Pregiudicato&Spregiudicato

renzi berlusconi 2“Attenti a quei due!”
Era il titolo di una fortunata serie televisiva degli anni Settanta con Tony Curtis e Roger Moore. Ma quelli erano simpatici. Questi due invece no! E allora, attenzione a questi due qui: Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Uno pregiudicato e l’altro spregiudicato.

Hanno deciso di fare le riforme istituzionali e una nuova legge elettorale. Niente di strano se non fosse per il fatto che il padre-padrone di Forza Italia è stato condannato in via definitiva per frode fiscale e ha sul groppone una serie di imputazioni gravissime che vanno dalla prostituzione minorile alla corruzione di testimoni, alla compravendita di senatori. Una condanna che tra qualche mese gli limiterà la libertà personale in un orizzonte giudiziario piuttosto plumbeo.
Alle obiezioni che gli sono state mosse sull’inopportunità di trattare con un tipo così il sinda-segretario ha ribattuto sarcastico: «E con chi dovevo parlare, con Dudù?» A Palazzo Grazioli dicono che a Dudù manchi solo la parola, ma se ce l’avesse avuta, sì, sarebbe stato meglio parlare con il cane, perché in qualunque democrazia normale è impensabile coinvolgere un condannato espulso dal Senato per indegnità in una riforma della Costituzione, per altro definita ‘storica’ dallo stesso Renzi, che la vuole a tutti i costi.

A tutti i costi. Perché è questo il suo obiettivo: riuscire là, dove in tanti e per tanti anni hanno fallito. Mostrare a tutti che basta essere decisi e convinti per raggiungere un risultato. Dopo di che, è chiaro che si accrediterà come il migliore statista del XXI secolo. E se l’Italia ha un politico di tale portata, perché mai non dovrebbe sedere sulla seggiola di Palazzo Chigi? Oh vvìa, ‘aro Letta, fatti da parte e passami ill ‘ampanellino, che adesso ti fo’ veder io come si fa.

Berlusconi nella sede del PD

Berlusconi nella sede del PD

I suoi dicono che Matteo per il momento è interessato alle riforme e che il Governo deve andare avanti almeno fino alla primavera del 2015. Intanto ha fissato il processo a Letta per il 20 febbraio prossimo e c’è da credere che se non lo condannerà a “morte”, di sicuro gli sarà imposta la libertà vigilata. Tutto questo mentre i renzini continuano a sottolineare che uno dei maggiori successi di Matteo è quello di aver costretto Berlusconi a trattare una nuova legge elettorale che non aveva mai voluto. Per giunta dentro la sede del Pd e sotto lo sguardo attonito di Che Guevara. Premesso che Berlusconi pur di raggiungere un suo scopo non si è mai posto eccessivi scrupoli, nella condizione in cui si trova perché mai avrebbe dovuto rifiutare una ciambella di salvataggio di questo tipo. Pur di poter tornare alla ribalta sarebbe andato anche a casa del diavolo, figuriamoci al Nazzareno. E da abile piazzista ha sfruttato il desiderio di Renzi di portare a casa un risultato purchéssia, ottenendo, per altro, ampi vantaggi.
Grazie alla clausola di salvataggio la Lega sarà costretta ad allearsi con lui, Fratelli d’Italia farà altrettanto, il Nuovo Centrodestra di Alfano e Quagliariello sarà obbligato a chiedergli ospitalità, mentre Casini, fiutata l’aria, è già tornato a scodinzolare sotto la sua protezione. «Dove vanno senza di me?» disse una volta Berlusconi. E se prima non avevano molta strada da fare, con questa legge elettorale sono legati al suo guinzaglio come Dudù.
Sulle liste bloccate, poi, non hanno fatto certo fatica a concordare, perché, diciamolo, sono sempre piaciute a tutti i Segretari di partito e i Due non è che avessero questo grande desiderio di rinunciare a scegliersi personalmente gli sherpa da portarsi in Parlamento. Aggiungiamo che dell’abolizione del Senato a Berlusconi non importa nulla e voilà, le déjeuner est servi.

ber in tvL’obiezione è che per Berlusconi non sarà facile raggiungere il 37%. Ma neanche per Renzi. E ancor meno per Grillo, che, dopo la gazzarra antidemocratica alla Camera, è destinato a ridimensionare il suo consenso. Ma Berlusconi ha una potenza di fuoco mediatica impressionante. In campagna elettorale sarà presente sugli schermi televisivi più di Peppa Pig e si accrediterà come cofondatore di nuove Costituzioni e, quindi, padre costituente. L’uomo è s-pregiudicato e non esiterà a violare tutte le regole elettorali pur di vincere. E se non dovesse farcela al primo turno, sarà lui ad andare al ballottaggio con uno degli altri due. Nello spareggio è fortissimo, tirerà dalla sua parte gli elettori di Monti e riuscirà a convincere pure i moderati in libera uscita col sempiterno spauracchio del comunismo. E se oggi Renzi è il miglior interlocutore che la Sinistra abbia mai avuto, c’è da scommettere, diventerà il peggior comunista di tutti i tempi.

