Cave dominum*

cane al guinzaglio«Più conosco gli uomini e più amo gli animali».
Chi l’ha detto? Una bestia! No, non una bestia nel senso di animale, ma una bestia nel senso di essere umano. Insomma, una persona che ha detto una bestialità.
Qui, mi fermo. Mi fermo per fare una premessa perché vorrei essere inteso e non frainteso. Perché se proprio devo farmi dei nemici vorrei che l’antipatia che mi sarà riversata addosso dopo la lettura di queste mie considerazioni, fosse determinata dalle cose che effettivamente penso e dico e non da gratuite interpretazioni.

Fatto il preambolo, vado avanti con la premessa.
Non ho niente contro gli animali, cani e gatti in particolare. Li considero ottime compagnie, in certi casi preziose. Cani e gatti hanno diritto a tutto il rispetto possibile e chi decide di tenerli con sé deve amarli e non considerarli giocattoli, ma esseri viventi. Altresì, deploro dal più profondo dell’anima chi abbandona per strada un cane perché è diventato un ingombro.
Se ne ricordi bene chi avrà da ridire dopo aver letto queste note.

Ciò detto, comincio la mia schermaglia con tutti coloro che sostengono di amare gli animali, al punto da esprimersi con frasi simili a quella di apertura. Per comodità di ragionamento, prendiamo in esame il rapporto dell’uomo con il cane, che poi è il più diffuso. Avere a che fare con un cane non è difficile, avere a che fare con una persona è complicato. Un cane si ammaestra, con una persona ci si confronta. Un cane non ha la stessa sfera d’intelletto di una persona e quindi è facile avere la meglio. Un cane non si occupa di politica, non si appassiona al calcio, non tratta di problemi di condominio. A un cane non devi chiedere dove preferisce trascorrere le vacanze e in che periodo. Con un cane non devi condividere il telecomando della tv. Né gli devi chiedere cosa vuol mangiare. Tanto meno di lasciare libero il bagno.
Potrebbe già bastare per smontare l’infelice battuta del nostro interlocutore. Se poi andiamo a fondo, non è raro scoprire che chi ha con gli animali un rapporto oltre misura, ripeto, oltre misura, qualche difficoltà di relazione con i suoi simili… umani ce l’ha.

cane vestito 2In molti casi il cane è considerato un componente della famiglia, al quale fare regali a Natale e al suo compleanno, quasi come un figlio. Eppure, sono gli stessi che trattano il “miglior amico dell’uomo” al limite della insensibilità. Quasi certamente inconscia, ma sempre di insensibilità si tratta. Non è forse discutibile costringere un animale a vivere rinchiuso tra circoscritte mura domestiche? Non è forse… inumano stabilire per lui quando deve fare i suoi bisogni? Non è da poco accorti imporgli di mangiare quelle orribili crocchette, quando il nostro “amico” mangerebbe più volentieri altri alimenti più consoni a un mammifero? «Sapessi come gli piacciono! le divora!» afferma una persona che conosco. Sfido, io! Non gli dai che quelle da mangiare! Poi, lavarlo quando si ha tempo e voglia, tenerlo legato al guinzaglio e mettergli la museruola.
Confesso che certe volte mi viene la tentazione di fondare la “Lega per la liberazione degli animali dall’oppressione dell’uomo”, perché se il cane è il miglior amico dell’uomo, in molti casi, l’uomo lo ricambia con una moneta taroccata.

Una volta, a scuola dei miei figli un bambino fu preda dei pidocchi. Apriti cielo! In molti pretesero l’allontanamento del bambino dalla scuola, una potente disinfezione e la sospensione delle attività didattiche per alcuni giorni. Mancava la bandiera gialla e un cordone sanitario intorno all’edificio. Alla fine, tra mille remore di genitori e insegnanti, lo sventurato scolaro fu riammesso in classe,  ma solo dotato di un robusto certificato medico attestante la vittoria della Sanità pubblica e privata sui fastidiosi ospiti della sua cute e rasato a zero a dimostrazione dell’avvenuta disinfestazione.
Per carità, in questi casi è giusto e necessario prendere tutte le misure del caso, anche se non guasterebbe una maggiore sensibilità nei confronti della vittima, evitando di colpevolizzarlo e mortificarlo.

