Il parmigiano del priore

pizzarotti-grillo

Federico Pizzarotti e Beppe Grillo

L’idea che tutti possono fare politica, scrivere articoli o libri, gestire un’azienda o allenare una squadra di calcio è un modo di pensare che non porta da nessuna parte. Non rende giustizia a nessuno e svilisce ogni mestiere o professione.
Prendiamo la politica. Far politica significa studiare procedure legislative e regolamenti, avere contezza della materia trattata, sapersi confrontare con gli altri, tenere in conto le diverse posizioni, ma soprattutto avere la capacità di giungere a una sintesi accettabile da un’ampia maggioranza. Era così nell’antica Grecia, è così oggi in tutte le democrazie.

Non so se è il caso del parmigiano Pizzarotti, ma allorquando eletto, il sindaco si è trovato a dover fronteggiare una situazione importante. Forse anche più grande di lui. Così come i parlamentari grillini, pescati ed eletti attraverso discutibili selezioni, si sono ritrovati in posizioni di responsabilità enormi. Responsabilità mal gestite, fino a considerare ogni obiezione un’offesa, ogni dubbio un tradimento. Gli avversari, poi, sono appestati da tenere lontano e se qualcuno si mostra incline al confronto, da amico si tramuta in un nemico da abbattere. Insomma, la sterilità nelle Istituzioni.
Ormai, hanno rinunciato anche al ruolo di controllori che intendevano ritagliarsi e, se non fosse per Grillo che dalle pagine del suo blog con i suoi sberleffi ci ricorda che esistono, ce ne saremmo anche dimenticati. Ma l’insulto come metodo di discussione è imbarazzante e volgare, e umilia prima lui e subito dopo i suoi elettori.
È vero, deputati e senatori contestano, fanno ostruzionismo, goliardate, ma poi? Il lavoro, la TAV, la crisi economica, i trattati capestro della BCE, la prepotenza monetaria dei banchieri privati? Tutti temi sensibili finiti nel dimenticatoio. Affogati nel dibattito sulla fedeltà al capo e nei litigi sui rimborsi.

Federico Pizzarotti

Federico Pizzarotti, 40 anni, ha cominciato a fare politica nel 2009 col Movimento 5Stelle e dopo una candidatura in bianco al Consiglio Regionale emiliano, il 21 maggio 2012 è stato eletto sindaco di Parma, stracciando le aspettative del candidato del centrosinistra Vincenzo Bernazzoli, che si presentava al ballottaggio forte del suo 39,20% del primo turno contro il 19,47 di Pizzarotti. Risultato finale: 60,22% contro 39,77%.

Dopo il devastante governo di centrodestra che aveva portato l’Amministrazione comunale sull’orlo della bancarotta, il confratello grillino aveva improntato la sua campagna elettorale contro l’apertura del termovalorizzatore. O meglio, è stato il suo priore Grillo a spingerlo su quella strada. Ubi maior, minor cessat. Da un punto di vista elettoralistico, avrà pensato, deve essere più efficace parlare di qualcosa che si vede e si tocca. Avevano promesso che non sarebbe mai partito, dovranno passare sul nostro cadavere, disse Beppe. E Federico annuì. Invece, il termovalorizzatore è attivo e funzionante, il maior e il minor sono vivi e vegeti e la loro idea di realizzare un impianto alternativo per il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti è rimasta lettera morta. Non solo. Mai più centri commerciali, aveva detto Pizzarotti. Ed ecco Decathlon, novemila metri quadrati. Mai più società partecipate, tutto deve essere pubblico. Ma per far cassa si dovranno vendere ai privati quote consistenti delle società municipalizzate. Diffonderemo l’uso dell’auto elettrica in città. Niente di niente. L’espansione edilizia sarà fermata. Intanto la Giunta ha già approvato alcuni piani attuativi di espansione edilizia ereditati dalla vecchia amministrazione ed ora ha presentato un progetto di riqualificazione di un’area abbandonata che prevede la realizzazione di edifici residenziali e negozi da parte di privati. I cittadini saranno chiamati direttamente a decidere su tutto. Qualche assemblea di quartiere e qualche recente iniziativa che lascia molto scettici i cittadini. Rivalorizzeremo il centro storico. A parte qualche insignificante manifestazione in alcune strade del centro, non è mai stato varato un piano organico di rilancio.  Ridaremo il giusto valore alla Cultura. Poi l’Assessore preposto, Laura Ferraris, ha deciso di annullare per il 2013 il Festival della poesia di Parma, determinando, per altro, le dimissioni del presidente della Commissione Cultura, Mauro Nuzzo, per protesta.

