Apologia di un piazzista

berlusconiNon ho mai votato per Forza Italia e ancor meno per il Popolo delle Libertà. Non ho mai avuto stima per Silvio Berlusconi e per tutta la sua corte di nani e ballerine, che non risparmiano sorrisi servili al Capo e severi rimbrotti a chi dissente. Non ho mai creduto nel culto della personalità, non mi piacciono i partiti con l’uomo solo al comando e rifuggo da ogni forma di patronato e padronato, più che mai se si tratta di partiti politici, movimenti o pseudo-tali.
Ma queste mie convinzioni non possono eludere il fenomeno Berlusconi, che ha dimostrato, anche ai più scettici come me che sul cavallo bianco con lo sciabolone in mano ci sa stare. E anche bene. In molti credono in lui, in tanti lo osannano, numerosi si affidano alle sue trovate, alcuni lo sfruttano, in parecchi lo votano. Piaccia o no, è un dato di fatto incontrovertibile.

In Berlusconi molti italiani si sono identificati, hanno visto sé stessi e intravisto il desiderio mancato delle personali realizzazioni. Adorano lui per gratificare il proprio io.
Dopo Tangentopoli, crollate e messe al bando le ideologie, appannati i riferimenti storico-politici, smarriti i valori cardinali, Berlusconi ha giubilato i residui sacerdoti dei vecchi partiti e ha imposto uno stile nuovo di rapportarsi agli elettori. Demagogico quanto si vuole, ma efficace e vincente. Gli italiani si sono divisi in anticomunisti e antiberlusconiani e l’italiano medio, quello ben rappresentato da Alberto Sordi, ha trovato in lui la sua legittimazione antropologica, al punto da non vergognarsene, anzi spesso vantandosi di esserlo.

berlusconi napoleonePiù volte nella polvere, si è sempre rialzato invocando a suo giudice unico quella stessa parte di popolo che lo ha scelto, purificato e santificato. Un popolo che non ha mai visto in lui uno da invidiare, ancorché circondato da potere, belle donne e denaro a fiumi. E, in un processo di osmosi, prima che a proprio capo di partito, lo ha assunto a proprio sogno. Fino al punto di tutelare anche la sua discutibile vita privata, e sostenere con forza che in casa propria ognuno fa quello che gli pare. Se poi, non è il comportamento di Berlusconi tra le mura domestiche che si vuole mettere in discussione, ma l’affidabilità e il disordine morale dell’uomo in quanto titolare di incarichi istituzionali, questo per loro non conta. E neppure il ciarpame senza pudore li impressiona più di tanto, tant’è che, pronti a sindacare l’operato in guardiola del portiere del loro stabile, si mostrano disinvolti nel giudicare l’uomo che da Palazzo Ghigi o Grazioli decideva e decide della ventura economica e civile del Paese.

Più volte ha falsato la verità, più volte ha creato problemi all’economia nazionale e in qualche occasione ha pure cercato di scalfire il tessuto democratico, ma mai è stato segnato dal risentimento dei fedelissimi. Nonostante tutto. In tanti anni che ha governato non è riuscito ha riformare la Giustizia, rendere più equa la fiscalità, rilanciare economia e lavoro e ridurre spese e privilegi della politica, sebbene nella storia della Repubblica non ci sia mai stato un premier sostenuto da una così ampia maggioranza parlamentare e con tanti yes-man nei panni di ministri. Tempo, potenzialità e occasioni sprecate? Ma no! Meno male che Silvio c’è! inneggiano i suoi.

berlisconi-santoroAvversari e detrattori gliene hanno dette di tutti i colori: imbroglione, mafioso, depravato, fascista, piduista, pagliaccio, psicopatico. Ma non hanno capito che Berlusconi Silvio da Arcore vive e muore quando lo decide lui. Non ha stagioni, non ha giorni, non ha orari, Tramonta quando gli pare e risorge quando crede. Ed è proprio quando lo dichiarano finito che dà il meglio di sé stesso. Si impadronisce della scena e come tutti i grandi attori raggiunge l’acme del successo. L’applauso più fragoroso è per lui, il capocomico a cui tutta la compagnia riconosce un ruolo insostituibile. Perché quelli come lui nascono in piedi, in piedi regnano, in piedi cadono. E alla fine, anche se dovesse essere ricordato non per quello che ha dato ma per quello che si è preso, chi se ne importa: quelli che l’hanno votato e poi rivotato sono stati comunque rappresentati politicamente.

Con Berlusconi chiunque può raggiungere le stanze del potere. Capaci e incapaci, professionisti e dilettanti, onesti e disonesti. Unico requisito è il vassallaggio. È sufficiente battersi per lui in tv come se si trattasse del proprio genitore e attendere il proprio turno. Una poltrona prima o poi arriverà, con tanto di body-guard al seguito, simbolo del potere ostentato. Con il Porcellum ha svuotato ogni serbatoio elettorale, prima appannaggio di arroganti notabili locali. Ha investito su gente qualunque, perfetti sconosciuti, elevandoli al rango di ministri, sottosegretari e governatori. Ha infranto le regole carrieristiche dei vecchi partiti, fatti di apparati farraginosi che per decenni hanno deciso chi poteva far parte dell’arco costituzionale e chi ne doveva star fuori. Berlusconi ha garantito per tutti, fascisti e leghisti, e ha dato voce a inconsistenti democristiani caduti in oblio. Si è posto tra loro e gli elettori come mediatore, rassicurandoli che avrebbero fatto quello che lui avrebbe deciso di fare. Comunque e quantunque. Qualcuno lo ha tradito, è vero, ma non si è vendicato. Almeno in apparenza. Anche perché gli infedeli, subito dopo, sono scomparsi dalla scena politica. Pulvis es et in pulverem reverteris.

