Habemus dubium (fidem)

san pietroSono le 19.00 di un mercoledì lavorativo. Da pochi minuti sono fuori dal lavoro e mi avvio a casa con l’auto.
Qui piove a dirotto, e penso alla grandiosità di questa città che sta affrontando un appuntamento importante come il Conclave ed è in attesa dell’insediamento del Parlamento. Poi, domenica, la maratona cittadina, un evento che viene sempre sottovalutato ma che porta 50.000 persone a correre con tifo al seguito e che dovranno passare anche per via della Conciliazione.

Ripenso alla città di Milano che ho lasciato il giorno prima, al suo grigiore fuori e dentro. Si! anche Milano ha un cuore, me lo sono detto più volte. Ma non lo sa sfruttare, mi dispiace dirlo.

Torno con la testa a Roma. Sotto quella pioggia davanti ai miei occhi vedo la mappa di questa città, che negli anni della pubertà ha fatto capolino sotto il vetro della mia scrivania, quei vetri che si mettevano per non far sciupare i mobili a un bambino, mentre svolgeva pigramente i compiti di scuola.
La città la conosco, giro gli occhi e so che alla mia sinistra c’è il parco dell’Appia, alla mia destra il Testaccio, davanti a me l’EUR, il nuovo quartiere che tanto nuovo non è più. Alle spalle il centro e via della Conciliazione che immagino stracolma anche sotto questa pioggia. Però sono indifferente a questo Conclave che immagino sempre più come una delle tante sedute massoniche di cui abbiamo sentito parlare e alle quali tanti nostri politici, anche con cariche Istituzionali importanti, probabilmente hanno partecipato.
Al semaforo ascolto la radio distrattamente e cambio per cercare un’altra emittente. Mi imbatto proprio in una di quelle radio che non ascolto mai: troppo commerciale e di proprietà del solito imprenditore senza impresa.
fumata biancaEd è in quell’istante che mi giunge la notizia della fumata bianca.
Non so cosa mi sia successo in quel momento, probabilmente superare i quarant’anni ti rende più sensibile, o forse mi sono trovato a pochi chilometri dall’evento, ma il fatto è che d’improvviso sento emergere in me tutta la mia educazione cristiana e, diciamolo, anche cattolica. Famiglia paterna e materna devote, la paterna poi anche molto attiva all’interno delle parrocchie e con uno zio di papà, con cui ho avuto un ottimo rapporto, che giovanissimo era già un Domenicano. Ho ascoltato la parola di Cristo nei suoi Vangeli tante volte in ogni età, osservando tutte le volte un modo diverso e maturo di pronunciarla.
Si, sono emozionato. C’è una nuova figura , che so che in un modo o nell’altro ha la possibilità di raggiungere tante persone per portare una parola che vale indubbiamente tanto.
Chiamo mia moglie Daniela, lei che probabilmente fino a tre mesi prima neanche si curava di un papa piuttosto che un altro, ora invece ha motivi suoi per essere interessata.
Le dico di sintonizzarsi su RAI 1 (bisogna sempre andare alla fonte delle notizie, anche se sono manipolate, e non prendere le notizie da intermediari inutili). I pochi minuti che mancano per arrivare a casa mi fanno pensare a questo Cardinale, a quest’uomo che si chiude nella stanza delle lacrime. È un uomo che probabilmente ha peccato più di tante persone che però ora deve mettere da parte tante cose e dare visibilità a chi segue la parola di Cristo, e forse anche a una vita che cerca di affrancarsi da tanti peccati. È veramente un impegno gravoso. Non stiamo parlando di interessi (quelli li fanno già nei grigi palazzi Vaticani persone di indubbio malaffare). Qui stiamo parlando di una persona che deve sentire dentro la moltitudine delle coscienze, qualcosa che emotivamente può distruggere una persona.
E a casa inizio a pensare a quanto la fede è importante, io che ho fatto del dubbio la mia vita.
Come può un messaggio ottimistico aiutare l’essere umano, animale, che fa del pensiero parte del suo vivere quotidiano? e ogni gesto, ogni passo della propria vita prende forma e forza, o perde forma e forza, a seconda dello spirito ottimistico o pessimistico che lo incalza in quel momento?
papaEcco l’annuncio. Ho finito anche di cenare. Giornalisti che si accalcano per sentire chi è il prescelto e manifestano stupore all’annuncio del Protodiacono: Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum,Dominum Georgium Marium Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio, qui sibi nomen imposuit Franciscum.
Io ascolto tutto il latino come poche volte avrò fatto in vita mia, fino a che non sento il nome Francesco. A quel punto avverto in me un’emozione che non pensavo di poter mai provare. Mi giro verso Daniela e dico: «Questo vuol fare qualcosa di grande, ha scelto Francesco. Questo vede solo gli ultimi, vede Cristo».
Sento la mia educazione muoversi dentro e non riesco a dominarla. Mi hanno indottrinato per bene.
Ne parlo con mio padre al telefono. Oramai entrambi distaccati dalla Chiesa ci ritroviamo nelle parole.
Sì, mi sembra qualcosa che sia un Giovanni con le capacità comunicative di un Giovanni Paolo. Ma ha scelto Francesco, un nome non del Vangelo, ma del vangelo di strada.

