Il liquidatore fallimentare

matteo 1«L’euro è un crimine contro l’umanità».
Il delirio è di Matteo Salvini.

Dalla sua biografia:
“Frequenta il Liceo classico Manzoni di Milano, dove si diploma nel 1992. Successivamente si iscrive alla facoltà di storia dell’Università degli Studi di Milano, frequentandola per 16 anni… “
Capito? 16 (sedici) anni! E senza conseguire la laurea. E qui potremmo anche fermarci e lasciare che ognuno faccia le sue considerazioni. Tanto è già sufficiente per incorniciarlo.

Matteo Salvini ha cominciato a far politica nel 1993 nel Consiglio comunale di Milano. Qualche anno dopo, durante una visita ufficiale del Presidente della Repubblica Ciampi a Palazzo Marino, si rifiutò di stringergli la mano dicendo: «No grazie, dottore, lei non mi rappresenta». Buon per noi che abbiamo sempre stimato Carlo Azeglio Ciampi.
Dal 2004 è stato parlamentare europeo e da subito scelse come assistente Franco Bossi, fratello di Umberto. Un inguaribile maldicente potrebbe pensare che la nomina sia derivata dalla ruffianeria del veterano studente che non studiava, ma pochi sanno che il germano del ‘senatur’ vanta, nientepopodimeno che… una licenza di scuola media inferiore e un’esperienza di commissario tecnico della squadra di ciclismo padana. (???) Evidentemente, per il Nostro erano referenze ineccepibili per un assistente parlamentare al servizio di un nullafacente parlamentare.

Tornato in Patria (padana, naturalmente), frequenta da ripetente Palazzo Marino con i gradi di capoclasse… pardon, capogruppo e, sempre da ripetente, ritorna a Strasburgo per gridare: «L’Unione Europea è un “regime”!» Non se lo fila nessuno. Non pago della sua esternazione, aggiunge: «È un gulag!» Bis: nessuno se lo fila.
Grazie al suo curriculum scolastico e politico, a via Bellerio avranno pensato che costui al confronto del ‘Trota’ è un genio e lo hanno promosso Segretario federale della Lega Nord. Nel lasciare i banchi del Consiglio comunale di Milano ha tenuto un discorso dimissionario, a seguito del quale il sindaco Pisapia si è lasciato andare in un commento emotivo: «Ci mancherai, Matteo».

Marc Tarabella

Marc Tarabella

Ho troppa stima di Giuliano Pisapia e devo necessariamente pensare che quel giorno il sindaco non si sentiva troppo bene. Era in ottima forma invece l’eurodeputato Marc Tarabella, relatore della Direttiva sugli appalti pubblici, quando ha replicato alle critiche che Salvini, da correlatore, ha mosso alle conclusioni dell’apposita Commissione: «È una vergogna sentirla in Aula. Per un anno e mezzo abbiamo lavorato con gli altri correlatori, ma lei non l’abbiamo mai vista. SALVINI, SEI UN FANNULLONE!»

Tempo fa propose di destinare le prime due vetture della metropolitana cittadina solo ai milanesi doc. Lui era serio quando fece la sua proposta, ciò nonostante la stragrande maggioranza dei milanesi rideva.

A una festa di Pontida intonò un coro offensivo e discriminatorio contro i napoletani. Li definì puzzoni, con un linguaggio degno di un volgare camionista ubriaco proveniente dai bassifondi portuali educato in una caserma di reclute.

Ha attaccato l’arcivescovo Tettamanzi, che criticò il sindaco Letizia Moratti per la campagna di sgombero contro i rom. I cattolici gli risposero: «Basta Matteo, le guance sono solo due!»

Il ministro Cecile Kyenge

Il ministro Cecile Kyenge

Quando uno squilibrato, per le strade di Milano, uccise tre uomini a picconate se la prese con il ministro Kyenge, perché l’assassino era un ghanese. Gli attacchi alla ministra, rea di essere nera di carnagione, sono ormai una costante, tanto da far indignare anche il Commissario europeo per gli affari interni Cecilia Malmström che ha definito le parole di Salvini “razziste, offensive e ingiustificabili”. Adesso a dargli man forte contro la Kyenge si è messa anche la direttrice de’ La Padania, Aurora Lussana. Dio prima li fa e poi li accoppia. Francesco Merlo su Repubblica li ha definiti capi di una gagliofferia ridotta ormai a minoranza di violenti. Come non essere d’accordo?