Agli italiani non ha chiesto nulla se non il voto. Ad essi è riconosciuto di essere credenti o atei, impegnati o qualunquisti, conservatori o moderati, onesti o disonesti in cambio del solo consenso elettorale. Ha promesso quello che frullava nelle loro pance e in certi casi ha mantenuto gli impegni, anche se poi sono costati cari. Ma le sue tv e i suoi giornali raccontano solo la parte bella della favola e, se alla fine non tutti vissero felici e contenti, la colpa è sempre del lupo cattivo, che naturalmente è comunista.

Benito Mussolini

Benito Mussolini

C’è chi lo ha paragonato a Benito Mussolini. Ma il Duce voleva cambiare gli italiani, ne voleva fare un popolo di guerrieri, di lavoratori instancabili, di sudditi fedeli. Al tramonto della sua epopea, disse: «Ho tentato di fare di questo popolo una razza di eroi e guerrieri, ma sono rimasti una razza di pecore». Berlusconi invece ha garantito a tutti lo status quo, ha giustificato ogni difetto e mostrato il bel vivere. E li ha fatti sognare come quel padre che prometteva ai suoi figlioli ”se fate i bravi, papà vi porta a vedere i signori come mangiano il gelato”. Si è sempre mostrato loro come un modello gaudente, anche dissoluto, incitandoli a essere sé stessi, con tutti i propri difetti, e a rincorrere i più sfrenati desideri.
E in tanti gli hanno dato credito. Pronti al suo fianco a combattere il Male, quello incarnato dai suoi nemici politici, sempre loro, i comunisti. E comunista è Prodi, Bersani, Vendola, Bindi, Di Pietro, Grillo, Monti, i giornalisti e, naturalmente, i magistrati che pretendono di processarlo.
Berlusconi non è uno qualunque e, quindi, per lui la legge non è uguale come per gli altri. Egli può violare le regole perché le regole non sono state scritte per lui. Nessuno può metterlo alla sbarra e pretendere risposte o, ancor meno, giustificazioni sul suo operato. Figuriamoci giudicarlo secondo i parametri imposti ai comuni mortali. Berlusconi è più uguale degli altri, può comandare ma non ubbidire. E l’italiano medio ne è così convinto che lo assolve a prescindere. Perché se condanna Berlusconi condanna sé stesso. E questo è impensabile. È contro natura.

Ma Berlusconi ha pure messo la nuvoletta sotto i piedi all’uomo qualunque. Lo ha chiamato a “decidere”. Ha sacralizzato l’opinione dei semplici, innalzandoli a protagonisti dei suoi sondaggi. Quando serve, non consulta esperti e intellettuali, ma il suo campione rappresentativo. E ne ricava sempre la conferma di quello che gli conviene. Ma questo il campione non lo sa. O non lo vuol sapere. Si accontenta di venir prima dei profeti della politologia e i santoni della cultura, che agli occhi del Capo non contano nulla. Anzi si possono addirittura spernacchiare.

berlusconi comunionePersino la Chiesa lo mette al di sopra dei comuni mortali. Nel Nuovo Testamento c’è scritto: Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli.
Non secondo monsignor Fisichella, che alla domanda su Berlusconi se avesse o meno il diritto di ricevere la comunione, così ha risposto: «Il presidente Berlusconi, essendosi separato dalla seconda moglie, la signora Veronica, con la quale era sposato civilmente, è tornato a una situazione, diciamo così, ex ante. Il primo matrimonio era un matrimonio religioso. È il secondo matrimonio, che da un punto di vista canonico, creava problemi. È solo al fedele separato e risposato che è vietato comunicarsi, poiché sussiste uno stato di permanenza nel peccato. Ma se l’ostacolo viene rimosso, nulla osta… In pratica, con la separazione dalla signora Veronica, il presidente Berlusconi è nelle condizioni di accostarsi alla comunione dato che non vive più in uno stato di permanenza di peccato».
Ma il bunga-bunga? le olgettine? Noemi, Ruby? Il prelato spiega imperturbabile: «La Chiesa non giudica in base ai rotocalchi. Esiste il Sacramento della Confessione. Se Berlusconi lo usa, diventa una faccenda fra lui e Dio e se il sacerdote lo assolve ha tutto il diritto di essere creduto».
Allora è vero che pubblicani e prostitute vi precederanno nel regno di Dio!

Insomma chi è Silvio Berlusconi? Un editore intelligente? uno straordinario pubblicitario? un imprenditore di successo? un politico di razza? Forse un po’ di tutto questo o forse niente di tutto questo. Indro Montanelli lo definì un piazzista di sé stesso, e forse aveva ragione.
Di sicuro, i requisiti di Silvio Berlusconi stanno nella sua peculiarità di fare e di essere. Un modo che interpreta le inquietudini di tanti italiani, in certi casi fatte anche di decadimento etico e morale. Quelli che lo votano sostengono che “è uno di noi”. E qui sta la sua grandezza. E perciò è unfit to lead. Inadatto a governare.

Cantastorie

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