E l’italiano diventò un dialetto

inglese 1La discussione infinita sul ruolo dell’inglese nella società e nelle università italiane mostra che noi linguisti abbiamo ancora molto lavoro per fare capire alle persone come stanno le cose. Allora, mi viene da dire: ma ci rendiamo conto o no che se continuiamo così la nostra lingua diventerà, nell’arco di qualche generazione, un dialetto? Insegnare in inglese alle superiori, imporre l’inglese alla TV (ultimamente al Giro d’Italia, che è pur sempre una manifestazione sportiva popolare, le didascalie erano in inglese. Perché?), estromettere l’italiano dall’università, sono tutte iniziative che alla lunga rendono l’italiano una lingua buona solo per le canzonette, per parlare con gli amici al bar e con la fidanzata al ristorante.
Certo, non accadrebbe domani, ma nell’arco di qualche decina di anni.

Andate a leggere in che condizione versavano, prima che si reagisse con opportune politiche linguistiche, il catalano, il francese in Québec e altre lingue dominate gradualmente, ma inesorabilmente, da lingue maggiori. Siamo d’accordo o no che debba esistere un luogo sulla terra dove la lingua italiana sia “completa”, cioè un posto dove le persone abbiano la libertà di vivere, lavorare, studiare in italiano? Ebbene, se lo siamo, allora dobbiamo dotarci di politiche linguistiche che smorzino gli effetti erosivi dell’inglese, e che diano primato alla lingua italiana in tutti i settori della società (primato non vuol dire esclusiva).
Non è nazionalismo, è sopravvivenza. Oppure, come prevedeva Indro Montanelli, finiremo annacquati e diluiti nel calderone globale. Non è ammissibile, ad esempio, che non si chieda ai docenti stranieri assunti all’università italiana di non sapere insegnare in italiano dopo tre anni che lavorano in un ambiente italofono, ed è sbagliato non esigere, entro la fine degli studi, dagli studenti stranieri che studiano da noi un livello C1 di conoscenza della lingua italiana, così come previsto dai criteri di valutazione e certificazione linguistiche. Oppure vogliamo diventare una Singapore nel Mediterraneo? La globalizzazione è un fenomeno umano, non naturale, e come tale va governato, non accettato da rassegnati.

Stefano Castelli

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