, lo dico chiaramente, a me queste dimissioni non mi sembrano né coraggiose, né umane. Mi sanno di fuga, ma certo non posso giudicare un uomo scelto da Dio; chi sono io per ardire tanto? Io mi auguro che il successore ricostruisca una Chiesa lacerata dal potere del mondo, dalla dottrina spacciata per fede, da un nascondimento delle verità evangeliche celate sotto gli insegnamenti del magistero e dei valori non negoziabili.
E poi quanto mi piacerebbe che fosse “abbronzato” e venisse abolito quel “santo padre”! Non me ne voglia… Santità.

Gioacchino la Greca

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4 thoughts on “Habemus ex papam

  1. Cosa è questo Papa? Stanco per tanto da fare, incapace di reggere i ritmi di Woitila, non portato per le spettacolarizzazioni, chiuso ad un annuncio diverso e nuovo del vangelo, lontano dalla visione collegiale delle prime comunità, incapace a rivedere gli atteggiamenti di chiusura e le gaffes che lo hanno contraddistinto, ma anche di allargare le braccia verso i tanti teologi che ha scacciato dalla cattolica Chiesa?. E la sua? È una fuga dinanzi alla presa d’atto di un fallimento o, dico io, impaurito dalla fronda che vive in Vaticano? Chissà se lo sapremo mai. Mi unisco però, questo lo sento per davvero all’auspicio di La Greca, che “il successore ricostruisca una chiesa lacerata dal potere del mondo, dalla dottrina spacciata per fede, da un nascondimento delle verità evangeliche celate sotto gli insegnamenti del magistero e dei valori non negoziabili”. Mi auguro che lo Spirito torni a spirare nei sacri palazzi perché da parecchio mi pare che se ne vada altrove.

  2. Io, prima di scrivere qualcosa su questo Papa, mi documenterai su che grande persona è stata e quale grande figura, moderna, semplice, umile è stata. E’ evidente che questo articolo è scritto con estremo pregiudizio, senza conoscere né questo Papa, né tantomeno la Chiesa….

  3. L’articolo è scritto con un tale acredine di fondo che mi fa pensare che il signor la Greca sia uno di quei teologi che il Papa “ha scacciato dalla cattolica Chiesa” (cosa di cui peraltro non ho mai avuto notizia,ma forse mi è sfuggito…).Se il sig. la Greca avesse ascoltato l’ultimo discorso del mercoledì,forse avrebbe capito più a fondo le motivazioni reali del Papa…trovo quello di Ratzinger un gesto di profonda umanità,anzi un gesto profondamente evangelico…il coraggio di farsi da parte per il bene della Chiesa,non è forse Vangelo?Ammettere i proprio limiti,le proprie debolezze,non è forse umiltà?Capire di non essere a passo con i tempi e,forse,di non capire più questo mondo e rinunciare ad una poltrona(scomoda,forse,ma pur sempre una poltrona)non è coraggio?Il Papa non scende dalla croce,ma ne abbraccia un’altra….ricordiamoci che Ratzinger non tornerà nella sua Germania,non andrà a incontrare gli amici o a bersi ogni tanto una birra al pub,ma si ritirerà per sempre dentro le mura vaticane in uno stato di semi clausura per pregare per la Chiesa…

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