Chi perde un amico perde un tesoro

zen 1A fine pranzo l’orologio della mensa ci avvertiva che mancavano venti minuti alle 14.00. C’era tutto il tempo per raggiungere l‘ufficio. Fuori la canicola scoraggiava qualsiasi sortita e la frescura dell’aria condizionata ci incollava alle sedie. Non so come, ma si finì col parlare di amicizia.

«Da un amico mi aspetto che non mi fraintenda. Tutti mi possono fraintendere, meno che un amico».

«Io, invece, penso che un amico fraterno debba avere di me la stessa immagine che ho di me stesso».

«Ma l’amicizia non è mai fraterna, perché presuppone un fratello maggiore e uno minore. L’amicizia è un sentimento alla pari».

«E tu, Gaspare, come la vedi?»
«Per me, gli amici sono nemici… e poi costano» rispose.

Restammo di ghiaccio. Sì, perché avvertimmo una sensazione gelida e il termometro che ognuno aveva dentro il cuore precipitò sotto lo zero. Attoniti, nessuno biascicava parola. A quale livello di grettezza può giungere l’animo umano, pensai.

«Scommetto che tu, invece, credi ancora nell’amicizia?» chiese rivolto a me quel campione di Gaspare con malcelato sarcasmo.

Con lo sguardo perso, osservavo sulla parete di fronte l’oscillazione del diffusore dell’aria fredda che fuoriusciva dallo split e mi venne in mente una storia Zen che avevo letto qualche giorno prima.

Molto tempo fa, in Cina, c’erano due amici, l’uno molto bravo a suonare l’arpa e l’altro molto bravo ad ascoltare.
Quando il primo suonava o cantava di una montagna, il secondo diceva: “Vedo la montagna come se l’avessimo davanti”.
Quando il primo suonava a proposito di un ruscello, colui che ascoltava prorompeva: “Odo l’acqua che scorre!”.
Ma quello che ascoltava si ammalò e morì. Il primo amico tagliò le corde della sua arpa e non suonò mai più. Da allora, tagliare le corde dell’arpa è sempre stato un segno di grande amicizia.*

«Dico a te, non mi rispondi?» incalzò.

«Se dovesse accadere a me, anch’io le taglierei» dissi senza guardarlo.

Gaspare non poteva capire e ammiccando agli altri si toccò una tempia con l’indice della mano destra. Ma non avrebbe capito neanche se gli avessi raccontato la storia.

Due anni dopo, il 19 giugno 2006, anch’io avrei distrutto la mia arpa, se ne avessi avuta una.

mimmo

* La storia è tratta da “101 storie Zen” a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps – Adelphi Edizioni.

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3 thoughts on “Chi perde un amico perde un tesoro

  1. Suonare per una sola persona lo ritengo riduttivo. Stiamo parlando di amore in senso ampio. Amare una sola persona è facile ma non soddisfa l’animo umano. L’amore quanto più si divide più divenda grande. L’uomo quanto più ama più si sente in pace per cui è sempre alla ricerca di qualcuno da amare, questo è il motivo per cui bisogna continuare a suonare.

  2. Credo che nella vita di ognuno di noi sia capitato di volere spezzare le corde della propria arpa, se ne avessimo avuta una.
    Poco più di un anno fa le avrei spezzate anche io per la perdita di una giovane amica. Ma se è vero che chi perde un amico perde un tesoro, nel mio caso quel tesoro lo custodisco gelosamente perchè l’amica ha avuto una forza e una volontà d’animo così straordinaria durante la sua malattia che mi ha impartito più di una lezione di vita.
    Grazie cara amica, per te continuerò a suonare.

    LAURA

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