Votare, scegliere, governare

Proteste a seguito dell'approvazione della legge Truffa

Proteste a seguito dell’approvazione della legge Truffa

La legge elettorale n. 148/1953, definita “Legge Truffa”, fu promulgata il 31 marzo 1953. Il solo articolo di cui era composta introduceva un premio di maggioranza che assegnava il 65% dei seggi della Camera dei Deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avessero raggiunto il cinquanta per cento più uno dei voti validi. A seguito della sua approvazione, discutibile e frettolosa, si dimisero i presidenti di Camera e Senato e vi furono gravi tumulti nel Paese. Il 31 luglio dell’anno successivo la legge fu abrogata.

Di peggio c’era stata la legge Acerbo approvata nel 1923 su volere di Benito Mussolini allo scopo di assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida forza parlamentare. La legge prevedeva l’adozione di un sistema proporzionale con premio di maggioranza, all’interno di un collegio unico nazionale. Oltre al voto di lista era ammesso il voto di preferenza. Nel caso in cui una lista avesse superato il 25% dei voti validi a livello nazionale, avrebbe automaticamente ottenuto i 2/3 dei seggi della Camera dei Deputati. I seggi restanti andavano alle altre liste.
Tanto non bastò al Partito fascista, che ottenne la maggioranza in ragione di brogli elettorali e intimidatorie pressioni nei confronti di molti elettori. Ne conseguì il discorso denuncia di Giacomo Matteotti in Parlamento, che gli costò il rapimento e l’uccisione.

Roberto Calderoli

Roberto Calderoli

Poi venne il Porcellum, un sistema elettorale che nega ai cittadini la scelta del candidato e prevede un premio di maggioranza alla lista o raggruppamenti che hanno ottenuto un voto più degli altri su base nazionale per la Camera (esclusa la Valle d’Aosta) e regionale per il Senato (escluso Valle d’Aosta, Molise e Trentino-Alto Adige).
Un pastrocchio, per certi versi, addirittura, peggiore della legge Acerbo e della legge “Truffa”, tanto che il suo ideatore, Roberto Calderoli, odontoiatra di Bergamo, con l’eleganza che lo contraddistingue ebbe a dire: «Questa legge è una porcata!» Da qui, Porcellum, definizione del politologo Giovanni Sartori.

La dose di cattiveria che è in me e che mi deve garantire l’ingresso all’Inferno, mi porterebbe a pensare che il rubizzo esponente leghista si stesse facendo beffe degli elettori, mentre la piccola parte buonista riposta in un angolo del mio animo mi conduce a pensare che con la sua colorita espressione, egli, volle mostrare una sorta di pentimento per essersi occupato di una materia estranea al suo sentire, fatto di trapano, pinze e specchietti. Risulta, infatti, che il cavadenti si era adoperato per andare incontro alle desiderata di Silvio Berlusconi, che per le prossime elezioni politiche del 2006 voleva contrastare il centrosinistra in vantaggio nelle intenzioni di voto degli italiani. Quindi, chi meglio di lui poteva occuparsi dell’estirpazione della governabilità e dell’otturazione di scelta degli elettori? Una protesi così ben fatta che ha garantito al pregiudicato decaduto e decadente di affondare le sue zanne nel tessuto democratico del Paese dal 2006 a oggi.
L’impianto riuscì così bene che Romano Prodi divenne premier con una risicata maggioranza in Senato, tanto da procurargli un fastidioso mal di denti ogni volta che doveva portare in Aula un provvedimento da approvare. Fu così che il cerusico dentale cavò canini e molari a tutta l’arcata di centrosinistra, fino a toglier loro ogni possibilità di sopravvivenza.

