Cannabis, perché proibirla?

cannabis 2La domanda è semplice, quasi banale: ma perché una persona dovrebbe proibire a qualcun altro di fare uso di cannabis? non dovrebbe essere una scelta personale? non credete che sia una sua libertà, scegliere? in fin dei conti la vita è sua, e se un adulto cosciente e consapevole vuole farlo, perché impedirglielo?

Non fraintendete, non fare uso di cannabis è una scelta legittima, anzi intelligente, ma che sia legale o no, non cambia niente per chi non vuole farne uso. Se fosse legale, chi ha scelto di non farne uso non si precipiterebbe certo a consumare marijuana. Fa male? di certo non fa male a chi non ne fa uso. Pensate a una cosa che amate fare, una cosa che vi riguarda e che non influisce in nessun modo su chi non lo fa; se d’improvviso vi proibissero di farlo, non rimarreste delusi? Invento: vi piace bere una birra con gli amici il sabato sera mentre vedete la partita o brindare a capodanno con lo spumante? Allora ditemi perché mai un astemio che non ha i vostri stessi gusti dovrebbe proibirvi di farlo? dopotutto a lui non cambia niente. Che sia legale o no, lui continuerà a non bere. Per assurdo se obbligassero tutti a mangiare solo verdure (si sa che fanno bene) ci sarebbero meno obesi, meno malattie, si vivrebbe più a lungo. Verrebbe quasi da chiedersi perché nessuno ci abbia già pensato prima. Però, c’è qualcuno a cui le verdure non piacciono, preferisce la carne, dice che è più saporita, che gli piace di più, che la vita è la sua e che vuole mangiare la carne anche se in eccesso fa male. Se per legge solo le verdure fossero legali, perché fanno bene alla salute, sarebbero forse tutti contenti? Eppure sicuramente tutti starebbero meglio in salute, anche quelli a cui non piacciono. Ma sarebbe un obbligo, toglierebbero la libertà di mangiare ciò che si vuole.
Ovviamente con le dovute proporzioni, dov’è la differenza, anche se la proibizione è a fin di bene? Ma così finiremmo per essere schiavi, soldati o, peggio, dove andrebbe la nostra capacità intellettuale e la libertà di scegliere cosa preferiamo e cosa ci piace di più?

giusto-sbaglaitoE’ diffusa ormai la presunzione culturale del sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Del sapere cosa è meglio. Ma ciò che è più grave non è questa convinzione, ma la voglia di insegnarla agli altri, o peggio, imporla. Tutti devo vivere secondo certi schemi. Per forza. Questa prescrizione, questa rabbia morbosa che si scaglia verso gli altri è insopportabile. Allora, il punto non è fare uso di cannabis, ma avere la libertà di scegliere di poterne fare uso o meno. Anche chi non si farà mai uno spinello nella vita dovrebbe ribellarsi, perché è una scelta che spetta a lui e non a un sistema di moralismo incoerente.

L’opposizione di più basso livello intellettuale si esprime dicendo che la marijuana uccide, fa diventare stupidi, che ci sarebbero in giro persone zombie. Ribadendo il fatto che, anche se fosse vero, sarebbe una scelta personale, c’è molta disinformazione in queste parole. Queste persone non si rendono conto che la diffusione della cannabis è simile a quella del pane con la differenza che i panifici sono chiusi di notte e di domenica, mentre gli spacciatori no. Tra gli under trenta il 43% ha almeno provato a fumare cannabis e otto italiani su dieci affermano che è piuttosto facile procurarsi cannabis, mentre agli altri due basta chiamare uno degli altri otto. Non esistono persone che volendo fare uso di cannabis non sanno dove procurarsela. Chi non ne fa uso è perché ha scelto di non farlo, come un astemio ha scelto di non bere pur potendo facilmente comprare alcool. Pertanto, non si comprende come potrebbe aumentare il consumo di cannabis se questo fosse legale. I dati ci dicono che il 30% degli italiani ha fumato cannabis, per cui se uccidesse o trasformasse in zombie, si può immaginare che venti milioni di zombie sarebbero facilmente individuabili.

alcol 1Molti sostengono che vietare l’uso di droghe leggere serve a tutelare la salute dei cittadini. E dov’è lo Stato che vuole tutelare la stessa salute delle persone consentendo l’uso di alcool che spesso uccide anche chi uso di alcol non fa, finendo sotto un’automobile? Anche guidare sotto effetto di sostanze stupefacenti non sarebbe consentito. Chi guida è un pericolo anche per gli altri e non solo per se stessi ed essere uccisi in un incidente stradale è la privazione della più grande delle libertà: quella di vivere. E non è colpa dell’alcol o della cannabis, ma di quelle persone che irresponsabilmente si mettono alla guida non essendo in condizioni idonee. Se per assurdo qualcuno guidasse, con una benda sugli occhi, qualora investisse un passante, si potrebbe forse dare la colpa alle bende. Le bende, come alcool, cannabis e cellulare, non sono responsabili di omicidi stradali, la responsabilità è di chi ne fa uso mentre guida, sapendo che possono costituire un pericolo. Sarebbe come pensare di limitare gli omicidi proibendo i coltelli, perché possono essere usati anche per pugnalare.