Ma a costo di apparire un po’ bacchettoni riaffermiamo che a noi questa sintonia non è piaciuta. Stride troppo. È incomprensibile e anche insopportabile. E anche se in politica gli interlocutori non si scelgono, c’è un limite a tutto. Quando si prescinde dalle conseguenze che la Giustizia ha stabilito, a molti di noi viene l’orticaria, perché il rispetto delle regole etiche e democratiche è fondamentale.
Ma si è capito… noi siamo bacchettoni e moralisti e non riusciamo ad accettare la necessità imprescindibile di raggiungere gli obiettivi. In tanti anni non si è fatto nulla? Non è una buona ragione per far qualcosa con chiunque. Così, come non ci ha mai convinto il fatto che avere milioni di elettori dalla propria parte sia di per sé un requisito che cancella ogni macchia. Altrimenti, per la proprietà transitiva, dovremmo pensare che Hitler aveva ragione e Totò Riina, candidabile e candidato, ove mai riscuotesse un buon successo, dovrebbe essere un interlocutore da non trascurare.
Esagero? Non mi pare. Cambiano i livelli, ma il criterio è sempre lo stesso. E, una volta entrati in questo meccanismo si trova sempre una giustificazione per tutto.

Daniela Santanchè

Daniela Santanchè

Senza contare che tra qualche settimana bisognerà spiegare al mondo per quale motivo abbiamo mandato agli arresti un padre della Patria. Perché il punto è proprio questo, non il fatto in sé di aver convocato una riunione di condominio con Berlusconi, ma avergli conferito il ruolo di interlocutore chiave. E quel beffardo sorriso di soddisfazione stampato sulla faccia della Santanchè ne è la prova provata. Non sarebbe stato meglio discutere e approvare prima una risoluzione in casa propria e poi chiamare intorno a un tavolo tutti i segretari e padroni di partito accompagnati dai rispettivi capigruppo parlamentari per tentare di mettere insieme un documento potabile alla maggior parte degli partecipanti? Si dirà che una pletora di chiacchieroni non avrebbe cavato un ragno dal buco e si sarebbe solo perso altro tempo. E poi, in quella sede, un Berlusconi in ossa e plastica ovvero da convitato di pietra, avrebbe comunque avuto un peso notevole. Ma un conto è parlarci ‘comunque’, un altro è ‘innanzitutto’. E, si badi bene, non è un fatto formale, perché qui la forma è sostanza. E se è vero che bisogna recuperare l’etica perduta, è proprio dalla forma che si deve partire.

Ma la frittata è fatta. Renzi, tra dimissioni eccellenti, battute sarcastiche e out-out ha imposto le riforme sintonizzate col caimano e ora aspetta i timbri del Parlamento. Ma si può guidare così un partito complesso come il Pd? per quanto tempo? a che prezzo? In genere l’obiettivo di un leader è quello di consolidare e allargare il proprio consenso all’interno della propria comunità. Renzi invece sembra perseguire lo scopo di contrapporsi frontalmente a chi non è d’accordo con lui. Cerca la contestazione e l’opposizione proprio per distruggerla insieme a chi la propone. Non risponde nel merito delle obiezioni, ma snobba e deride. Ricorre a battute fulminanti e attacchi personali, che sembrano più frutto di una strategia precisa che un’estemporanea risposta. La sua concezione di dominus del partito è pari a quella di Berlusconi. Ma questi è un autentico padrone di Forza Italia, lui, invece, del Partito democratico è solo l’amministratore delegato.

Romano Prodi

Romano Prodi

Ciò detto, non si può disconoscere che per anni i gruppi dirigenti del Pd non hanno saputo gestire il partito con pluralismo e unità. Dilaniato da lotte intestine, uso al killeraggio fino a giungere a silurare la candidatura di Prodi a Presidente della Repubblica in una vera e propria congiura, hanno spianato la strada a Renzi, che, si dica quel che si vuole, appare sempre di più come un politico uscito a pieni voti dalla scuola del berlusconismo. Certo, di Berlusconi non ha il gigantesco conflitto di interessi e la fedina penale lunga un metro e mezzo, ma, come lui, vuol essere un capo inappellabile. Qualcuno lo ha definito il nuovo Ghino di Tacco, un decisionista di craxiana memoria pronto a ridimensionare diritti e libera scelta in nome della modernità.
Ecco perché ha imposto l’intesa col Cavaliere e ne ha rivendicato i meriti, salvo poi sentirsi dire il contrario dall’altra parte. Questa legge e le riforme che verranno (se verranno) sono per Berlusconi un nuovo rinascimento, se non giuridico, di sicuro politico, o meglio, elettorale. Due anni passano in fretta e lui potrà tornare, con o senza cerone, sulla scena, pronto ad accreditarsi come il Grande Vecchio che ci ha traghettato nella Terza Repubblica. E se non potrà farlo di persona, c’è sempre Marina o, chissà, Piersilvio, perché a questo punto quel che conta è salvaguardare l’azienda di famiglia, che come si sa, sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.

Ai vent’anni di populismo berlusconiano molto probabilmente seguiranno altri vent’anni di renzismo popolare.
Invertendo l’ordine degli addendi cambierà il risultato?

Cantastorie

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