Andar per funghi

funghi 1I funghi sono il più pregiato tra i prodotti del sottobosco. Oggi tutti vanno per funghi; la facilità di spostamento in auto e le comode strade rendono possibile a tutti il piacere della ricerca e del riconoscimento delle varie specie fungine.
Ho detto tutti e ho sbagliato. Io ci vado soltanto se riesco a trovare un bosco dove non devo faticare per parcheggiare l’auto in mezzo alle altre; non devo sentir bisbigliare tutt’intorno; non devo aver l’impressione che, tra una ceppaia e l’altra, sia stato pulito con l’aspirapolvere; non devo sentirmi rintronare le orecchie per i rumori di un viadotto autostradale capace di inquinare un’intera vallata.
Tutti possono dunque capire che non ci vado quasi più. Generalmente ci vado fuori stagione, alla fine dell’autunno, ovviando alla carenza delle specie più pregiate con le conoscenze maggiori, sviluppate studiando molto.

Tutti capiranno, altresì, come, avendo colto funghi fin dall’età in cui potevo nascondermici sotto, e conoscendo, oggi, perfino trombette da morto, morchelle, coprinus e tante altre specie non comunissime illustrate nei manuali, mi sento oltremodo irritato quando m’imbatto in giovanotti, sempre più numerosi che, reduci da uno sparuto corso regionale o d’altra ufficiale estrazione, mi raccomandano, a nome dei Verdi, o del Parco, o della Riserva, di comportarmi peggio di come ho fatto sempre.
Devono essere perdonati perché incolpevoli del generale impoverimento del patrimonio culturale della Nazione, ma il contribuire a rovinarti il piacere di una passeggiata, che ormai ha raggiunto una periodicità ultrasemestrale, non può essere perdonato a nessuno.

Trombette da morto

Trombette da morto

Tornando ai funghi, bisogna dire che si tratta di prodotti del bosco piuttosto capricciosi e dipendenti dalla meteorologia. Capita di trovarne a fine maggio e capita di dover aspettare venti giorni dalla prima pioggia dopo ferragosto per vederne spuntare uno. Talvolta si trovano funghi per una sola settimana in un anno, talaltra la stagione dura quattro mesi.
Rimane comunque vero un fatto: non è possibile distrarre dalle sue ricerche un appassionato cercatore se non per andare in una zona dove di funghi ce ne sono di più.
Quand’ero bambino, a Tagliente, gli operai di Lariano che lavoravano nei boschi, occupandosi di affacciatura di travi e filagnoni, assolutamente evitavano di impegnarsi col lavoro se c’erano funghi. Verso le nove transitavano, di ritorno, davanti al casale Tagliente, recando canestri di porcini freschissimi, pesanti quindici o venti chili, aiutandosi con una cintura passata sulla spalla e attraverso il manico del cesto.
Erano diretti al mercato di Velletri, una ventina di chilometri più in là. Lì erano attesi, verso mezzogiorno, dai buongustai.

Io li conoscevo tutti e chiedevo dove avessero trovato tutta quella roba. Mi rispondevano: «A Fogliano», oppure «A Mezzaselva», o «A Colle di Fuori», e altre località che conoscevo soltanto per nome; qualcuno aggiungeva che dovevo star tranquillo, che i funghi vicino casa mia li aveva lasciati per me. Gentilezza e finzione per un bambino! Mi commuovono ancora.
E sembrava vero. Io uscivo con l’ordine di mamma di portare una manciata di galletti per dar sapore al sugo e, dopo mezz’ora di ricerca punto faticosa, i migliori galletti tra quelli presenti nei dintorni erano lì.
Generalmente noi non si andava per mezze giornate in cerca di funghi. Papà, di ritorno dal bosco, ne portava quattro per sera. Mamma usciva vicino casa quando ne servivano. Io stesso non ho mai avuto problemi a procurarmene.
Anche a Pisciarelli, dove trascorrevo qualche mese per frequentare la scuola elementare, per procurarsi i galletti per il sugo, bastava lasciare la strada che si percorreva tornando dal lavoro dei campi, entrando pochi minuti nel bosco adiacente.

paniereCon l’andar del tempo le cose cambiarono. Anziché a piedi, il “fungarolo” di Lariano cominciò a viaggiare in motocicletta; anziché vendere il suo bottino al minuto al mercato cominciò a darlo intero ai ristoranti che sorgevano, da un giorno all’altro, nella zona, sotto la spinta della “lira” e della “ganassa” romana.
Ho incontrato “arianeschi” in Abruzzo, sulle alture di Tolfa, nel Reatino. E solo lì, perché non vado altrove. Li riconosco dalla forma del canestro, dal modo di guardare in terra, dai richiami che usano per tenersi in contatto uditivo. So che talvolta si spingono, con i moderni furgoni, fino alla Sila e all’Aspromonte. E si tratta di persone che possono permetterselo, senza timori reverenziali per le compagini che dominano quelle zone.

Infine la motorizzazione di massa, la moda, le regole di raccolta, pubblicate su giornali, bollettini, regolamenti, cartelli esposti in loco, hanno suscitato la curiosità anche di chi non ne aveva mai avuta, col risultato che noi, quelli che gustano più la ricerca che il bottino, siamo ridotti ad andar per funghi fuori stagione, per ritrovare il più grande piacere che i funghi possono dare: il colloquio con la natura; il contatto con l’amico bosco di castagno, l’abbraccio delle morbide foglie appena cadute.

Francesco Varani

(di F. Varani leggi anche L’acquacotta, La bruschetta e La panzanella)

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