Altri sostengono che fumare cannabis è il primo passo per arrivare alle droghe pesanti. È pur vero che i dati dicono che la maggior parte dei consumatori di droghe pesanti, in passato hanno consumato cannabis, ma non dicono quanti di quelli che consumano cannabis sono passati alle droghe pesanti, che, anche se può sembrare la stessa cosa, sono due dati diversi. Affermare che la cannabis sia l’anticamera delle droghe pesanti perché una percentuale di consumatori in passato ne ha fatto uso, sarebbe come andare a verificare quanti consumatori di droghe pesanti hanno in passato bevuto una birra, probabilmente tutti, perché, per chi non lo sapesse ancora, anche l’alcool dà dipendenza. Si può forse dire, allora che la birra porta all’uso di droghe pesanti? Certamente no. Il passaggio a droghe pesanti è in una certo senso una predisposizione, una questione di scelte, che spesso viene indotta da uno spacciatore, il quale per biechi interessi personali invoglia i suoi consumatori di droghe leggere a provare qualcosa di più forte. Va da sé che tutto questo non potrebbe avvenire qualora le droghe leggere fossero legali

narcosSpesso guardiamo solo nel nostro giardino e non pensiamo mai che grazie al proibizionismo mafie e organizzazioni criminali ogni anno incassano 400 miliardi di euro. La più grande economia del mondo, più di computer e petrolio, è tutta in mano ai criminali. Nessuno pensa ai narcos in Sudamerica, che hanno poteri enormi. Hanno denaro, sono bene armati e, quel che è peggio, sono spietati. Solo in Messico negli ultimi cinque anni ci sono stati 150 mila omicidi. Il 98% di questi delitti sono impuniti, perché ormai non è più lo Stato a comandare ma la corruzione. I capi narcos arrestati evadono spesso e facilmente grazie alla corruzione che esercitano sulle guardie carcerarie in virtù di somme esorbitanti. Gli omicidi, i sequestri, le torture nei villaggi sono all’ordine del giorno. Molte donne sono stuprate, violentate e poi bruciate, anche solo per divertimento. Le decapitazioni sono quasi una moda e la nuova tendenza è quella di filmarle col cellulare ridendo e scherzando, per poi mettere l’agghiacciante filmato su internet, perché la tecnologia ormai ha contagiato tutti. La cosa più disgustosa sono i così detti “sacchi” ovvero contadini senza un nome, che cercavano di scappare con la speranza di una vita migliore negli Stati Uniti. I loro corpi vengono ritrovati dopo mesi svuotati, e perciò detti “sacchi”, dentro fosse con una cucitura sulla pancia. Oltre al disgusto, questo fa percepire la forza e il potere di un’organizzazione, che attraverso cliniche, chirurghi specializzati, e strumenti medici all’avanguardia, non di certo alla portata di chiunque, smerciano organi in tutto il mondo per mezzo di reti e rapporti ben collaudati e in complicità con organizzazioni criminali di altri paesi. Organi che magari finiscono nel corpo di persone facoltose, di cui noi, anche se famose, non verremo mai a saperne il nome.
Le vite dei contadini e delle donne sudamericane sono forse poco importanti? È un dato di fatto che il proibizionismo ha ucciso e continua a uccidere molto più di qualsiasi altra droga.

lemanE non finisce qui. Nella crisi finanziaria del 2008, quando fallì la Lehman Brothers, per stessa ammissione ONU, altre banche rischiarono il fallimento, per mancanza di denaro liquido, e vennero salvate proprio dai narcos in virtù della loro immensa disponibilità di contante. Banche, a cui affidiamo i nostri soldi e che con questa operazione si sono prestate al riciclaggio di denaro sporco, in cui magari hanno lavorato coloro che oggi ci rappresentano nelle istituzioni pubbliche. Le casa farmaceutiche ringraziano, e incassano volentieri gli altissimi costi dei farmaci ottenuti con estratti di cannabis, spesso pagati dall’assistenza sanitaria nazionale, perché una pianta non si può brevettare, mentre un farmaco, sì
E se anche le banche a cui affidiamo i nostri soldi, e i politici a cui affidiamo l’onere di scegliere del nostro futuro, sono a volte “condizionati”, a chi spetta allora il diritto prendere decisioni importanti?
Tutto questo ci fa diventare più chiaro che forse il motivo per il quale è così vibrante l’ostilità di molti poteri cosiddetti forti alla legalizzazione della cannabis è riconducibile a interessi privati e non sociali.
E in questo contesto, se gli interessi forti devono essere tutelati, a finire i carcere sono le formichine, contro cui si scaglia un intero formicaio, che giudica e si oppone alla legalizzazione, per altro, senza conoscere i veri motivi di dinamiche così torbide e che si limita alla superficie del problema: “la cannabis fa male”.

