Un lavoro da compiere

LiberazioneIl 25 aprile 1945 rappresenta il giorno della Liberazione dell’Italia dall’oppressione nazifascista. È la data che mette fine a venti anni di dittatura ed a cinque di guerra. Rappresenta l’inizio di un percorso storico che porterà al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica, quindi alla nascita della Repubblica Italiana, fino alla stesura della Costituzione approvata dall’Assemblea Costituente ed entrata in vigore il 1° gennaio 1948.
La Carta Costituzionale è, di fatto, un documento programmatico, tanto che Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale ha dichiarato: «Vorremmo un partito che dicesse: il mio programma è la Costituzione».
Ecco, al di là di manifesti elettorali, agende, otto punti, statuto-non-statuto, sarebbe molto bello che un partito o movimento pseudo tale, dichiarasse che la sua stella polare è la Costituzione Italiana.

Piero Calamandrei, il 26 gennaio 1955 tenne a Milano un discorso rivolto ad alcuni studenti universitari e delle scuole medie superiori che avevano autonomamente organizzato un ciclo di conferenze sulla Costituzione. Riprendiamone alcuni stralci:

«L’art. 34 dice: I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
Eh! E se non hanno mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Piero Calamandrei

Piero Calamandrei

È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo – L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica, perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.

E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di un lavoro da compiere.
……………………………………….
Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una Costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della società. Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.
…………………………………………
La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. È la Carta della propria libertà, la Carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo.
………………………………………… »

costituzioneOra, alla luce di alcune recenti tragedie umane, possiamo ben dire che la nostra è una democrazia incompiuta. Se qualcuno decide di ammazzarsi con la Costituzione in mano lancia un’accusa tremenda a tutta la classe dirigente di questo Paese che, mai come in questo periodo si sta occupando di problemi gravissimi e seri con un atteggiamento bizantino incomprensibile. La politica dovrebbe interrogarsi e dare risposte risolutive alle drammatiche condizioni del Paese. I partiti dovrebbero evitare tatticismi e pratiche opportunistiche per uscire dallo stallo istituzionale e dar vita a un Governo in grado di avviare quel risanamento invocato da più parti. È chiaro che le responsabilità non sono tutte della stessa specie e livello. Ed è altrettanto vero che, se negli ultimi anni sono stati commessi errori e malefatte al punto da generare malessere e disaffezione, non tutti sono da considerare colpevoli, o perlomeno non allo stesso modo. Sarebbe ingiusto nei confronti dei pochi che hanno operato con rettitudine e capacità.

Il senso di avversione nei confronti dei vecchi partiti ha dato vita a formazioni spurie che per tener fede a un’interpretazione di purezza hanno espresso resistenza nei confronti di tutto e tutti, provocando un totale immobilismo parlamentare. La politica è apertura al dialogo e ricerca comune di soluzioni, perché in democrazia nessuno è autosufficiente. E non è l’autoreferenzialità che aiuta nella ricerca di cosa serve a cittadini fatti di sangue, ossa e carne. Lo tengano a mente tutti i parlamentari appena eletti, perché lo spettacolo che hanno mostrato negli ultimi giorni ha dato il senso di quanto sia dannoso il loro modo di fare. Hanno giurato sulla Costituzione ed essa è lì, pronta a essere tradotta in pratica, perché, come diceva Calamandrei è l’impegno di un lavoro da compiere.

Ecco, se il prossimo Governo fosse disposto ad assumere come documento programmatico la nostra Carta Costituzionale, quel lavoro si avvierebbe a compimento.

mimmo

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