Il giorno dopo è mattino. E ogni mattina è per me una lotta tra i mille dubbi che mi assalgono. Ho fatto le scelte giuste? sono circondato da persone sincere? … … … Eh sì, il mio mattino è sempre un po’ difficile. Da sempre.
Sono di nuovo in auto per andare in ufficio ed essendo un matematico ho bisogno di iniziare a trovare qualcosa che mi faccia guardare dei numeri. E così inizio a pensare ai 76 anni di Papa Francesco e ai 30-40 anni dell’ex Cardinale Bergoglio e come poteva essere a quel tempo la sua vita.
E così i dubbi del mattino tornano fortemente ad avere la meglio. Ma se non ci fosse il dubbio, penso, che pecore saremmo. Ecco, vedo quei suoi anni, quelli di coscienza e carriera, fatti sotto una dittatura, e anche senza saper niente di lui, penso che una persona che diventa così influente deve per forza aver passato il suo tempo insieme a quegli uomini di dittatura. Ma il mio dubbio non mi fa perdere la ragione, e così penso che prima bisogna avere notizie certe.
Ma non faccio nemmeno in tempo ad aprire il pc, che tra facebook e giornali, i miei dubbi vengono subito documentati. Mi arriva persino un link di Don Vitaliano che già lessi 5-6 anni fa.
Adesso la mia educazione e il mio indottrinamento sono messi a tacere. Il mio pensiero e la mia analisi iniziano a prendere il sopravvento. E penso che la vera lotta perpetrata negli ultimi secoli è stata contro tutti i sistemi socialisti. Negli ultimi trentacinque anni un papa che veniva dall’est ha distrutto la cortina di ferro.
Ma quello era il mio papa. Era il papa che prima di combattere il comunismo era lì a combattere il nazismo. Coerente contro tutte le dittature.
Se analizzo la situazione sudamericana, lì è tutto diverso. Lì, il socialismo è stato fatto fuori senza alcuna pretesa di dittatura, anzi proprio per permettere alle dittature sudamericane (o meglio nordamericana) di sopravvivere. Ho capito, questo è il papa che darà l’ultima spallata a tutte le idee socialiste di questi secoli.

Le madri di Plaza de Majo

Le madri di Plaza de Majo

La mia delusione verso la chiesa si ingigantisce ancora. Non c’è fede che tenga. Il dubbio oramai è entrato nella mia vita e mi rendo conto che resto un fottuto illuminista.
Ma poi lo rivedo in mezzo alla gente quando era Cardinale e vedo i suoi gesti e la sua misericordia verso gli umili. Ma sono immagini riportate, la solita comunicazione, il solito abbellimento. Rivedo la sua croce, non quella d’oro. Sento le sue parole. Niente. Il dubbio mi assale. Quando ci sono persone che ti danno le visioni, sai che un po’ bisogna avere fede, altrimenti il mondo è finito prima di partire. Una persona che parla ai poveri non puoi non ammirarlo. Una persona che si spoglia immediatamente del lusso non puoi non seguirlo.

Dovrei chiudere questi pensieri, e così stamattina penso ad una persona che mi ha colpito negli ultimi anni, penso a lui e al suo pensiero: Vittorio e il suo Restiamo Umani. E penso a quella volta che lo vidi mentre lo intervistavano, un anno prima di morire. Era su una barca di pescatori ad aiutare quelle persone, ad andare avanti nella vita di tutti i giorni, a non dimenticare che la vita resta normale anche sotto la guerra. Bisogna pescare per mangiare, bisogna fare l’amore, bisogna fare ancora figli, bisogna stare dalla parte giusta ma a volte si sta anche dalla parte sbagliata. E’ la vita che va avanti. E gli errori di tutti sono umani, piccoli o grandi che siano.

Ecco, forse oggi non ho seppellito, con orgoglio, il mio dubbio, ma ancora una volta non lascio spegnere la mia fede.

Antonio De Luca

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