In conclusione, possiamo dire che solo riappropriandoci della possibilità di decidere in autonomia cosa può nuocere o meno alla nostra salute ci renderà più liberi. Beninteso attraverso una completa informazione, perché la pretesa di decidere senza conoscenza, è solo pregiudizio.

Alessio Costi

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7 thoughts on “Cannabis, perché proibirla?

  1. Solo chi non ha la percezione della potenza dei princípi attivi, dei farmaci e dei composti chimici in generale puó accettare gli argomenti di questo intervento. Per capire, infatti, dove sta la falla nel ragionamento, basta sostituire il sostantivo cannabis, con un qualsiasi altro prodotto chimico: cocaina, MDMA, dinamite, acido solforico, gasolio….Ognuna delle sostanza che la tecnologia ci mette a disposizione mostra due facce: quella utile, e quella distruttiva. Lasciare ai singoli il libero utilizzo é un suicidio collettivo. Per manovrare certa roba bisogna conoscerla, studiarla, e impararne l’uso: e lo Stato lo deve regolamentare. Possibilmente senza farsi influenzare dalle mode correnti o dalla pressione dei media. Certo, viviamo in un periodo in cui la cannabis é una buona cura per la disoccupazione giovanile: non possiamo dargli un lavoro, almeno facciamoli sognare.

    • La soluzione quindi quale sarebbe, lasciare così ogni cosa, così com’è. Facendo finta che la nostra coscienza è a posto, perché tanto la legge lo proibisce. Guarda che se la cocaina è illegale, non significa che non possa essere acquistata. La tua falla nell’intervento, invece è credere che oggi, non siano i cittadini ad avere la libertà di utilizzo; perché di fatto così, chi vuole comprare cocaina, mdma lo può fare tranquillamente, senza il permesso di una legge. Oggi la realtà è diversa, i luoghi del mondo non sono mai stati così vicini come lo sono ora, e in futuro lo saranno sempre di più. Non si nasce e si muore nello stesso paesino come 50 anni fa’. La globalizzazione è nell’economia, nei trasporti, nella comunicazione, nella cultura, nelle tendenze, nei costumi, non esiste nulla di irraggiungibile, tutto si può comprare qualora lo si volesse, che sia illegale o meno; l’unico limite non è la legge, ma la nostra coscienza.
      Internet ha cambiato il mondo, non esiste governo che possa comandare a pieno, e qualora lo potesse fare, chi garantirebbe che scegliesse per il meglio di ognuno di noi? Ognuno di noi, invece sceglierebbe sicuramente il meglio per se stesso. Chi sceglie il peggio per se stesso, non potrà certo condannare gli altri. Le cadute dei singoli dovute all’incapacità di non saper gestire una libertà che prima non si pensava di non avere, saranno d’insegnamento per un’intera umanità che sarà finalmente più consapevole e in grado di scegliere, per il resto dei suoi giorni. Il proibizionismo è nelle parole, la liberalizzazione è nei fatti.

      • Non bisogna confondere la legge con la sua applicazione. Se esistono i veicoli, ci dev’essere un codice della strada. Se le armi sono in vendita, ci vuole un controllo. I prodotti chimici, tutti, devono essere regolamentati. Se poi esistono individui che riescono a procurarsi queste merci non seguendo le procedure, questo non vuol dire che lo stato debba diventare automaticamente tollerante.

      • La storia ci insegna altro, è la legge che si deve adeguare al popolo. Per fare un esempio il proibizionismo dell’alcool è fallito, perché la popolazione continuava a farne uso, e la legge si è dovuta adeguare.
        Una legge che non viene applicata, è una legge inutile. Anzi dannosa.
        Ha perfettamente ragione la legge deve tutelare, o regolamentare, l’utilizzo di auto, armi, prodotti chimici, per impedire che un individuo possa nuocere, ad un altro individuo( cioè il moderno concetto di libertà individuale). Scusa se insisto su questo punto, ma che non si possa scegliere per se stessi mi sembra molto diverso, e gli essere umani non devo essere regolamentati.

  2. Il discorso cannabis in Italia non si informa certo ai massimi sistemi: stiamo solo discutendo della Fini – Giovanardi. Un banale raid punitivo contro la fazione avversa a mezzo legge, con esiti e costi sociali semplicemente imbarazzanti.

    Il proibizionismo lo conosciamo già dagli inizi del ‘900, e sappiamo bene come funziona male; sovente addirittura a rovescio rispetto allo sperato. Ma comunque non sopravvaluterei la situazione italiana: il nostro problema è solo una questione di anziane retroguardie che non accettano di venire pian piano superate e dimenticate. Evitiamo di fare crociate laddove sia sufficiente cestinare una legge imbecille.

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