Ricchi e poveri, cattolici e banchieri

In un recente rapporto della Banca d’Italia si legge: “Il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede il 45,9 per cento della ricchezza netta familiare totale”.
Qualche settimana fa papa Francesco ha detto che “San Pietro non aveva un conto in banca”, dimostrando subito dopo che tra le priorità del suo pontificato ha quella di condurre lo Ior su una via di totale trasparenza.

La sede dell'Istituo Opere Religiose

La sede dell’Istituo Opere Religiose

Una Chiesa che non tentasse con grande ardimento la pacificazione in sé stessa potrebbe poi pretendere di invitare gli uomini, gli “altri”, alla riconciliazione? Questo stesso invito sarebbe una contraddizione davanti a Dio, oltre che un fallimento di fronte agli uomini.

A livello socio-politico, la riconciliazione non si potrà ottenere senza un previo giudizio. Si deve cioè discernere ciò che può essere composto e ciò che non può esserlo, ciò che può essere sanato e ciò che deve essere bruciato. Per indicare un solo esempio, la riconciliazione sociale non potrà essere un qualunquistico «amiamoci scambievolmente» che metta insieme ricchi e poveri, sfruttati e sfruttatori, lasciando ciascuno come e dov’è.

Riconciliazione sociale potrà esserci solo quando si sia fatta una seria analisi della società, si siano individuati i nodi da sciogliere, le cause profonde e strutturali che fanno sì che alcuni opprimano o schiaccino gli altri. Il cristiano ama tutti ma, appunto perché crede che ogni uomo è irripetibile, nel suo amore cerca di confrontarsi con le esigenze e la situazione di ciascuno. Amare un ricco, dunque, vuol dire, evangelicamente, aiutarlo a porsi il problema della ricchezza e della sua logica di accumulazione. Forse, significa rammentargli il giudizio della parola di Dio: «Guai ai ricchi!». E lottare perché il ricco non sia più ricco, anche se questi in un amore così strano non troverà, a prima vista, nulla di cristiano.

Amare il povero significa porsi al suo fianco, con lui, come lui, per abbattere quei meccanismi che lo tengono povero, cioè sfruttato, alienato, estraniato, calpestato. Il regno dei cieli sarà dato a tutti gli uomini – di qualsiasi condizione – che vivano in stato di conversione, ma, intanto, qui ed ora dobbiamo lavorare per abbattere le barriere che separano una classe dall’altra. Paradossalmente, la riconciliazione sociale altro non può significare oggi che la lotta per una società senza classi, perché in un domani non vi siano più uomini che sfruttano altri uomini. In attesa di un domani beato dobbiamo lottare nell’oggi drammatico.

Oltre che condividere la lotta del povero dovremmo anche mostrargli quanto siano vuoti i miti del benessere e del consumismo, affinché la sua lotta sia veramente per la giustizia e non per diventare a sua volta un “ricco”. Come Gesù ci ha insegnato, ciò che conta è l’uomo e la sua vita e non ciò che possiede.

Giovanni Battista Franzoni
ex Abate e Ordinario dell’Abbazia di S. Paolo fuori le Mura in Roma, prima sospeso a divinis e poi dimesso dallo stato clericale nel 1976.
(Il brano è tratto da “La terra è di Dio” – 1973)

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4 thoughts on “Ricchi e poveri, cattolici e banchieri

  1. Peccato che il Vaticano sia proprietario di mezza Roma, migliaia di case nei quartieri più costosi. Per non parlare degli istituti religiosi, tutti esenti da IMU, che gestiscono fior di alberghi senza pagare nemmeno il personale e senza sottostare alle regole ed ai regolamenti cui devono normalmente sottostare gli alberghi.

    • Una verità incontestabile la tua, Daniela. Personalmente non mi illudo che papa Francesco possa sistemare secondo giustizia divina e terrena ogni cosa, ma, per il momento, credo che abbia messo mano a un processo importante. La domanda è: glielo lasceranno fare? Una prima risposta l’avremo se e quando nominerà il successore di Bertone.

      • Sta facendo una cosa molto più importante: eliminare l’onnipotenza dell’immagine del papa e dei religiosi! Si parte dai granellini per fare un giorno magari una montagna!

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