La mosca nel bicchiere

Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto. Sdraiato nel letto sulla schiena dura come una corazza, bastava che alzasse un po’ la testa per vedersi il ventre convesso, bruniccio, spartito da solchi arcuati…

02082013 003Così comincia “La metamorfosi” di Kafka. Per Lui, invece, non è stata una sorpresa. In fondo, se l’aspettava, anche se ha fatto di tutto per cercare di evitare la condanna. Non sono bastate le leggi ad personam, l’uveite e nemmeno un avvocato del calibro di Franco Coppi. Né sarà sufficiente quel raccogliticcio gruppo di amici giuristi che hanno presentato i loro pareri pro veritate sulla sua permanenza in Senato. Il 30 luglio 2013 Berlusconi Silvio, da caimano si è trasformato in una mosca ed è entrato in un bicchiere capovolto. Struscio e sbatto le mie pene. Ma da lì non si esce.

A volte la legge è dura e spietata, ma non è il suo caso. Silvio, come lo chiama mamma Daniela (Santanché), si metta il cuore in pace e sconti la pena. Naturalmente, si fa per dire, perché, arresti domiciliari o affidamento ai servizi sociali, non sarebbero proprio una “pena” per Lui, che godrebbe comunque di tutti i privilegi di un uomo potente e ricco. E, infatti, non è questo che lo preoccupa, bensì l’impossibilità di continuare a sedere in Parlamento e godere di tutti i vantaggi diretti e indiretti che la cadrega gli consente. Innanzitutto mettersi al riparo da altre Procure che lo rincorrono e, subito dopo, proteggere i titoli Mediaset, che in Borsa oscillano a seconda del ruolo che via via Lui assume. Sopra la panca la Capra campa, sotto la panca la Capra crepa.

Après nous, le déluge! Avrebbe potuto dirgli Francesca Pascale per sollevargli il morale, come una novella Madame de Pompadour. Ma il paragone è irriverente. Per la marchesa e per Luigi XV. Altri tempi, altri livelli.
A temere di essere travolti dal diluvio, invece, sono i suoi dipendenti politici. Essendo vissuti sempre di luce riflessa, ora che il ‘Sole del passato’ si avvia al tramonto sono nel panico. L’effetto sarebbe la completa dissoluzione del Popolo della Libertà, o, dir si voglia, il neo-vetere Forza Italia. Infatti, un partito così (de)strutturato non potrebbe prescindere dal fondatore e padrone. Berlusconi lascia dietro di sé il vuoto, e l’assenza di meccanismi decisionali in grado di coinvolgere tutti darà luogo a zuffe continue, ora solo sussurrate. berlusconi FICicchitto, Gasparri, Santanchè, Capezzone, Gelmini, Brunetta, tanto per fare qualche nome, che futuro politico possono avere? Essi sono parte di un gruppo dirigente-non-dirigente che appartiene a un partito-non-partito, la cui forma personalistica è stata caratterizzata sempre da una certa labilità legata agli umori e agli interessi del leader, il quale, proprio per poter comandare su tutti, si è circondato di una classe politica tanto mediocre che è giunta perfino ad approvare quella stessa legge che oggi lo costringe a lasciare il Senato. Una legge, quella del dicembre 2012, approvata dai parlamentari pdl con entusiastica adesione all’idea di applicarla già in occasione delle elezioni politiche imminenti. In assenza di radici e una piattaforma politica chiara, poi, ci si è votati al populismo più becero cercando di solleticare le aspettative immediate dei simpatizzanti o di chi era solo interessato alla soluzione dei suoi piccoli o grandi problemi.

E adesso, quei dieci milioni, che poi sono meno di otto, che lo hanno votato alle ultime elezioni a chi rivolgeranno il loro interesse? Il Centro di Monti e Casini è inesistente. Il primo non ha il carisma necessario ad attrarre i consensi dell’area moderata e di destra, il secondo sembra che non abbia più neanche la voglia di buttarsi nell’agone politico, conscio del fallimentare passato e del risultato elettorale recente.
L’uscita di scena di Berlusconi prelude a una profonda crisi di rappresentanza per tutto lo schieramento che non si riconosce nella sinistra e nel centrosinistra. Il rischio è che quest’area, definita moderata e che per sua natura si tiene lontana dalla politica attiva, ma sceglie e vota sulla base di interessi e simpatie contingenti, possa essere attirata da un nuovo salvatore della patria, così come è già accaduto con Grillo e il suo inconcludente Movimento. Per la verità, i grillini si sono presentati come i fautori di una nuova Società fatta di etica e democrazia, ma, appena varcata la soglia di Montecitorio e Palazzo Madama hanno mostrato tutti i loro limiti culturali e di relazione. Si sono rinchiusi in una torre d’avorio e, succubi del loro capo spirituale che a chiacchiere pontifica che “uno vale uno” ma nei fatti chi vale è solo LUI, hanno mostrato tutta la loro pochezza politica e di rappresentanza del popolo sovrano. E come il marchese del… Grillo, Beppe il plebeo non perde occasione di ricordare ai suoi discepoli: «Io sono io e voi non siete un cazzo!».

Le firme dei giudiciIl medesimo assioma è proprio anche di Berlusconi, che però adesso è prigioniero nel bicchiere. E su quel bicchiere la Corte di Cassazione, in cifra e ragioni, ha posto un macigno.
Perciò, caro (si fa per dire) Silvio, puoi andare in tv tutte le volte che vuoi, far titolare ogni giorno a caratteri di scatola i tuoi giornali che si tratta di una congiura, arruffianarti Pannella fino al punto di firmare per l’abrogazione di leggi che tu stesso hai voluto, sguinzagliare falchi, colombe, pitonesse, elefanti e mosche cocchiere, minacciare sfracelli al Governo, ma quando tutti i componenti di un Collegio giudicante mettono nero su bianco e sottoscrivono che tu alimentavi illecitamente disponibilità patrimoniali estere, hai voglia di sbraitare che si tratta di una sentenza allucinante e fondata sul nulla. Da lì non si esce. Perché quello che tu definisci “nulla” è l’orchestrazione di una truffa seriale contro lo Stato e contro il popolo italiano. Documentata, provata e sciorinata in ben 208 (duecentootto) pagine formato A4. No, da lì non si esce.

E allora non si comprendono i bizantinismi di alcuni membri della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Qui c’è poco da discutere: la sentenza è passata in giudicato e va applicata. Punto. Né è pensabile un qualsivoglia salvacondotto sotto forma di grazia o amnistia: sarebbe la fine del diritto e del principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e, questa sì, una ferita per la democrazia.
E neanche l’Assemblea di Palazzo Madama ha molto da dibattere: lì non si vota, si prende atto.

Cantastorie

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One thought on “La mosca nel bicchiere

  1. Se è vero che “La legge è uguale per tutti”, come si legge a caratteri cubitali nelle aule giudiziarie, dovrebbe esserlo anche per il (presunto) Cavaliere senza cavallo.
    E allora magistrati, contro i quali questo soggetto ha più volte inveito considerandosi una gran perseguitato, fatte il vostro dovere e fategli pagare tutti i suoi misfatti!
    Solo allora noi, comuni mortali, potremo credere che veramente la legge è uguale per tutti.
    Nel frattempo permettetemi di dubitarne fortemente, ma voglio ricredermi al più presto.

    LAURA

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