Io non mi sento italiano

gaber 2Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Così cantava Giorgio Gaber alcuni anni fa.
Quando sentii per la prima volta questa canzone era il 2003. Sono passati più di dieci anni e quelle parole riescono ancora a toccare alcune corde del nostro animo. Forse oggi più di ieri.

Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.

Ed è accaduto. Perché quella italiana, oggi, è una brutta poesia, un testo pessimo, un racconto pazzesco, a tratti anche una prosa volgare. In questi dieci anni la realtà ha lasciato il posto alle chiacchiere nei talk-show, dove si parla, si discute, si litiga, ma non succede niente. Neanche le inchieste-denuncia di bravi giornalisti, ampiamente documentate, non smuovono nulla. L’indignazione dura il lasso di una serata. A volte si ha l’impressione che si tratti di una finzione scenica tanto per riempire il palinsesto.

Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c’è un’aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.

Siamo al punto che i problemi degli italiani si sono sublimati in quelli di un uomo solo. Un senatore della Repubblica che ancor oggi è al suo posto ancorché colpito da una condanna per frode fiscale passata in giudicato, interdetto dai pubblici uffici e sotto processo per altri reati gravissimi. Uno che sta trascinando il Paese verso il baratro del ridicolo prima che nel fondo di una crisi istituzionale e politica. Il tutto mentre imperversa una recessione economica di dimensioni enormi che investe giovani, lavoratori, imprese e pensionati. Una crisi che viene dall’altra parte dell’Oceano, che colpisce l’Europa e trova più vulnerabili i Paesi col più alto tasso di confusione politica. Una crisi che altri hanno cercato di affrontare con piglio diverso dal nostro per non finire sotto la tutela tedesca e della Banca Centrale Europea. Una crisi, per lungo tempo negata da quello stesso uomo, che da parlamentare, ex premier, padrone di partito, oggi resiste e insiste di voler rimanere su uno scranno che non gli spetta e non merita.

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.

Proprio così, la periferia. Cos’altro è, infatti, un Paese…

– con un Parlamento nel quale siedono 46 indagati e 3 condannati.

–  in cui milioni di elettori continuano a votare un conclamato ciarlatano e altri milioni protestano per bocca di un comico diventato pagliaccio.

– che non considera imprescindibile la lotta all’evasione fiscale, che sottrae all’erario 120 miliardi l’anno.

– che non si decide ad affrontare la piaga della disoccupazione giovanile in maniera concreta.

– che tollera pensionati incapienti e impossibilitati a vivere in maniera dignitosa.

– che a distanza di due anni non ha ancora risolto completamente il problema degli esodati.

– che per il rilancio economico non considera importante l’introduzione della banda larga e ha sul suo territorio ancora 2000 comuni (1 su 4) che non possono connettersi a Internet.

– che ha una burocrazia che annienta l’innovazione e scoraggia gli investimenti italiani e stranieri.

– che discute sull’opportunità di mantenere in piedi una legge incivile come la Bossi-Fini e non fa nulla per abrogare il reato di clandestinità.

– che non riesce a gestire l’emergenza immigrazione e detiene migliaia di migranti in Centri di accoglienza in condizioni vergognose.

– che si ricorda (solo a parole) della necessità di mettere in sicurezza il territorio da frane e alluvioni e poi piange lacrime di coccodrillo per le vittime che puntualmente si aggiungono alle vittime dei precedenti disastri ambientali.

– dove la giustizia civile risolve i contenziosi in periodi classificabili in ere geologiche e una giustizia penale, nelle cui maglie restano impigliati solo i pesci piccoli, mentre i pesci grandi nuotano liberamente (parole di papa Francesco).

– che pretende di risolvere l’inaccettabile affollamento carcerario solo con periodici provvedimenti di indulto e amnistia.

– dove si continua a votare con una legge elettorale da repubblica delle banane e che non mostra alcuna intenzione di modificare.

– che non riesce a mettere insieme una legge seria sul conflitto d’interessi.

– che costringe le migliori menti giovani a scappare all’estero, dopo averle formate nelle nostre Università (in questi dieci anni 68.000 ricercatori hanno staccato il biglietto di sola andata per Paesi stranieri).

– che non riconosce i diritti delle coppie conviventi, siano esse etero oppure omo, come avviene in tanti Stati europei, ma anche in Sudafrica, Nuova Zelanda e in Uruguay.

– che rifiuta la fecondazione assistita e non vuole varare norme che diano la possibilità a tutti di decidere come metter fine alla propria esistenza.

– che ha deciso di non distinguere più la Destra dalla Sinistra e mettere in un unico calderone le sensibilità politiche di conservatori e progressisti.

punto int

Domande tante. Risposte quante?

Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.

E allora vien da dire: “È questo il Paese che vogliamo?” No di certo. L’Italia ha un bisogno disperato di cambiare, ma per farlo ci vuole un’altra mentalità e perseguire altre priorità. Deve ripartire dal lavoro che non c’è, ma preservare quello che c’è. Poi inventare, costruire, creare tutte le condizioni possibili affinché venga difesa strenuamente la dignità della persona.

Ma un po’ per non morire
o forse un po’ per celia
abbiam fatto l’Europa
facciamo anche l’Italia.

Il grande Ennio Flaiano, alcuni anni fa, ebbe a dire che “in Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco”. Se questo è ancora vero – ed è vero! -, si può uscire dalle angustie dove siamo finiti?

Cantastorie

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...