Si raccolgono firme per abrogare il Purcellum

Si raccolgono firme per abrogare il Porcellum

La legge elettorale di Calderoli fu un atto di tracotanza che ha scritto una delle pagine più infelici della nostra democrazia.
“Bisogna cambiarla” gridavano e gridano alcuni. “Dobbiamo restituire agli elettori la possibilità di scegliere” urlavano e urlano altri. “È necessario riabilitare la democrazia elettorale” vociavano e vociano tutti. Sta di fatto che dal 21 dicembre 2005 a oggi la legge è sempre lì, e non sembra che qualcuno abbia veramente intenzione di cambiarla. Troppo comodo per i galli di partito indicare chi deve entrare nel pollaio.
Dopo discussioni interminabili, al Senato è stata depositato uno schema di riforma che dovrebbe costituire la base di confronto, ma le contrapposizioni messe in campo non fanno sperare nulla di buono. Ognuno riesce a trovare obiezioni più o meno valide. Alcuni fingono di mediare. Nessuno fa un passo indietro. Tutti hanno una proposta.
Qualcuno lamenta che una quota di proporzionale troppo alta rischia di generare ingovernabilità, altri che uno sbarramento troppo basso possa aprire le porte ai piccoli partiti da sempre inclini al ricatto governativo. C’è chi vuole il secondo turno e chi non ne vuole sentir parlare. Chi ha da ridire sul premio di maggioranza da attribuire a una coalizione anziché a un solo partito e chi parla di un premio di governabilità. Chi vorrebbe reintrodurre le preferenze e chi teme che queste non rappresentino comunque una libera scelta dell’elettore. Quando c’erano, sostengono, buona parte del Sud d’Italia era vittima della delinquenza organizzata che le comprava o le imponeva; oggi, che abbiamo scoperto che mafia, ‘ndrangheta e camorra operano indisturbate anche nel Nord, il mercato dei voti potrebbe allargarsi a tutto il Paese. Ma c’è anche chi, come Grillo e Berlusconi, vuole mantenere il Porcellum. In alcuni partiti, poi, non c’è neanche univocità d’intenti. Nel Pd, per esempio, la linea ufficiale è per il doppio turno, ma la bozza Violante punta al proporzionale, i renziani vogliono il maggioritario, i veltroniani spingono per il modello spagnolo, i prodiani vorrebbero riesumare il Mattarellum. Un guazzabuglio di proposte contrastanti provenienti da un’armata ormai allo sbando, pronta ad essere guidata da un Brancaleone di nome Matteo.

A Beppe Grillo va bene il Porcellum

A Beppe Grillo va bene il Porcellum

Insomma, un ginepraio.
Se non corressimo il rischio di essere tacciati di ingenuità, verrebbe da osservare che una buona legge elettorale andrebbe scritta senza badare al tornaconto contingente di bottega, ma…
E non si capisce neanche perché non si parte dal sistema in uso per l’elezione dei sindaci con l’aggiunta di primarie obbligatorie, per poi elaborare dei correttivi utili a una consultazione nazionale. Un impianto, non odontoiatrico ma legislativo, che funziona e che non sembra aver dato mai problemi di governabilità.
O forse si capisce. Sì, infatti una vocina mi sussurra capisce a mme. Porcellum per tutti? Porcellum per tutti.

E mentre lorsignori litigano, la data del 3 dicembre si avvicina. Quel giorno la Consulta si pronuncerà sulla costituzionalità di questa aberrante legge elettorale, e se dovesse dichiararla non conforme alla Carta Costituzionale, avremmo ancora una volta la Magistratura che si sostituisce alla Politica.
Il Presidente Napolitano ha detto che «La dignità del Parlamento e delle forze politiche si difende non lasciando il campo ad altra istituzione». È vero! Ma se questi non si decidono sarà inevitabile.

mimmo

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2 thoughts on “Votare, scegliere, governare

  1. Ho dei problemi con Word press, per cui ti informo che ho condiviso con google, non posso con FB. Mi complimento con te per la visione chiara e realistica del tuo “racconto”. Ciao

    Il giorno 29 novembre 2013 09:10, mimmoblog

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