Parlare e non capire: battilocchio

(nella lingua Napoletana, per “battilocchio” si intende colui che non ha speranza di migliorare, stupido nasce e stupido muore)

letta napolitanoTanto tuonò che piovve. Diluviava fuori dal Palazzo sabato 27 aprile mentre nasceva il Governo Letta/Alfano. E in quell’atmosfera plumbea, il premier incaricato non aveva fatto in tempo a elencare i suoi ministri che il Presidente Napolitano si era precipitato fuori a dire che l’unico aggettivo che può avere il nascente esecutivo è “politico”. Ma Letta in Parlamento ha insistito che il suo è un Governo di servizio.
Resta però da capire a chi fornirà i suoi servizi.

Due concezioni della società diametralmente opposte siedono intorno allo stesso tavolo con la pretesa di sciogliere i nodi gordiani che bloccano il Paese. Due idee inconciliabili dell’Italia, dello Stato di diritto, dei valori repubblicani, del vivere comune. La Destra e la Sinistra insieme, dove il principio di realtà dovrebbe essere il terreno di incontro. Dovrebbe. Ma basta guardare cosa accadeva già a poche ore dalla fiducia per spiegare che il mio scetticismo non nasce da un atteggiamento iconoclasta, ma proprio dal… principio di realtà.
Ma quali soluzioni comuni riusciranno a trovare Letta e Alfano per risolvere i problemi connessi all’Imu, al precariato, all’evasione fiscale, alla legge elettorale, ai diritti civili? I due, per filosofia di vita e concezione politica, hanno sempre perseguito strade e mete diverse, quando non contrapposte, per cui immaginare che possano raggiungere obiettivi comuni è un arcano indecifrabile.
Qualcuno si è affidato al trascendente e ha richiamato Isaia (11:6): Il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo giacerà col capretto, il vitello, il giovin leone e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà. Ma queste sono declinazioni metafisiche, mentre noi abbiamo un disperato bisogno di materialismo terreno. E, se è vero che di buone intenzioni è lastricata la via per l’inferno, c’è il rischio che questo indistinto consociativo ci condurrà proprio alle sue porte. E forse anche oltre.
governo LettaQualcuno obietterà che nelle circostanze date è il miglior governo possibile. Ci sono competenze, freschezza, nomi importanti, molte donne, un ministro di pelle scura, Emma Bonino agli Esteri. Tutto vero. Ma non è la squadra, né il discorso programmatico di Letta che si contesta, ma le colonne portanti dell’impianto.
Vorrei sbagliarmi, ma non riesco a liberarmi dall’idea che siamo in presenza di un accrocco istituzionale utile soltanto a ricondurre Berlusconi sul carro dei vincitori e a Grillo di esercitare il sospirato ruolo di opposizione urlante. E al Partito democratico di recitare l’ultima scena nei panni del Turiddu rusticano accoltellato da amici e nemici.

Si ribadirà che una perfida legge elettorale ha determinato un trittico incomunicabile tale che qualsiasi tentativo di formare un governo diverso è abortito, fino ad arrivare a un penoso spettacolo che ha costretto tutti a rimettersi nelle mani di un ri-presidente, che dopo aver bacchettato parlamentari masochisti, ha detto: “adesso si fa come dico io”. Qualcuno si è scandalizzato, ma forse è il minimo per un signore di 88 anni costretto ad accettare un reincarico per togliere le castagne dal fuoco di chi le aveva lasciate consapevolmente bruciare. Tutto questo, mentre un Berlusconi sorridente e giulivo sotto il fumo tricolore delle Frecce cantava “meno male che Giorgio c’è”.

letta alfano ridottaMa l’ipotesi pastetta circolava già da tempo e in molti anche nel Pd la caldeggiavano. La voce ricorrente era; “ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, è ancora Silvio Berlusconi. È con lui che bisogna dialogare… “ E per rafforzare il discorso, qualcuno aveva persino richiamato il compromesso storico di Aldo Moro ed Enrico Berlinguer. Ma l’analogia non sta in cielo e ancor meno in terra. Quell’accordo tra Pci e Dc, con il consenso anche delle altre forze democratiche, nacque grazie all’elaborazione di due leader di statura politica notevole. Nel Pd nessuno assomiglia a Berlinguer e l’accostamento di Berlusconi a Moro è addirittura blasfemo. Non scherziamo. Moro era uno statista, Berlusconi è un magliaro alla ricerca di un salvacondotto giudiziario.

E poi, come fanno Letta, Franceschini, Zanonato e soci a non tener conto con chi, veramente, si sono alleati? Non con un partito, ma con un uomo soltanto. In questo Governo non ci sarà da condividere un’idea di Paese ma i problemi di un singolo. L’ultima campagna elettorale ha dimostrato anche ai più scettici che il Popolo della Libertà non esiste. Il Pdl è Berlusconi, gli altri solo figuranti. E, allora sai che spasso per il Pd quando i grillini presenteranno una mozione per l’ineleggibilità di Berlusconi in ragione della legge 361/1957? E sul conflitto d’interesse che faranno? e la legge sulla corruzione come sarà articolata? e l’asta sulle frequenze televisive?
Per non maramaldeggiare mi fermo qui, ma ci sarebbe da dire: «vai avanti tu che a me viene da ridere»?

