Se vuoi la pace non fare la guerra

Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente. (Bertold Brecht)

Bashar al-Assad

Bashar al-Assad

Che Bashar al-Assad non sia un stinco di santo lo sapevamo. Che abbia usato armi chimiche contro la popolazione è probabile. Ma un’altra guerra no, non possiamo proprio accettarla. E non ci convincono nemmeno le “operazioni limitate”, le “azioni dimostrative”, gli “obbiettivi circoscritti” e, per favore, ci risparmino il solito “per Natale le truppe saranno a casa “. Quindici anni in Vietnam, dodici in Afghanistan e dieci in Iraq sono solo alcune delle “missioni umanitarie” con le quali hanno lastricato la via per l’inferno.

Il premier Letta ha dichiarato che senza le Nazioni Unite non possiamo partecipare a un intervento militare in Siria e il ministro Bonino ha aggiunto che anche se arrivasse l’ok del Consiglio di Sicurezza l’appoggio dell’Italia non è automatico, dimostrando che una politica estera diversa dal passato si può fare.
Emma Bonino conosce bene quella parte del mondo e ha subito avvertito il rischio che un’azione armata dell’occidente in Siria destabilizzerebbe l’intero scacchiere del Medio Oriente. E allora diciamoglielo forte che devono cercare una soluzione politico-diplomatica e smetterla di digrignare i denti.

Invece, insistono a raccontarci che si tratterebbe soltanto di un gesto simbolico, una tirata di orecchie per far capire ad Assad che non può fare quello che vuole. E se poi Assad non dovesse recepire l’avvertimento? se il giorno successivo ricominciasse a bombardare le popolazioni civili? se insistesse ancora con il gas nervino? Assad non è Gheddafi. Dispone di armi molto sofisticate e ha ai suoi ordini un esercito efficiente, senza contare che vanta alleati come l’Iran, la Russia, e forse anche la Cina. E poi quella zona è una polveriera. Ci sono problemi in Egitto, Iran, Libano, Giordania, Israele. Che ruolo avrebbero questi Stati se l’occidente attaccasse la Siria? Intanto, la Lega Araba, pur condannando l’eccidio, ha già fatto sapere di essere contraria a qualsiasi tipo di intervento militare.

bomba 2Rimane il comportamento di Assad, provocatorio e disumano. Ma a una violazione dei diritti umani perpetrata ai danni della povera gente non ci si può opporre con un intervento militare che comunque penalizzerebbe quella spessa povera gente. I danni alle infrastrutture sarebbero gravi e le vittime numerose, tra cui molti civili. Tra i quali molte donne, bambini e vecchi..
I missili “intelligenti” colpirebbero gli obbiettivi programmati e provocherebbero come sempre “danni collaterali”. E quegli “effetti indesiderati” lascerebbero sul terreno vite e macerie.

La guerra è un’assurdità e la civiltà avrebbe dovuto capirlo da un pezzo. Le controversie si risolvono con il dialogo, la diplomazia, la pazienza del confronto, cercando di capire le ragioni dell’altro e provare a far accettare le proprie. Le armi servono a difendersi non ad offendere e la pace si costruisce solo con la pace e nessuna guerra potrà mai essere giusta.
Quindi, anche se la situazione in Siria è drammatica, non sarà un intervento militare a pacificare il Paese. Le cosiddette “missioni di pace” hanno sempre esasperato violenza e fondamentalismi di ogni tipo e le vittime militari e civili a seguito di attentati e “fuoco amico” sono frequenti e numerose. Puntualmente, appena ci scappa il morto, ci si indigna, si protesta, si chiede il ritiro delle truppe e poi… ite, missa est. Funerali di Stato, medaglia alla memoria e ritorna l’indifferenza generale.

Cameron e Hollande ci dicono che il mondo non può stare a guardare le atrocità di Assad. Hanno ragione. Ma non è con un intervento militare dall’esterno che si può cambiare l’ordine esistente. La storia degli ultimi anni avrebbe dovuto insegnarci che la pace, la democrazia, la convivenza civile, ancor meno la morale, non si esportano. Rovesciare, o addirittura uccidere Assad, e poi? L’opposizione al regime siriano è piuttosto composita, in essa sono presenti anche integralisti e terroristi. E anche sostenitori di Al Quaeda. Un intervento esterno potrebbe favorire una delle fazioni contrapposte e accrescere ancor di più il caos.

Allora, che senso ha un colpo di mano contro il dittatore di turno? A chi giova?
E se alzare la voce servisse proprio a Hollande e Cameron per spostare sulla politica estera l’attenzione dei propri elettori delusi dai rispettivi fallimenti interni? e se, ancora una volta, fosse il petrolio il vero obiettivo? e se l’inevitabile ricostruzione delle infrastrutture distrutte o danneggiate costituisse un appetibile affare? e se a spingere fosse l’industria bellica, sempre desiderosa di sperimentare e vendere nuove armi?

La copertina del Time

L’aggravante è che sullo sfondo di questo scenario allucinante c’è Obama e il suo debole Segretario di Stato Kerry, che minacciano, minacciano, ma poi non sanno che pesci pigliare. “Il guerriero infelice”, come lo ha definito il Time, insignito improvvidamente del Nobel per la Pace, si è incamminato su un terreno difficile e oggi si ritrova lo stesso Pentagono tra i più duri oppositori a un intervento armato in Siria, tanto che, pur non essendo necessario, ha deciso di chiedere al Congresso il via libera alle operazioni militari.
Se Barak Obama è il Presidente che abbiamo sempre sperato che fosse, tolga il dito dal grilletto e favorisca la diplomazia. Altrimenti sia coerente, riconsegni quel Nobel, che in fondo sorprese anche lui nella evidente assurdità della designazione.

mimmo

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2 thoughts on “Se vuoi la pace non fare la guerra

  1. Tutto vero salvo che i veri motivi della guerra sono solo di natura economica, come sempre. Obama ormai ha perso forza e deve, per fortuna, sottostare. Speriamo che la cosa si concluda senza guerra, ma ne dubito: ti rispondo qui perch WordPress mi rifiuta sempre…….

    Il giorno 02 settembre 2013 11:02, mimmoblog

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