La pace secondo Baricco

achille
L’Iliade, un poema di guerra che canta la pace. Una storia di vinti che hanno la stessa dignità dei vincitori.
Alessandro Baricco nel suo “Omero, Iliade” (edito da Feltrinelli) racconta le vicende di dei, uomini ed eroi, memorabili nell’ira e nell’ambizione, nell’audacia e nell’astuzia, nella vendetta e nella pietà, dentro i confini di un eterno campo di battaglia. Una narrazione affascinante, quella di Baricco, che si conclude con un’invocazione di pace. Ma è un invito nuovo, molto più concreto di una semplice enunciazione.

Dire e insegnare che la guerra è un inferno e basta e una dannosa menzogna. Per quanto suoni atroce, è necessario ricordarsi che la guerra è un inferno: ma bello. Da sempre gli uomini ci si buttano come falene attratte dalla luce mortale del fuoco. Non c’è paura, o orrore di sé, che sia riuscito a tenerli lontani dalle fiamme: perché in esse sempre hanno trovato l’unico riscatto possibile dalla penombra della vita. Per questo, oggi, il compito di un vero pacifismo dovrebbe essere non tanto demonizzare all’eccesso la guerra, quanto capire che solo quando saremo capaci di un’altra bellezza potremo fare a meno di quella che la guerra da sempre ci offre. Costruire un’altra bellezza è forse l’unica strada verso una pace vera. Dimostrare di essere capaci di rischiarare la penombra dell’esistenza, senza ricorrere al fuoco della guerra. Dare un senso, forte, alle cose senza doverle portare sotto la luce, accecante, della morte. Poter cambiare il proprio destino senza doversi impossessare di quello di un altro; riuscire a mettere in movimento il denaro e la ricchezza senza dover ricorrere alla violenza; trovare una dimensione etica, anche altissima, senza doverla andare a cercare ai margini della morte; incontrare se stessi nell’intensità dei luoghi e momenti che non siano una trincea; conoscere l’emozione, anche la più vertiginosa, senza dover ricorrere al doping della guerra o al metadone delle piccole violenze quotidiane. Un’altra bellezza, se capite cosa voglio dire.

Oggi la pace è poco più che una convenienza politica: non è certo un sistema di pensiero e un modo di sentire veramente diffusi. Si considera la guerra un male da evitare, certo, ma si è ben lontani da considerarla un male assoluto: alla prima occasione, foderata di begli ideali, scendere in battaglia ridiventa velocemente un’opzione realizzabile. La si sceglie, a volte, perfino con una certa fierezza. Continuano a schiantarsi, le falene, alla luce del fuoco. Una reale, profetica e coraggiosa ambizione alla pace io la vedo soltanto nel lavoro paziente e nascosto di milioni di artigiani che ogni giorno lavorano per suscitare un’altra bellezza, e il chiarore di luci, limpide, che non uccidono. È un’impresa utopica, che presuppone una vertiginosa fiducia nell’uomo. Ma mi chiedo se mai ci siamo spinti così avanti, come oggi, su un simile sentiero. E per questo credo che nessuno, ormai, riuscirà più a fermare quel cammino, o a invertirne la direzione. Riusciremo, prima o poi, a portar via Achille da quella micidiale guerra. E non saranno la paura né l’orrore a riportarlo a casa. Sarà una qualche, diversa, bellezza, più accecante della sua, e infinitamente più mite.

Alessandro Baricco

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One thought on “La pace secondo Baricco

  1. La pace invocata da Baricco risponde ad una strategia umana su cui ci fa riflettere Jung quando considera che ci sono problemi, diciamo “insolubili”, i grandi problemi, che si possono risolvere solo oltrepassandoli, nel senso che bisogna creare un interesse più alto che faccia accedere ad un livello di coscienza diverso, bisogna, insomma, dare all’animo un vigore e una tensione più ampi. L’ampiezza dell’orizzonte sempre aiuta e sostiene e non solo nell’affrontare i problemi insolubili. L’animo si amplia, respira, come da un’altura, l’occhio si espande per largo spazio. Baricco infatti dice che “il compito di un vero pacifismo dovrebbe essere non tanto demonizzare all’eccesso la guerra, quanto capire che solo quando saremo capaci di un’altra bellezza potremo fare a meno di quella che la guerra da sempre ci offre”. Ecco costruire un’altra bellezza, creare un senso forte intorno alle cose, che si traduce con un’educazione etica più vera e profonda, con l’indirizzare al bene e al bello, perchè il bene vince.

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