berlusconi3Ma, ahimè, molti di quelli che oggi plaudono alla soluzione della crisi governativa non vogliono sentir parlare della longa manus di Berlusconi, sempre pronta a ghermire e scaraventare nella polvere tutto e tutti, appena lo riterrà conveniente. E non è affatto vero che l’Italia è il paese che ama. E chi lo crede è un battilocchio.
Battilocchi, al punto tale da mettere nelle sue mani, ancora una volta, il destino sociale ed economico della Nazione e il loro stesso futuro politico, dimentichi che il personaggio è il medesimo che ha definito gli ultimi tre Presidenti della Repubblica comunisti asserviti alla Sinistra (fino a cambiare idea sull’ultimo e definirlo il miglior Presidente che l’Italia abbia avuto, che poi è l’unico vero ex comunista), ha affermato che la Corte Costituzionale è un covo di marxisti (beninteso, usando il termine nel senso di offesa e non di una filosofia politica che, per altro, nemmeno esiste più), è colui che corrisponde a un nutrito numero di avvenenti ragazze la somma mensile di 2.500 euro cadauna, il cui unico requisito è di essere di bella presenza.
Altresì, è uno che frequenta minorenni (Noemi Letizia e Ruby Rubacuori), che ha definito la Magistratura un cancro e malati mentali i magistrati (almeno quelli che non lo assolvono a prescindere), che ha allontanato dalla televisione pubblica un giornalista come Enzo Biagi, che faceva le corna e i cucù alle riunioni internazionali, che per mesi ha negato la crisi economica e ridotto l’Italia tutta buchi e toppe mal cucite.
E poi lo spread, i condoni, le bugie a iosa, la Protezione Civile di Bertolaso, l’uveite, la gazzarra fuori e dentro il palazzo di Giustizia di Milano.
È colui che ha scudato i capitali portati illegalmente all’estero, ha preso in giro gli italiani che non arrivavano a fine mese asserendo che i ristoranti erano pieni, che ha tagliato fondi agli enti locali, alla scuola, alla ricerca e abbandonato a sé stesso ogni bene culturale e ambientale, che si è impegnato con l’Europa, pur di farsi bello, di pareggiare il bilancio statale in tempi impossibili.
Svergognato e defenestrato, ha votato tutti i provvedimenti di Monti, Fornero e Passera per poi sfilarsi e far credere agli italiani di essere estraneo a quella mannaia fiscale e sociale.
E se non dovesse bastare, c’è la lunga lista di procedimenti giudiziari che ha in corso, i quali, se a carico di un comune cittadino non gli consentirebbe neanche di partecipare a un concorso pubblico come bidello. Invece la consociazione Pd-Pdl lo vuole mettere alla presidenza della Convenzione per le Riforme Istituzionali. Tengo a dire che io non lo metterei neanche in una commissione che dovrebbe rivedere il regolamento del mio condominio.
berlusconi-de gregorioPoi, c’è la faccenda dei 3 milioni di euro versati il senatore De Gregorio, la condanna in primo grado a 4 anni di reclusione e la richiesta di interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, il caso Ruby, l’intercettazione telefonica sulle indagini del caso Unipol-Bnl, il lodo Mondadori-Cir. E, inoltre, una serie di processi archiviati per riduzione dei tempi di prescrizione o di nullità di reato in ragione di leggi appositamente approvate dai suoi sherpa in Parlamento: All Iberian 1 e 2, le accuse di falsificazione dei bilanci Fininvest e del Milan per creare fondi occulti, l’accusa di falsa testimonianza intesa a negare l’iscrizione alla Loggia P2 di Licio Gelli, quella di appropriazione indebita, di frode fiscale e falso in bilancio per l’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio. Arrosto non fumo.

Allora, non è forse osceno cercare la condivisione di governo con un tale personaggio? I Lusi, i Fiorito, i Belsito, i Penati non devono trovare più posto nemmeno in un Consiglio di Quartiere, ma chi ha problemi con la legge altrettanto gravi e, per giunta, numerosi, non può diventare un alleato di governo solo perché ha preso praticamente i nostri stessi voti.

Ma il Paese ha un bisogno disperato di un Governo, si obietta. È vero, ma ci si poteva limitare a un accordo scritto per varare alcuni provvedimenti urgenti riferiti al mondo del lavoro e una nuova legge elettorale. E anche aprire un negoziato con Bruxelles per ridefinire i tempi del pareggio di bilancio. Pertanto sarebbe bastato un Governo a termine e con un mandato chiaro e conciso. Sarebbe stato sufficiente un Governo formato da una decina di ministri e non ventuno. Sarebbe stato utile delineare linee programmatiche coerenti con l’emergenza e non un manifesto ambizioso di lungo respiro.
E poi, veramente qualcuno crede che Berlusconi in questo momento rinuncerebbe al Porcellum? Alle prossime elezioni, rimescolando le carte nel Pd e, se come sembra, Grillo è destinato a perdere in consenso, Berlusconi ha concrete possibilità di vincerle. Tanto basterebbe a far man bassa sul Parlamento. Dopo di che, una volta premier, sarà il lodo Alfano a guarirlo dall’uveite. E, passata l’era Napolitano, anche il Quirinale sarà suo.

E diventerà papa-re.

Cantastorie

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