La bussola e i gabbiani

bussolaIl grande successo elettorale che ha registrato il Movimento 5Stelle, prevedibile per molti analisti ma inaspettato per loro, ha cambiato lo scenario politico al punto tale che tutti hanno perso la loro bussola. L’ha smarrita il Pd che si aspettava di andare al Governo, l’ha persa Berlusconi che non si è ritrovato il suo vecchio elettorato, l’ha perduta Monti che credeva di poter essere conclamato salvatore della patria, l’hanno persa Casini e Fini che ormai contano come il due di briscole. E neanche il Presidente Napolitano ora sa più come orientarsi nella procella del dopo voto.

Ma la bussola l’ha smarrita anche Grillo, che avrebbe fatto volentieri a meno di un così alto numero di parlamentari. Una cinquantina di deputati e una ventina di senatori gli avrebbero consentito di continuare ad essere la spina nel fianco della casta, di denunciare malefatte e predicare una populistica quanto impossibile uscita dall’euro.
E invece no. Il destino cinico e baro lo ha scaraventato nell’occhio del ciclone facendogli vestire, suo e nostro malgrado, i panni dello statista chiamato a dare difficili risposte a 8.784.499 elettori. E quel che meno gli piace, le risposte le dovrà dare non in piazza, fisica o virtuale che sia, ma nelle stanze dove si esercita la democrazia repubblicana.

Il fatto è, che in questa complicata vicenda, anziché trainare, egli ha spinto allo sbaraglio 163 sprovveduti cittadini, più o meno giovani, i quali dovranno assumersi davanti al Paese e all’Europa la responsabilità del futuro economico, sociale e politico degli italiani. Sprovveduti per loro stessa ammissione, in quanto fino ad oggi estranei alla politica grillinipraticata nelle Istituzioni. Non che questo sia un male, ma come per tutte le cose bisogna capire in che misura e quanti sono quelli che si sono ritrovati in panni molto più grandi di loro. Si dice che impareranno e non c’è da dubitarne. Tutto si può imparare, basta avere volontà e motivazione. E a loro non sembra certo scarseggiare la voglia di conoscere e il desiderio di rivoltare l’Italia come un calzino.

Ma il consenso è enorme, e comprendere a fondo il fenomeno è importante.
«In tempi in cui il vecchio non suscita più passioni anche il nuovo può diventare attraente» ha affermato Umberto Eco con la sua consueta arguzia. E forse è in queste poche parole c’è buona parte della spiegazione. Tant’è, che se andiamo a chiedere alla stragrande maggioranza degli elettori 5Stelle il motivo per cui hanno votato quel partito, la risposta è nelle grida dei lazzari di Masaniello: «Viva il re di Spagna, mora il malgoverno! Senza gabelle!».
Insomma, il re di Spagna (alias Grillo) non ha vinto in virtù di un programma politico, per altro in alcuni punti velleitario e incompatibile con gli impegni europei, ma perché ha fornito un’alternativa all’astensione e un canale per la protesta, dando luogo a un sonoro pernacchio ai partiti, rei di aver determinato la precarietà economica e sociale che viviamo.
Con la conseguenza di finire, noi cittadini, accerchiati da un manipolo di baldi giovani, convinti che il mondo si possa cambiare restando legati alla propria purezza o, al massimo, proporre, loro, qualche provvedimento legislativo che gli altri dovrebbero votare senza alcuna contaminazione.

corrottiQuesto è quanto ha prodotto una classe politica inamovibile, sorda, cialtrona e arrogante, oggi costretta a far proprie, hic et nunc, le proposte grilline pur di sopravvivere. Sembrerebbe un successo del Movimento 5Stelle e una buona novella per noi, che, pur non dando credito alla monocrazia duale (che ossimoro, ragazzi!), auspicavamo un cambiamento radicale della politica e di chi fino ad oggi l’ha incarnata. E invece, nunc, siamo più inquieti di prima perché, hic, si è determinata una situazione di stallo allarmante, in quanto i cittadini-portavoce mandati in Parlamento, pur avendone ben cinque di stelle, non sembra che ne abbiano nessuna polare a cui affidarsi.

Ma quel che più preoccupa è che i neoparlamentari grillini si dichiarano tutti per il superamento del concetto di Destra e Sinistra, considerandola una bussola della vecchia politica. Eppur vero che la fine del bipolarismo mondiale ha portato a una certa contaminazione di valori, ma Destra e Sinistra sono ancora due opzioni culturali diverse. Basta osservare l’aumento delle disuguaglianze sociali, le difficoltà di molte famiglie anche dei ceti medi, la crescente concentrazione delle ricchezze in mano a pochi, gli iniqui tagli al welfare, la disoccupazione crescente, i diritti di cittadinanza negati, le opportunità mal distribuite. Tutto ciò è il risultato di un conflitto di interessi che passa per la concezione di Destra o di Sinistra che si ha della politica.
E ancor meno può essere la parola “riformista” a inglobare tutto e tutti. Perché se riformista è colui che vuole dare nuova forma alla società, chiunque può trovar posto sotto l’ombrello del riformismo. Monti si dichiara un riformista. Anche Vendola dice di esserlo. Eppure hanno due visioni contrapposte della società.

C’è poi il vezzo di rifiutarsi di chiamare con il loro nome le cose che attengono alla politica. Per i cinquestellati il partito diventa movimento, il capogruppo è un portavoce, l’onorevole un cittadino, una riunione si chiama meetup. Una rivoluzione semantica che ha la pretesa di rappresentare il loro Verbo, dove il cambiamento è possibile solo attraverso l’affermazione della democrazia diretta, senza intermediazioni e declinata servendosi di strumenti elettronici, prerogativa solo di alcuni, che per questo diventano élite.
È vero, la Politica è partecipazione solo se ha un carattere popolare, ma non si può televotoimmaginare un popolo in eterna assemblea chiamato ad esprimersi in qualsiasi momento e situazione. Senza contare la funzione di controllo che qualsiasi processo democratico deve avere. Una piattaforma in rete usata a fini politici è una cassaforte della quale solo pochi hanno le chiavi. La gente crede di partecipare ai processi politici, ma non ha alcuna certezza che le proprie azioni contino. Come il televoto nei programmi televisivi.

Il sospetto è che una bussola vera i parlamentari grillini non l’hanno mai avuta a disposizione. Sono chiamati a fidarsi e affidarsi a un subcomandante che, pur non dichiarandosi tale, di fatto dà ordini e disposizioni inappellabili. Eppure questi giovani hanno nelle loro mani, la possibilità di cambiare veramente le cose, di spiccare quel volo per cambiare veramente la vita, come cantava Gaber. E, sarebbe triste se poi dovessimo constatare che anche loro hanno aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani “ipotetici”.

mimmo

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