Piramidi in ombra

Egitto 3Mentre in Siria scoppiano nuovi disordini, in Egitto la guerra civile non si è mai placata. Proteste represse con la forza, centinaia di vittime, alcuni leader sotto inchiesta, migliaia di attivisti delle opposte fazioni in prigione. Tanti egiziani in piazza, ma tantissimi chiusi in casa. I Fratelli musulmani contro tutti gli altri. Un governo liberale spodestato dall’esercito mentre il Paese è in attesa di elezioni che non si sa quando ci saranno. L’anno prossimo? forse. Ci si domanda cosa resta delle speranze di libertà e democrazia nate due anni fa con la primavera egiziana.

Qui, negli ultimi anni ci sono stati molti presidenti con le stellette: Naghib, Nasser, Sadat, Mubarak, tutti provenienti dai ranghi dell’esercito. E al momento chi ha in mano la situazione è ancora un militare, Abdel Fattah al-Sisi. Sarà lui il prossimo Capo di Stato? In molti, dopo la breve e fallimentare presidenza di un civile, Mohammed Morsi, puntano su una sua elezione. Ma il generale, sempre sorridente, dietro le ray-ban scure si schernisce.

Intanto, il Mar Rosso pullula di turisti poco disposti a rinunciare alle spiagge bianche e alle acque cristalline di Sharm el-Sheikh e Hurgada. Lì si muore e qui si fa snorkeling.
Il Cairo è un campo di battaglia. C’è chi si fa strada con un’arma in mano pronto a sparare e chi, esitante, non sa se mantenere la posizione o indietreggiare. Si formano improvvisati “comitati popolari”, spesso l’uno contro l’altro. Da una parte, i Fratelli musulmani pronti a vendicare i loro morti e a battersi per la liberazione del loro capo spirituale, Mohammed Badie, arrestato e detenuto. Dall’altra, l’esercito guidato dal generale al-Sisi, personaggio complesso, riservato, piuttosto religioso ma non bigotto. In mezzo, tutti quelli che vorrebbero ristabilire un nuovo ordine, senza fanatismi religiosi e senza l’appoggio ingombrante dei militari.

La guerra civile che infuria in Egitto sta determinando una crisi politica e sociale che ha già varcato i confini del Paese, la cui stabilità è fondamentale per tutta la regione araba. E anche per l’Europa, tant’è che le diplomazie europee non nascondono le loro preoccupazioni e si dichiarano disponibili a intraprendere azioni comuni per contribuire a riportare la situazione sui binari della normalità democratica.
Ma come? Neanche gli Stati Uniti hanno un’idea chiara su come intervenire. Il New York Times, di fronte al senso di smarrimento della Casa Bianca, ha definito Obama “uno spettatore frustrato”. Per la verità, è da tempo che la politica estera americana lascia molto a desiderare. Prima Hillary Clinton e ora John Kerry non sono mai sembrati all’altezza del loro compito. Bisogna ammettere, comunque, che in questo caso non è facile intervenire in un conflitto interno a un Paese, le cui dinamiche culturali, sociali e religiose sono molto delicate e il rischio di commettere errori è molto alto.

Per l’esercito non dovrebbe essere molto difficile mettere a tacere i Fratelli musulmani, ma c’è il pericolo che la loro uscita di scena possa dar corpo a forme di terrorismo pericolosissime. La clandestinità aprirebbe alla lotta armata, che alla fine potrebbe coinvolgere, o quanto meno avere l’assenso, anche delle fazioni più moderate, che oggi sperano in una soluzione democratica del conflitto. E non è escluso che azioni terroristiche si potrebbero sviluppare anche al di fuori dei confini egiziani.

Il museo di Minya

Il museo di Minya

Ma c’è pure un altro aspetto che non va trascurato: il patrimonio storico-archeologico. Al Cairo, il museo egizio ospita la più importante collezione di reperti dell’antico Egitto, tra i quali la famosa maschera funeraria di Tutankhamon. Poi c’è Giza con le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino; la Valle dei Re, luoghi di sepoltura dei Faraoni; i templi di Luxor e Karnak, e sulla riva occidentale del Nilo la Valle delle Regine con le tombe dei congiunti dei Faraoni.
Già a Minya, una cittadina a duecentocinquanta chilometri dalla capitale, sono stati danneggiati alcuni sarcofagi e steli di geroglifici e dal locale museo sottratti alcuni preziosi oggetti antichi. Perché, accanto alla furia distruttiva iconoclasta, la confusione favorisce la delinquenza comune, sempre alla ricerca di reperti da rivendere sul mercato nero, ma anche la disperazione di tanti, che con un pezzo di fregio, un vaso o un monile potrebbero sfamare la famiglia per alcuni giorni.

Non è difficile, quindi, percepire quanto sia delicata la partita che si sta giocando sotto le piramidi. Ciò che accade, ma soprattutto gli sviluppi e l’epilogo della crisi in atto avrà ricadute su tutta l’area mediorientale e nordafricana con ripercussioni sui mercati finanziari e sulle relazioni politiche internazionali. Proprio per questo, Europa e Stati Uniti devono mantenere alta l’attenzione affinché si affermi nel Paese un democrazia scevra da qualsiasi ingerenza religiosa e militare.

mimmo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...