Si è dichiarato contrario alle adozioni gay fino a chiedere il ritiro dalle biblioteche pubbliche di Milano di un libro, “Piccola storia di una famiglia”, che racconta le vicende di una famiglia omosessuale.

Nella sua prima uscita dopo l’elezione a Segretario, ha affermato che «qualche calcio in culo a qualche giornalista, servo infame, bisogna cominciare a tirarlo». Nella stessa occasione ha proposto di mandare chi ha amministrato Roma negli ultimi anni a domicilio coatto su un’isola deserta circondata da squali.

E quando un serial killer, uscito di galera per un permesso è scappato, ha dichiarato che i carcerati devono essere mandati ai lavori forzati. Non ha precisato se con o senza palla al piede.

Ecco, questo è il curriculum politico di uno degli ultimi leghisti rimasti in circolazione. Leghista di una Lega sempre più in calo di consensi, inquinata dagli scandali e ossessionata dal razzismo, ormai unica linea politica. Un carroccio sgangherato fatto di pochi sbandati, pronti a solidarizzare con un abusivo Governatore bulimico in mutande verdi acquistate con soldi pubblici. Che poi non sono neanche verde-lega ma verde-puffo.

U. Bossi e G. Miglio

Umberto Bossi e Gianfranco Miglio

Eppure, la Lega della prim’ora, anche se esprimeva pulsioni confuse, si proponeva di dar voce alle peculiarità culturali ed economiche presenti nel Nord. Il professor Gianfranco Miglio, ideologo del Movimento, sosteneva un’ipotesi di trasformazione dello Stato italiano in senso federale. Le sue tesi avevano un loro fondamento e furono prese in considerazione da numerosi politologi, oltre che trovare ampio consenso tra le popolazioni dell’Italia settentrionale e un certa attenzione anche nel resto d’Italia. Non si può governare Milano con gli stessi criteri di Palermo, semplificò qualcuno. E forse non aveva tutti i torti.

La Lega Lombarda di Umberto Bossi, poi Lega Nord, diventò il secondo partito in Lombardia, dietro la Democrazia Cristiana e davanti al Partito Comunista. Alle elezioni politiche del 1996, al grido di “Roma ladrona!”, andò oltre il 10% dei consensi. Oggi, la Lega, ladrona e imbrogliona, è al 4% e governa Lombardia, Piemonte e Veneto: uno sfregio al criterio di rappresentanza democratica.
Scandali, ruberie, truffe, peculato, corruzione, tangenti hanno allontanato la stragrande maggioranza dei simpatizzanti. E le prospettive sono ancora al ribasso. Alle stupidaggini come la Guardia Padana o la Macroregione del Nord non crede più nessuno e la politica razzista adottata trova sponda solo nel Front National francese di Marine Le Pen, con la quale Salvini vorrebbe convolare in un ‘matrimonio’ di neopopulismo xenofobo di estrema destra e costituire un gruppo unico nel Parlamento Europeo.

Matteo ‘Due’, spocchioso padano di ultima generazione, crede di essere un’aquila ma è solo un pollo. E neanche di quelli ruspanti come l’Umberto. Lui è stato allevato a estrogeni e dalla stia di una pollicoltura è stato chiamato a spegnere la luce e chiudere la porta.

Cantastorie

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One thought on “Il liquidatore fallimentare

  1. Mi permetto di aggiungere e di ricordare, a supporto dell’articolo qui sopra e in risposta alla vocazione da “verginelle” assunta dai “leghisti”, l’anno in cui vennero eletti i primi deputati leghisti in Parlamento, ovvero alle elazioni del 1988. 26 anni orsono, di cui circa 9 (nove) di questi 26 anni,passati alla guida in coabitazione con S. Berlusconi del governo nazionale Se poi si dovessero aggiungere i vari governi a guida leghisti a livello regionale, provinciale e comunale-locale, si svelerebbe con fin troppa facilità la vera vocazione di questi “immacolati” (che non vorrebbero ne avere, ne prendersi nessuna responsabilità rispetto agli anni di governo nazionale e locale). Vera vocazione di cialtroni, insicuri, sottomessi al potere e prepotenti con i sottomessi, conservatori, conformisti, reazionari, “frottolieri”, ripetitivi, inconcludenti, ciarlatani e chiaccheroni e soprattutto con molti amici tra i giornalisti italiani… Ricordiamo ( lo ricordo a me stesso) le “famigerate” ronde padane … giornalisti “seri” racconterebbero barzellette sulle inesistenti ronde padane (materiale serio però per i leghisti) da mattina a sera …

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