zecchePer i cani è diverso. L’atteggiamento tenuto in seguito all’attacco di acari, zecche e pidocchi è sereno, tranquillo, pacato. Disinvolti, si va in farmacia e si acquista un prodotto specifico con il quale trattare il nostro amico a quattro zampe. Poi, se la medicina sia efficace e quanto dura il suo effetto non se ne cura più nessuno. Il cane può tranquillamente giocare su letti e divani, saltare in braccio a chi capita, bambini compresi, e anche mangiare alla nostra tavola. E se qualcuno eccepisce, è bollato come ostile agli animali. Se poi c’è chi ha deciso di non volere in casa qualsiasi tipo di animale per non costringerlo ad assumere comportamenti diversi dai suoi naturali istinti, o semplicemente perché non vuole condividerne spazi e tempi, è considerato una persona arida che non potrà mai capire l’intensità e l’importanza dell’affetto che ti dà un cane, un gatto o un canarino. Quest’ultimo in gabbia, ovviamente.

E che dire dei cosiddetti “animalisti”? Cioè coloro che si dichiarano dalla parte degli animali, che poi sono soltanto alcuni animali. Ma più che parlarne io, sentite cosa scriveva Enzo Biagi:

Non porto pellicce, ma mangio carne e pesce in quantità moderata, con verdure varie per contorno. Mi fanno pena i vitelli ingabbiati e sottoposti a estrogeni, i maiali ammucchiati nei camion, le bestie sgozzate in ossequio alle regole delle confessioni musulmana e israelitica. Mi fanno però ridere quei camion confortevoli che si incontrano lungo le autostrade con la scritta che ammonisce gli automobilisti: “Attenzione: trasporto cavalli da corsa”. Guai a “bocciare”. E se fossero da tiro?
Bisogna evitare di far soffrire buoi, capre, montoni, e capisco Marguerite Yourcenar che era diventata vegetariana “per non digerire l’agonia”: anche se nessuno ci ha assicurato che il radicchio strappato non soffre.
Si può essere contrari alla caccia, ma – per coerenza – bisogna anche battersi contro la pesca: perché il merluzzo impigliato nella rete o la trota con un amo in bocca non sono più allegri del coniglio che aspetta a botta sul collo. E l’aragosta bollita viva è ragionevolmente felice?
Brigitte Bardot si batte in Francia e incita la gente perché boicotti la bistecca di equino, e per il pollastro tirato su industrialmente nemmeno un sospiro? E il fegato d’oca, e il porcellino, squisita specialità sarda, arrostito sulla brace, e le coscette delle rane?
Non c’è in questa campagna, mossa da sentimenti rispettabili, qualcosa di eccessivo, e anche un po’ di protesta senza rischi che fanno tanto moda? Si avverte, o no, un po’ di fame nel mondo?
E perché tanta solidarietà per il visone e nessuna attenzione per il vitello? Nessuno, che io sappia, rinuncia alle scarpe.

fameÈ notizia recente che nel mondo 870 milioni di persone soffrono la fame (fonte FAO). Come si pensa di poter andare incontro a questi sventurati? Con rucola e cicoria?

A questo punto, posso immaginare le reazioni piccate di amici degli animali e affini. Sono pronto ad ascoltarvi, ma, per favore, evitate i soliti luoghi comuni: “è affettuoso”, “ha l’animo di un bambino”, “gli manca solo la parola” e amenità di questo tipo. Un cane è… un cane. Non sa nulla di sentimenti e ancor meno cosa sia l’amore. Un cane agisce per istinto e si affianca beato a chi gli dà da mangiare. Per molti sarà blasfemo, ma, se così non fosse, perché i cani di Pacciani, il mostro di Firenze, scodinzolavano a lui e ringhiavano alle vittime?

Per quanto mi riguarda, ribadisco il mio profondo rispetto per la fauna in genere. Un po’ cane regalatomeno per i miei simili che considerano un cane (o un gatto o un canarino) un trastullo. Ancor meno per tutti coloro che lo lasciano guaire in casa da solo o che portano in giro la paletta solo in funzione simbolica. Ma un pensiero negativo ce l’ho anche per chi regala un cane: un cane non si regala mai. Un cane si sceglie e si prende con sé soltanto se lui ti accetta. Altrimenti è violenza, è schiavismo.

mimmo
*latino a modo mio

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