Poi i tributi. Il sindaco, appena insediatosi ha dato una sforbiciata alle spese comunali, auto blu, consulenze, biglietti gratis per le autorità, buste paga degli assessori, ma è servito a poco. Le magre casse municipali avevano bisogno di ben altre trasfusioni e allora anche lui è ricorso al metodo più facile: ha aumentato tasse e tariffe, a cominciare dalle rette per gli asili nido e i ticket delle mense scolastiche. Ha aumentato il costo del trasporto pubblico e del parcheggio orario, e ha introdotto un balzello di 10 euro per il rilascio del permesso Ztl. Senza contare l’aliquota IMU, che a Parma è stata portata al massimo. Ma la misura che ha sgomentato tutti è la soppressione del «Quoziente Parma», un metodo che permetteva sgravi fiscali alle famiglie in base al numero dei figli.

anatocismoInvece Pizzarotti avrebbe potuto ricontrattare gli interessi capestro delle banche che avevano fatto prestiti al Comune per svariate centinaia di milioni di euro. Interessi considerati da alcuni illeciti a causa del cosiddetto anatocismo. È una tesi che sostengono alcuni importanti studi legali specializzati in questo tipo di pratiche, spesso osteggiati dai politici, che, come quasi sempre capita, sono a parole dalla parte dei cittadini, ma nei fatti a fianco dei poteri forti. Allora, viene da chiedersi come mai un partito come 5Stelle, dichiaratamente contro le banche, che per altro accusa gli altri partiti di essere complici delle stesse, non si distingue e attiva procedure per tentare di recuperare queste somme?
Inoltre, proprio il termovalorizzatore potrebbe produrre ulteriori entrate per le casse municipali. Si potrebbero invitare altri comuni a portare lì i loro rifiuti e farsi pagare per bruciarli. E sfruttare l’energia termica ed elettrica per la collettività locale. Già, ma il priore non vuole. Tant’è che dalle pagine del suo blog, Grillo ha lanciato l’allarme sul possibile inquinamento del Parmigiano Reggiano e del Prosciutto di Parma per le emissioni di diossina.
«Un atto di terrorismo nei confronti dei consumatori, originato da affermazioni gratuite legate alla politica e prive di qualsiasi fondamento» ha dichiarato il Presidente del Consorzio Parmigiano-Reggiano, Giuseppe Alai. Gli fa eco Elvio Ubaldi di “Civiltà Parmigiana”: «Il sindaco e la sua banda non hanno difeso la città da questo personaggio che ci ha abituati a sciocchezze che manifestano la sua origine di comico – o di buffone di corte – e la sua ignoranza in materia, anche se lui sa bene quale danno portino in termini di immagine e di sostanza».

Termovalorizzatore di Parma

Il termovalorizzatore di Parma

Quelle di Grillo sono affermazioni sconsiderate, soprattutto, nei confronti di una filiera che da sempre produce occupazione e ricchezza ed è un modello del made in Italy. Siamo tutti consapevoli che, per qualsiasi prodotto, ci potrebbero essere delle zone d’ombra nei controlli, ma non si possono diffondere notizie allarmistiche senza fondamento scientifico e a soli fini di bottega. O di convento. Per altro, se le emissioni inquinanti sono al di sopra della norma, perché il sindaco non fa un’ordinanza per chiudere l’impianto?
Ma Pizzarotti tace. Probabilmente cerca di mettere spazio tra lui e Grillo, consapevole che le reprimende del priore non facciano bene al governo della città. Per la verità, neanche Grillo parla più della Giunta Pizzarotti, forse perché non la ritiene più un esempio di buona amministrazione locale.

Il fatto è, che quel comitato di protesta che sono i grillini non riescono a tradurre in pratica l’enunciazione dei principi sbandierati in campagna elettorale e alla fine Pizzarotti si è comportato come tanti sindaci in difficoltà, concentrandosi su tagli di spesa e introducendo nuove imposte. Ma è proprio questo che non lo assolve, perché l’idealismo ortottero si è ridotto a un’attività contabile che non tiene conto delle ricadute sociali, mentre gli stellieri si erano presentati come amministratori diversi.
Alle accuse, il sindaco ha risposto: «Prima di tutto dovevamo mettere in sicurezza i conti del Comune».
Ma non sono le stesse parole di Mario Monti quando nel novembre 2011 prese in mano l’Italia disastrata da altri ‘amministratori’ di centrodestra?

Cantastorie

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3 thoughts on “Il parmigiano del priore

  1. Come già scrivevo il 17 aprile 2013 in risposta ad un’altra considerazione sul movimento cinque stelle, ribadisco che è e sarà una meteora. Se non fosse per il blog che Grillo porta stancamente avanti, scrivendo anche delle cretinate come il parmigiano inquinato e creando falsi allarmismi, credo che nessuno si interesserebbe più a loro.
    Gli abbiamo già dedicato troppo tempo e farebbero bene anche i giornalisti a non occuparsene più. Abbiamo tanti altri gravi problemi, che occuparci dei guitti e saltimbanchi!!
    E pensiamoci bene per le prossime elezioni!!
    LAURA

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