Parlare ai bambini in modo corretto

peccato mortaleDiceva un parroco, facendo catechismo su nel Veneto, queste testuali parole rivolte a bambini di otto anni: «Sapete bambini che cos’è il cancro?» E, purtroppo lo si sa tutti, perché, volenti o nolenti, è un tema che si conosce. Ebbene, diceva il parroco, «il peccato mortale è peggio del cancro, perché il cancro uccide il corpo, il peccato mortale uccide l’anima».

Ecco, è grazie a preti o catechisti come questi che il 75% dei clienti dei neuropsichiatri infantili denunciano delle turbe dovute al catechismo. Non si può fare catechismo tramandando quello che è stato insegnato senza nessuna verifica, perché nel frattempo la chiesa è andata avanti, non ha cambiato la dottrina – che rimane la stessa – ma la formulazione della dottrina. Chi insegna oggi ai bambini, e trasmette quello che hanno insegnato a lui nella sua infanzia, produce danni irreparabili. Un’immagine sbagliata di Dio, un’idea negativa di Dio, inculcata ai bambini in quella tenera età è un danno psichico irreparabile per tutta l’esistenza, o un danno spirituale.
Quindi, attenzione, che fare catechismo non è una cosa semplice. Io, credetemi, è trent’anni che mi dedico allo studio dei vangeli, ma se devo fare catechismo mi preparo tre volte tanto, perché un’idea o una formulazione inesatta, proposta a quella età può causare un danno per tutta la vita, perché quello che viene imposto, quello che viene presentato in quell’età rimane per sempre; se son cose positive costruiscono la maturità dell’individuo, se sono cose negative, saranno un blocco psichico o spirituale per sempre.
Allora, di fronte a questo, uno si può spaventare, dice «ma allora chi può fare catechismo?» Lo possiamo fare tutti, a due condizioni: in una istruzione biblica adeguata e rinnovata tenere sempre presente, quando si parla di Dio, che lui è padre, è genitore. Allora quello che un padre mai farebbe, non lo fa neanche Dio. Non si può presentare un Dio peggiore di un genitore, ma Dio è migliore di un genitore. Il criterio è questo: un genitore lo farebbe questo al figlio? No. Se non lo fa un genitore non lo fa neanche Dio. Inoltre non ci si deve arrampicare sugli specchi per imporre una dottrina che sentiamo non convincente. Se qualcosa non convince si vede che non è vera, perché le cose vere si possono provare. Per le cose vere non c’è bisogno di arrampicarsi sugli specchi e tanto meno c’è bisogno di imporle con quella oscena frase “è un mistero, devi crederlo”.

PargoliPrimo, e ce lo chiede la chiesa, quando con il Concilio ci dice che tutta la predicazione, e tanto più la catechesi, deve radicarsi sul vangelo. Secondo criterio è il buon senso, se va contro il buon senso, allora non va. Già solo questo criterio del buon senso eviterebbe di provocare delle turbe infantili, come l’idea dell’inferno.
Se il Dio che presentiamo ai bambini nel catechismo, in qualche maniera anche minima, mette paura, è un Dio falso, non è il Dio di Gesù, perché il Dio di Gesù non mette paura, ma toglie le paure. Il Dio di Gesù non minaccia, ma consola, quindi se è vero il comandamento “non nominare il nome di Dio invano”, è tanto vero che non si può usare il nome di Dio per imporre una dottrina, e soprattutto, permettere l’idea del castigo di Dio.
Parlare di un Dio che castiga è blasfemo, è osceno. La bestemmia non è solo dire di Dio ciò che non è, ma è anche parlare di castigo di Dio, “non ti comportare così perché altrimenti Dio ti castiga”.
Quando mai Dio castiga? Dio è amore e l’amore può essere soltanto offerto, quando l’amore viene imposto non si tratta più di amore, ma di violenza.
L’elemento del catechismo è proporre – mai imporre, perché gli obblighi e le imposizioni non vengono da Dio – la buona notizia. E la buona notizia, il messaggio di Gesù, dobbiamo conoscerlo.

Allora, come strumento di lavoro, oltre ai libri del catechismo che uno potrà avere, è la Bibbia, in particolare il Nuovo Testamento, con una edizione aggiornata nella traduzione. Se il vangelo è tradotto male, o interpretato peggio, e la nostra esistenza si basa sul vangelo, la nostra esistenza avrà dei danni tremendi. Sapete che i vangeli sono scritti in greco, dal IV secolo in poi vennero tradotti in latino, e fino al Concilio Vaticano si è adoperata una traduzione latina. La traduzione, ogni traduzione, non può rendere mai la ricchezza del testo originale, e soprattutto una traduzione non è esente da errore.
Il dramma della nostra catechesi della nostra formazione è che ci indottrina, è tutta una serie di dottrine, ma senza farci fare delle esperienze.
Ma secondo la prassi dei vangeli, prima viene l’esperienza e poi la dottrina, prima la pratica e poi la spiegazione teorica altrimenti i risultati possono essere devastanti.

giocoNon è il mio campo, ma quelle poche volte che mi è capitato di fare catechismo, cosa vogliono i bambini di otto-nove anni? Vogliono giocare, ed è possibile attraverso il gioco trasmettere dei valori? Allora dico: bambini, noi stiamo per fare la messa, ma voi cosa volete fare, la messa o giocare? Ovvio, la risposta è giocare. Allora abbiamo fatto la messa a mo’ di gioco. Adesso mi metto sul tavolo, io sono Dio e questo è il paradiso; io faccio delle domande e chi mi risponde viene qui con me in paradiso. C’erano ormai tanti bimbi in paradiso e un bambino che era accanto a me ha suggerito ad un altro; allora gli ho detto: «tu hai suggerito, ritorna sulla terra». Sapete cosa ha risposto? No.

Alberto Maggi
Teologo. Direttore del Centro Studi Biblici “G. Vannucci” di Montefano (MC).

di Alberto Maggi leggi anche Oppio e adrenalina.

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