La violenza nichilista

Domenica scorsa a Salerno si è giocata… o meglio, è andata in scena una farsa che non fa certo onore allo sport, in particolare al calcio. Per la verità, “il gioco più bello del mondo”, onore e dignità l’ha perso da tempo e questo è solo l’ennesimo episodio di violenza e malcostume di quello che alcuni irriducibili si ostinano ancora a definire uno sport. Disordini, corruzione, intrighi ne hanno fatto ormai un malaffare.
Allo stadio Arechi, la partita-farsa Salernitana-Nocerina è andata in scena per soli venti minuti, poi il fischio finale dell’arbitro ha sostituito il sipario. Per motivi di ordine pubblico, il Comitato di Sicurezza del Viminale aveva deciso di vietare l’ingresso allo stadio ai tifosi della Nocerina. Al divieto, gli ultrà nocerini hanno intimato alla propria squadra di non presentarsi in campo: «O ci siamo anche noi, o non dovete esserci neppure voi».

In un primo momento, i calciatori, intimoriti, non volevano scendere in campo, ma dopo una lunga trattativa con il Questore di Salerno la partita ha avuto inizio, sia pure con circa quaranta minuti di ritardo. Ma solo per mettere in scena una commedia: tre sostituzioni nei primissimi minuti e cinque giocatori hanno accusato “infortuni” tali da lasciare il campo di gioco. La Nocerina è rimasta in sei e il direttore di gara, per regolamento, ha fischiato la fine anticipata della partita. Ha vinto la violenza.
Umberto Galimberti prova a spiegarci cosa spinge certi giovani a comportarsi in maniera così aggressiva.

violenza 4Non è l’unica, ma quella degli stadi è la violenza più emblematica, messa in atto da quanti, ogni domenica, con una cadenza ormai rituale, sono soliti provocare incidenti, guerriglie neppure tanto simulate, con i loro passamontagna calati, perché la violenza è codarda, con i loro fumogeni che annebbiano l’ambiente per garantire impunità, le loro sassaiole che piovono come grandine da tutte le parti in modo che non ti puoi difendere, con i petardi, che quando non spaventano, feriscono, con le loro bombe-carta che uccidono.
Qui i colori politici sono irrilevanti, perché il calcio si è sempre definito, con un po’ di ipocrisia, “politicamente neutrale”, e questa neutralità apre le porte al piacere dell’eccesso, allo sconfinamento dell’eccitazione, al rituale ripetuto della messa in scena, alla festa al massacro, alla socievolezza dell’assassinio, al lavoro di gruppo dei complici, alla pianificazione della crudeltà, alla risata di scherno sul dolore della vittima, dove la freddezza del calcolo è inscindibilmente intrecciata alla furia del sangue, la noia dello spirito alla bestialità umana.
Finito il rito della crudeltà tutti spariscono, e solo le registrazioni delle telecamere consentono di individuare qualcuno di quei pavidi che si nascondono nella massa. Si sentono innocenti, semplicemente perché non sono in grado di fornire uno straccio di giustificazione ai loro gesti. L’ignoranza e l’ottusità che li caratterizzano sono, ai loro occhi, un’attenuante. L’analfabetismo mentale, verbale ed emotivo con cui rispondono a chi li interroga sono per loro una giustificazione.
La loro violenza è nichilista perché è assurda, e assurda perché non è neppure un mezzo per raggiungere uno scopo. È puro scatenamento della forza che non si sa come spiegare e dove convogliare, e perciò si sfoga nell’anonimato di massa, senza considerazione e senza calcolo delle conseguenze. La mancanza di scopi rende la violenza infondata, e quindi assoluta. Ma proprio nel momento in cui la violenza è libera da qualsiasi considerazione e da qualsiasi scopo, e quindi da qualsiasi razionalità, diventa completamente se stessa e si trasforma in pura e sfrenata crudeltà nichilista.
Le pene miti finora inflitte ai violenti, come per esempio l’interdizione a frequentare gli stadi o i patteggiamenti, abituano progressivamente a ripetere, con la cadenza del rito, ciò che all’inizio era solo un fatto isolato. E come aprire una chiusa. E siccome il primo gesto è rimasto senza particolari conseguenze, dopo che il divieto era stato violato, il percorso è libero. Tutto diventa possibile. Al primo atto ne segue un secondo, e poi un terzo, e infine ogni volta che c’è una partita di calcio. E così la violenza nichilista si ritualizza.
Si ritualizza secondo quel meccanismo che Freud ci ha spiegato là dove scrive che la violenza, latente nell’inconscio individuale di ciascuno di noi, diventa manifesta nell’inconscio collettivo di massa, dove la responsabilità individuale è difficile da identificare e l’impunità generale diventa un salvacondotto per gesti più esecrati e senza motivazione, perché la violenza nichilista è autosufficiente.
E allora l’orgia della crudeltà si ripete con la monotona regolarità con cui si succedono i sabati e le domeniche di campionato. Nel rito i tifosi più scalmanati agiscono secondo routine. E siccome la routine annoia, come i drogati, anche i criminali da stadio hanno bisogno di dosi sempre più forti, per allontanare la noia sempre incombente.
La violenza da stadio, infatti, non ha creatività e lascia poco spazio alla fantasia. E dal momento che è ripetitiva e qualitativamente identica, l’unica variazione può essere solo quantitativa, e perciò ogni volta si aumenta la dose e, con la dose, l’euforia di un incontrollato sconfinamento di sé, di una sovranità illimitata e di assoluta libertà dal peso della morale e del vincolo sociale.
La caratteristica rituale della violenza nichilista dei ragazzi dello stadio rende questa violenza diversa dall’insurrezione e dal tumulto che, avendo di mira uno scopo, si placa quando lo scopo è raggiunto. Proprio perché è senza scopo, la violenza nichilista si compie con annoiata indifferenza, prorompe senza motivo e interesse e, per effetto della ritualità del suo compiersi, non necessita di alcuna decisione. Vivendo esclusivamente per la prosecuzione di se stessa, la violenza nichilista traduce la barbarie in normalità.

Umberto Galimberti
Filosofo, psicanalista e docente universitario. Ha scritto numerosi libri, tra cui “L’ospite inquietante”, edito da Feltrinelli, dal quale è stato tratto il presente articolo, qui pubblicato dietro sua gentile concessione.

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3 thoughts on “La violenza nichilista

  1. no non è proprio così.a Salerno la colpa non è dei difosi della nocerina ma di chi ha gestito un ordine pubblico dimenticandosi delle regole.Infatti con l’introduzione della tessera del tifoso che voleva andare allo stadio si doveva registrare per assistere alla partita ma chi ha la tessera del tifoso e poi gli si mpedisce di andare allo stadio questa la vedo una stronzata.
    tra l’altro partite molto più pericolose come quelle che furono giocate tra Salernitana e Napoli sono state giocate comunque con i tifosi di entrambe le squadre anche se fuori dal campo sono successi incidenti.

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