Per non dimenticare

Erich Priebke

Erich Priebke

Erich Priebke, l’ex capitano delle SS, è morto. Il 29 luglio prossimo avrebbe compiuto 100 anni.
L’ex ufficiale fu uno dei responsabili dell’eccidio nazista delle Fosse Ardeatine. Priebke, al termine di un lungo processo, nel 1998 fu condannato all’ergastolo, ma vista l’età avanzata gli furono concessi gli arresti domiciliari.
L’eccidio delle Fosse Ardeatine fu una rappresaglia perpetrata a seguito di un’azione partigiana avvenuta il 23 marzo 1944, nel corso della quale persero la vita 33 soldati tedeschi e molti altri furono feriti. In via Rasella, a Roma, un gruppo di partigiani fece esplodere un ordigno mentre passava una colonna di militari tedeschi. Il giorno seguente alcuni soldati delle SS, al comando dei capitani Erich Priebke e Karl Hass, radunarono in una grotta artificiale sulla via Ardeatina 335 italiani presi a caso e li trucidarono.

Priebke si è sempre giustificato dicendo che lui eseguiva semplicemente gli ordini del suo comandante. E chi era questo campione dell’eccidio che disponeva con tanta efferatezza della vita di uomini innocenti usati per dare sfogo alla crudeltà nazista? Il Maresciallo Albert Kesselring, allora capo delle forze armate germaniche schierate nel Sud dell’Italia.

Albert Kesselring

Albert Kesselring

Nel 1947, finita la guerra, anche Albert Kesselring fu processato e condannato a morte per i numerosi crimini che l’esercito nazista aveva commesso ai suoi ordini, tra i quali, oltre l’eccidio delle Fosse Ardeatine anche la strage di Marzabotto. In seguito, la condanna fu tramutata in ergastolo e nel 1952, per le sue presunte gravi condizioni di salute, fu rimesso in libertà. Kesselring visse altri otto anni nel suo paese, in Baviera, dove divenne oggetto di culto negli ambienti neonazisti. Egli sostenne sempre di non essere pentito delle sue azioni durante la sua permanenza in Italia, anzi dichiarò che gli italiani avrebbero dovuto erigergli un monumento per tutto il bene che aveva fatto loro. In risposta a queste affermazioni, Piero Calamandrei scrisse una celebre epigrafe, il cui testo venne posto sotto una lapide a ignominia a lui dedicata e deposta dal comune di Cuneo. La stessa lapide fu deposta anche a Montepulciano, a Sant’Anna di Stazzema, ad Aosta, all’ingresso delle Cascate delle Marmore e a Borgo San Lorenzo, luoghi di eccidio nazista.

Il testo, scolpito nella pietra, aveva come titolo: “Lo avrai, camerata Kesselring… ”

Lo avrai,
camerata Kesselring,
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio,
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità,
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono,
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d’ogni macigno,
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio,
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade, se vorrai tornare
ai nostri posti, ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno,
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama,
ora e sempre, RESISTENZA.

mimmo

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2 thoughts on “Per non dimenticare

  1. Caro Mimmo,
    La guerra è una cosa brutta e sporca da entrambi le parti e le rappresaglie ci sono da tutte le parti.
    Ma la storia la scrivono sempre i vincitori.
    Qualche chiarimento, per amore della verità, credo sia doveroso su questo blog che ospita anche i peggio fetenti ( e quindi io ci posso stare…).
    A via Rasella a Roma ci fu una azione di guerra in piena regola contro i tedeschi : bomba nel carretto della spazzatura, partigiani che al comando di Calamandrei escono allo scoperto lanciando bombe a mano e sparando sui supersiti per fare quanti più morti possibili, etc.
    La guerra è fatta da queste fetenzie, sennò sarebbe il ballo delle debuttanti.
    Da Hitler in persona arrivò l’ordine di ” decimazione” : per ognuno dei 33 tedeschi morti nell’immediatezza ( altri poi per le ferite) sarebbero stati uccisi 10 italiani detenuti . Totale della contro-fetenzia : 330 dovevano morire . Invece , e questo è un passaggio fondamentale, compilando e ricopiando e trascrivendo i vari elenchi ne furono mandati a morte 335 ovvero 5 più degli ordini.
    E Kappler, Kesserling e Pribke furono al termine del processo condannati non per per i 330 – giacchè eseguivano un ordine – ma per i 5 in più. La foga di eseguire con perfezione anche un ordine così odioso come una rappresaglia li portò a non verificare bene le carte e mandare a morte 5 italiani . L’apoteosi della fetenzia consiste in questo, giacchè già giustiziare 330 persone è un fatto mostruoso ma l’approssimazione con cui si esegue l’ordine ( 5 in più , 7 i più – ma chissenefrega! ) è il marchio di fabbrica del male assoluto che ha rappresentato quella ideologia.
    Consiglio a tutti la lettura di ” La banalità del male” di Hannah Arendt , una giornalista ebrea che racconta della cattura e del processo a Eichmann.
    Ed ecco ora, caro Mimmo, lo scoop che solo il tuo blog può dire di avere.
    Nel 1995 Erik Priebke, detenuto, fu portato in gran segreto a S. Maria a Vico in un centro diagnostico per effettuare un Risonanza Magnetica.
    Ed io ero li per l’esecuzione tecnica dell’esame di cui ovviamente, per segreto professionale non posso dire oltre.
    Ho chiacchierato con lui in tedesco per alcuni minuti ed è stata una grande lezione di vita: ad 82 anni, dopo una vita passata in carcere, la sua ideologia non si era modificata di un millimetro.
    Questo è sconvolgente.

    Ti abbraccio Luciano

  2. Cari Mimmo e Luciano, rispondo con poche parole a quanto scritto su Priebke. Ritengo veramente sconvolgente che un’allora ottantaduenne fosse ancora fiero delle atrocità perpetrate in giovinezza e non se ne fosse pentito minimamente, come altri suoi connazionali.
    Ritengo anche sconvolgente che per tutti questi anni si sia a volte parlato di questi mostri come di persone normali. Ho sempre nelle orecchie il racconto di mio padre che alle Fosse Ardeatine ha perso un amico. Ricordo quando in occasione dell’anniversario si recava presso il sacrario e con tanto dolore pregava su quelle centinaia di tombe che celavano anche quella dell’amico.
    E proprio in queste ore i giornali riportano articoli sui funerali che dovrebbero essere celebrati per questo “essere” (e non aggiungo umano). Forse se ne parla anche troppo in questi termini.
    E’ vero che non si deve dimenticare, ma sarebbe anche giusto che tali atrocità fossero pagate da chi le ha commesse nella giusta misura. E fino ad ora per me ciò non è avvenuto.

    LAURA

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