Perché sono contraria all’ora di religione

La firma del Concordato del 1984

Il cardinale Agostino Casaroli e il premier Bettino Craxi firmano il Concordato del 1984

Per oltre mezzo secolo, la religione cattolica è stata una materia obbligatoria nelle scuole italiane di ogni grado, per effetto del Concordato tra Stato Italiano e Santa Sede, che nel 1929 estese alle scuole secondarie l’obbligo, già introdotto per le scuole elementari. Esisteva la possibilità di essere esonerati dalla frequenza dell’ora di religione, ma a tal fine, era necessario addurre motivazioni valide: di fatto, solo chi professava religioni diverse da quella cattolica poteva ottenere l’esonero.

Dal 1984, grazie alle modifiche apportate al Concordato, l’ora di religione non è più obbligatoria, ma facoltativa: ogni studente può decidere se avvalersi di tale insegnamento. In caso decida di rinunciarvi, lo studente ha di fronte tre opzioni: frequentare la “Materia Alternativa” (specifica attività didattica, svolta con un insegnante, che la scuola deve mettere a disposizione), dedicarsi allo studio individuale, oppure entrare a scuola dopo o uscire prima, in caso l’insegnamento della religione sia collocato all’inizio o alla fine dell’orario scolastico.

In prima battuta, le modifiche al Concordato del 1984 sembrano un passo avanti nella direzione della libertà individuale, in quanto eliminano un obbligo e sembrano offrire un’alternativa didattica. Un’analisi più approfondita e l’esperienza personale smentiscono, almeno in parte, questa prima impressione: nei fatti, chi decide di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, viene spesso penalizzato e, anche se sembra impossibile nel terzo millennio, discriminato.

insegnanteUna delle obiezioni che più spesso vengono fatte, quando osservo che insegnare la religione cattolica nella scuola pubblica è contrario ai principi della nostra Costituzione, perché significa privilegiare una religione rispetto alle altre, è che “non è religione cattolica, ma storia delle religioni“. Questo non corrisponde alla realtà, non solo perché il Concordato parla esplicitamente di “insegnamento della religione cattolica”, ma anche perché gli insegnanti di religione sono formati e selezionati dalla Curia, che li conferma ogni anno (o li revoca) a proprio insindacabile giudizio. Se anche si avesse la fortuna di avere un insegnante particolarmente aperto ed illuminato, che quindi volesse occuparsi anche di altre religioni, non potrebbe comunque farlo, in quanto non ne avrebbe le competenze. Gli istituti nei quali gli insegnanti vengono formati, infatti, sono di diretta emanazione della Chiesa Cattolica, per cui l’insegnamento fornito è assolutamente orientato e di parte. Ma se anche questo ipotetico insegnante ne avesse le competenze, non potrebbe mai contraddire la dottrina della Chiesa, proprio a causa del potere di revoca che ha la Chiesa stessa. Non dimentichiamo, poi, che gli insegnanti di religione possono essere sacerdoti cattolici: come si può pensare che siano obiettivi nei confronti delle altre religioni? Sarebbe accettabile che questo insegnamento venisse svolto nelle scuole pubbliche da un imam o da un rabbino?

L’obiezione successiva, allora, è che “si può sempre decidere di non frequentarla”. Vero, dal 1984 c’è questa possibilità, ma… da qui nascono spesso discriminazioni. La “Materia Alternativa” cui avrebbero diritto gli studenti che non frequentano l’ora di religione spesso è solo un miraggio, poiché molte scuole non sono attrezzate adeguatamente. Nella scuola primaria accade che i bambini vengano smistati nelle altre classi oppure collocati in corridoio, o addirittura lasciati nella stessa classe dove si insegna religione, con l’invito da parte dell’insegnante “a non ascoltare”(!?!). È di fatto una situazione di disagio, li fa sentire “diversi”, anche a causa dell’atteggiamento di alcuni compagni e, purtroppo, anche dei genitori di questi stessi compagni. E li priva di un loro diritto: un’ora di insegnamento che altri compagni, privilegiati, hanno in più. E questo si collega direttamente ad uno dei principali motivi per cui io sono contraria all’insegnamento della religione a scuola: il costo. Gli insegnanti di religione, sebbene scelti dalla Curia, sono pagati dallo Stato, cioè da noi tutti. E chi non ne usufruisce è penalizzato due volte, perché paga per “qualcosa in più”, che ricevono soltanto gli altri, pur ricevendo “qualcosa in meno”: il colmo dell’ingiustizia, insomma. Alle superiori, addirittura, la penalizzazione riguarda anche il curriculum dello studente, dato che i crediti dell’ora di religione vanno a sommarsi al punteggio finale e, considerato che in molte scuole non esiste la materia alternativa,chi non si avvale di questo insegnamento, ha un evidente svantaggio.

ora alternativaIo ho un figlio che frequenta la seconda classe della scuola primaria e non ho ancora capito, dopo oltre un anno, cosa faccia esattamente durante quella che lui chiama, semplicemente, “Alternativa”. So che ci sono altri bambini di seconda e che c’è un’insegnante che li segue e propone varie attività e questo, tutto sommato, mi basta. Ma ammetto che ci sono cose, magari anche piccole, che eviterei volentieri: ad esempio, il fatto che vengano usati i soldi del fondo cassa di classe (cui io ho contribuito come gli altri) per comprare il materiale che serve per religione o per fare il regalo di Natale all’insegnante di religione… senza il minimo riguardo per chi religione non la fa!

Grazie al percorso scolastico di mio figlio, ho scoperto che le modifiche al Concordato, se da un lato hanno tolto l’obbligo dell’ora di religione, dall’altro hanno introdotto l’insegnamento della religione cattolica nella scuola dell’infanzia! Io trovo inconcepibile che si insegni religione a bambini di quell’età (i più piccoli non hanno ancora compiuto tre anni!): è qualcosa di totalmente privo di un qualunque senso, che non sia quello dell’indottrinamento. Proprio alla scuola materna, ho incontrato molta ostilità nell’esercitare il diritto mio e di mio figlio di non fare religione. L’insegnante ha dapprima tentato di convincermi con un agghiacciante “signora, la fanno tutti, poi il bambino si sente discriminato” – veramente, uno si sente discriminato solo se lo è – , e tralasciamo quel “lo fanno tutti”, addotto come motivazione, che si commenta da solo; in seconda battuta, ha tentato di minimizzare con “ma cosa vuole che facciano, qualche canzoncina, son piccoli” e questo mi ha, invece, fatto infuriare, perché significa che quei soldi sono davvero buttati via! Sorvolo sull’atteggiamento che quella insegnante ha tenuto tutto l’anno nei confronti di mio figlio (che all’epoca aveva tre anni) e mi limito a segnalare che, per lui, l’ora “alternativa” consisteva nello stare davanti alla porta dell’aula, magari sorvegliato da un assistente…

Ora, io mi chiedo, molto semplicemente: perché dobbiamo continuare ad avere nella scuola pubblica un insegnamento che causa discriminazioni, che costa allo Stato almeno un miliardo di euro l’anno e che, oltre tutto, non è di nessuna utilità? Chi è interessato alla religione, può rivolgersi alle numerose parrocchie o alle moschee o alle sinagoghe o a qualunque altro istituto religioso, dove sicuramente la materia viene trattata ed approfondita in maniera più adeguata.

La nostra Costituzione stabilisce che non devono esserci discriminazioni in base alla religione, ma di fatto, per i motivi che ho detto sopra, c’è nel nostro Paese una netta discriminazione nei confronti di chi non crede o non è cattolico. Certo, la discriminazione non si limita alla scuola, purtroppo, ma perché non cominciare ad eliminarla lì, dove è, tutto sommato, facile e vantaggioso?

Iris Balestri

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